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La
REBOC
- ADESIONI |
| La REBOC
REBOC
è la Rete
Italiana Boicottaggio Coca-Cola, che è nata ufficialmente a Roma il 22
Luglio 2003, giorno di inizio dell’anno di boicottaggio internazionale della
Coca-Cola, per promuovere la campagna in Italia.
Il boicottaggio
internazionale è stato proclamato dal sindacato colombiano SINALTRAINAL per
gravi violazioni dei diritti umani e sindacali attuate in Colombia dai
paramilitari su mandato della multinazionale di Atlanta e con la copertura del
Governo e delle forze dell’ordine colombiane.
Alcune tra le
associazioni promotrici della REBOC lavorano da anni sull’America Latina ed in
particolare sulla difficilissima situazione colombiana, avendo tra l’altro
partecipato in diverse occasioni a carovane di solidarietà e ad incontri
internazionali direttamente sul posto.
La Rete,
nata dalle associazioni romane, si organizza per
nodi locali presenti su tutto il territorio
nazionale, grazie all’adesione di più di 100 tra piccole e grandi associazioni,
sindacati, partiti politici ed enti locali e di più di 20.000 persone presenti
in tutta Italia.
Guarda qui sotto chi aderisce al boicottaggio in Italia e nel resto del
mondo.
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Non
solo in Colombia... |
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FIM-CISL:
SECONDO I DATI ICFTU, COCA-COLA VIOLA I DIRITTI SINDACALI ANCHE IN ALTRI 11
PAESI
Autore: Ufficio Internazionale Fim-Cisl
Data: 30 Agosto 2006
Tabella con tutte le violazioni in PDF:
Elaborazione Ufficio Internazionale Fim-Cisl su dati ICFTU*
Fonte:
Dati ICFTU
* ICFTU è la Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi e rappresenta
155 milioni di lavoratori iscritti a 241 organizzazioni affiliate, operanti in
156 paesi
COCA-COLA RISPETTOSA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI? SOLO FUMO NEGLI OCCHI!
La Coca-Cola col suo codice di condotta internazionale e numerose dichiarazioni
dei suoi rappresentanti afferma di avere da sempre a cuore il benessere e i
diritti dei propri lavoratori. Ma anche nel resto del Mondo, al di là di
Colombia e India, dove subisce campagne di boicottaggio e protesta, a quanto
pare, è solo fumo negli occhi.
La campagna di boicottaggio della Coca Cola è partita nel 2003 a seguito di anni
di sequestri, torture, minacce di morte, sfollamenti forzati, montature
giudiziarie. Anni che nel 2006 giungono a quota 17, forse un numero infausto?
Per chi svolge la propria attività sindacale in Colombia non sembra che cambi
molto visto che minacce e assassinii continuano, purtroppo, senza molto
attenzione per cabala e scaramanzie.
Sembra invece che ci sia qualcosa di diverso, quest' anno, il 2006, nel rapporto
annuale ICFTU (Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi) sulle
violazioni dei diritti sindacali; un rapporto diverso ma che sarà l'ultimo sotto
questa sigla, vista l'unificazione delle centrali sindacali mondiali che avverrà,
secondo i piani stabiliti nel prossimo autunno.
Ma ritorniamo un passo indietro: cosa c'entra la campagna di boicottaggio della
Coca Cola con l'ICFTU? In questi tre anni si è cercato di coinvolgere gli
organismi sindacali di tutto il mondo dei più svariati livelli, dai comitati di
fabbrica alle organizzazioni mondiali sindacali, nel boicottaggio, senza un
grande successo. Né l'OIL, l'organizzazione internazionale del lavoro, né la
FISM, la Federazione Internazionale dei Sindacati Metalmeccanici, che pure ha
mostrato una certa simpatia per la “causa”, così come, per guardare nel nostro
giardino, la CISL, sono arrivate ad appoggiare o almeno a riconoscere la
necessità e l'importanza di questa campagna. La FISM e la CISL hanno inviato
lettere di protesta al presidente colombiano Uribe, ma lettere in cui non
compare mai la parola Coca-Cola.
Dal cappello introduttivo per l'Europa del Rapporto ICTFU 2006:
Coca Cola appare diverse volte in questo rapporto, in Azerbaijan, Moldavia,
Turchia e nella Federazione Russa, dove sono state segnalate alcune delle più
gravi violazioni. I membri del sindacato del settore della Coca Cola di S.
Petersburg hanno dovuto subire richiami ingiustificati, insulti, minacce di
licenziamento e ostruzioni alla contrattazione collettiva. Simili maltrattamenti
antisindacali sono accaduti alla fabbrica della Coca Cola di Volzhsky dove è
stato detto ai lavoratori che avrebbero perso il loro impiego se avessero
aderito al sindacato.
Dal codice di condotta internazionale della Coca Cola:
“Coca Cola riconosce i sindacati come interlocutori validi per le trattative
delle questioni lavorative su scala internazionale e nei suoi rispettivi paesi,
in rappresentanza di tutti i lavoratori”.
Una leggera contraddizione fra le parole e i fatti...
E se vogliamo tralasciare la Colombia, che come usuale ha assicurato che il
tributo di morte fosse più alto nelle Americhe, con 70 morti, una riduzione
significativa se confrontata con il totale delle scorso anno di 99, ma ancora un
terribile atto di accusa del fallimento del governo o della mancanza di buona
volontà nel proteggere i propri lavoratori (Rapporto ICFTU 2006), e l'India,
dove l'India Resource Center sta portando avanti una campagna contro la
multinazionale di Atlanta, responsabile di causare gravi siccità nelle comunità,
inquinare falde acquifere e terreni nelle vicinanze delle fabbriche, distribuire
i rifiuti tossici come fertilizzanti ai contadini, vendere bevande con livelli
di pesticidi estremamente alti...
Se vogliamo tralasciare questo ci restano solo Kenya, Eritrea, Nicaragua,
Guatemala, Peru, Venezuela, Pakistan, Azerbaijan, Turchia, Moldavia, Russia:
in questi in paesi viene citata la Coca Cola nei rapporti annuali sulle
violazioni dei diritti sindacali dell’ICFTU degli ultimi 3 anni. Naturalmente la
Colombia e il SINALTRAINAL sono “ospiti fissi” di questi rapporti.
Questo a confutare chi dichiara di essere da sempre attento ai diritti dei
propri lavoratori, eppure “Coca-Cola anti-union” (Coca-Cola anti-sindacato) è
una frase ormai comune, e non solo in Colombia.
COCA-COLA ANTISINDACALE
La Coca Cola sta seguendo una strategia generale che cerca di prevenire la
formazione di sindacati nelle proprie fabbriche. Nel 1999 i lavoratori
dell'impianto di imbottigliamento di Ekaterinburg che avevano formato un
comitato sindacale vennero minacciati di licenziamento. Nel 2001, alla fabbrica
della Coca Cola di Mosca, il leader sindacale venne licenziato (anche se poi è
stato reintegrato in seguito ad una sentenza del tribunale) e venne creato un
sindacato giallo.
(Rapporto ICFTU 2006 - Russia)
Nonostante le belle parole e le belle promesse, è pratica comune nel Mondo che
nelle fabbriche Coca Cola vengano messe in atto, nel minore dei casi, politiche
discriminatorie nei confronti dei sindacati, arrivando fino alla creazione di
sindacati gialli (sindacati fantoccio favorevoli all'azienda), passando per
licenziamenti illegali, minacce di licenziamento, e dove consentito dall'”ambiente”,
vedi Peru, Nicaragua, Turchia, attacchi fisici, interventi “guidati” della
polizia, sempre pronta a mettere al servizio dei potenti gas lacrimogeni e
manganelli, fatti di repressione e/o arresti arbitrari, senza escludere le
minacce di morte.
José Armando Palacios è stato oggetto di numerose minacce e persecuzioni dopo
esser diventato un attivista sindacale. Lavorava per l'INCASA, una società
statale che produce sciroppo di Coca Cola e opera un impianto di
imbottigliamento della Coca Cola. Si è iscritto al sindacato dei lavoratori
dell'INCASA, STINCA, nel 2004, e è divenuto rapidamente un membro attivo,
coinvolgendo i colleghi di lavoro. Una serie di minacce non lo spaventarono ma
venne licenziato a maggio del 2005. Quando chiese spiegazioni, gli fu risposto
semplicemente che lui non piaceva all'azienda. Cominciò a combattere per il suo
reintegro insieme ad altri 10 lavoratori licenziati, anche loro iscritti al
sindacato. Un giorno degli uomini armati entrarono nella sua abitazione. Quando
scoprirono che non era in casa, legarono la figlia di 9 anni e il figlio di 17.
Puntarono le pistole alle loro teste e chiesero loro dove fosse il padre. I
ragazzi non lo sapevano. Gli uomini armati dissero: “Prenderemo quel figlio di
puttana per il suo attivismo sindacale, e lo ammazzeremo”. In un incidente
simile il 30 ottobre, mentre José Armando e la sua famiglia erano via, un uomo
armato arrivò alla sua abitazione, puntò una pistola attraverso la finestra e
minacciò la donna che si stava occupando della casa. Le disse che sarebbe
tornato a cercare José Armando, e che se non l'avesse trovato, avrebbe cercato
la moglie o i figli.
(Rapporto ICFTU 2006 – Guatemala)
e non c'è questione di paesi in via di sviluppo o di criminalità che tenga...
Il PULTW (Progressive Union of Land Transport Workers – Sindacato
Progressista dei Lavoratori del Trasporto di Terra) [...] cominciò una campagna
organizzativa alla Trakya Nakliyat Ve Tic Ltd Sti, una ditta subappaltatrice
della Coca Cola. Su 130 lavoratori, 110 divennero membri del sindacato. Tuttavia,
il 19 maggio, non appena la dirigenza seppe della sindacalizzazione, 5 di loro
vennero licenziati.
Altri 50 membri del sindacato, che avevano protestato, vennero licenziati il
giorno seguente. Altri licenziamenti arrivarono il 17 giugno per altri 55 membri.
In seguito, la dirigenza convocò un incontro con tutti i lavoratori licenziati e
disse che li avrebbe reintegrati a condizione che lasciassero il sindacato.
[...]
In seguito a questi fatti, il PULTW lanciò un'azione di protesta che durò per
160 giorni e che era diretta anche all'ufficio centrale della Coca Cola. Il 20
luglio, venne stabilito un incontro fra il sindacato e la dirigenza della Coca
Cola. Durante questo incontro, la polizia attaccò improvvisamente i lavoratori,
le loro mogli e i loro figli, usando nella stanza chiusa una violenza fisica
brutale oltre ai gas lacrimogeni. Una donna dovette essere ricoverata in
ospedale. Il Presidente, un membro del Comitato Esecutivo e cinque membri del
sindacato vennero arrestati.
(Rapporto ICFTU 2006 – Turchia)
E IL GLOBAL COMPACT?
Leggendo questi casi, appare poco credibile l'affetto e la dedizione per i suoi
lavoratori che la Coca Cola dichiara a piè sospinto a difesa delle sue buone
intenzioni, che forse in fin dei conti non sono così buone, accompagnandole in
aggiunta ad un codice di condotta internazionale che non rispetta, vedi l'art.
11, quello riguardante agenzie di impiego temporaneo e terziarizzazione, e
all'adesione al Global Compact, i cui dieci principi su diritti umani, diritti
sindacali e rispetto ambientale, sono purtroppo lontani dalle pratiche reali
della multinazionale di Atlanta, come dimostrano le fonti prese in esame.
Riguardo a codici di condotta e Global Compact, verrebbe da chiedere
maliziosamente: “ma allora sono solo operazioni di cosmesi? Marketing di pulizia?”
Forse la domanda è: “maliziosamente?”
Purtroppo i dubbi sono inversamente proporzionali ai fatti, alle prove.
Prove convincenti e verificate con cura sono quelle raccolte nei Rapporti
Annuali sulle Violazioni dei Diritti Sindacali dell'ICFTU, la Confederazione
Internazionale dei Sindacati Liberi, prove che lasciano pochi dubbi su come la
Coca Cola debba rivedere la sua politica sul mondo dei lavoro e sulle persone
che ne fanno parte e lo alimentano.
Si, cara Coca Cola, sono persone, lavoratori, ma soprattutto persone.
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http://tmcrew.revolt.org/killamulti/cocacola/bollettini/index.html
ULTIMO COMUNICATO STAMPA DELLA REBOC
21/07/2006
ROMA, LA
SOCIETA’ CIVILE LANCIA L’OPERAZIONE VERITA’ E GIUSTIZIA SU COCA-COLA IN
COLOMBIA.
VELTRONI E LA COCA-COLA RIAVVIANO L’INCHIESTA INDIPENDENTE.
ROMA, 21 LUG 06
– Si è tenuta oggi a Roma, presso la Sala grande dei Gruppi Consiliari del
Comune, la conferenza stampa indetta dalla REBOC per il lancio dell’ operazione
Verità e Giustizia su Coca-Cola in Colombia.
Sono intervenuti alla conferenza stampa Rina Gagliardi (vicecapogruppo PRC al
Senato), Massimiliano Smeriglio (deputato e segretario della Federazione romana
del PRC), Nando Simeone (vicepresidente del consiglio Provincia di Roma),
Adriana Spera (capogruppo PRC al consiglio comunale), Sandro Medici (presidente
Mun. X), Andrea Catarci (presidente Mun. XI), Giangiacomo Mondovì (Confederazione
COBAS), Andrea Ferrari Toniolo (FIM-CISL) e Fabio Marcelli (Ass. Naz. Giuristi
Democratici).
Nel corso dell’incontro la REBOC ha presentato le iniziative in programma in
tutta Italia per il 22 Luglio, Giornata Mondiale di Boicottaggio, e ha
annunciato l’estensione della campagna ai marchi di acqua minerale Lilia e Lilia
Kiss, recentemente acquisiti dalla Coca-Cola.
In seguito si è fatto il punto sull’accordo tra Coca-Cola, Comune di Roma e
Regione Lazio che il Sindaco Veltroni aveva annunciato lo scorso 7 Novembre.
L’accordo impegnava Coca-Cola a consentire che una commissione d’inchiesta
indipendente visitasse, entro Marzo 2006, gli impianti di imbottigliamento
colombiani della Coca-Cola per verificare le denunce del Sinaltrainal.
Si è rilevato come siano ormai passati 8 mesi dall’annuncio dell’accordo e 3
mesi dalla data limite prevista per la sua applicazione, ed esso risulti ad oggi
completamente disatteso, nonostante la petizione inviata nel mese di Giugno da
centinaia di cittadini all’indirizzo del Sindaco Veltroni per chiedergli di
rispettare e far rispettare l’impegno.
Anche lo stesso Sinaltrainal ha preso atto dell’integrale inadempimento dell’accordo,
con una
lettera inviata all’On. Smeriglio, all’Ass.
Nieri, alla REBOC e alla società civile italiana nel suo insieme, dove si legge:
“avete fatto con Coca-Cola un accordo che essa non ha rispettato, come non
rispetta i diritti umani della nostra gente. Non è stato possibile realizzare la
commissione d’inchiesta indipendente. […] Vi proponiamo di realizzare ugualmente
e autonomamente la missione di verifica alla quale ci eravamo impegnati a
collaborare, perché possiate constatare in prima persona le denunce che
continuiamo a fare e informare il mondo di ciò che vedrete”.
La società civile italiana ha deciso di rispondere positivamente a questo
appello. Per questo nella conferenza stampa tutti i presenti hanno annunciato la
nascita del Comitato Verità e Giustizia su Coca-Cola in Colombia, che a
Settembre individuerà 15 persone di sua fiducia da inviare in Colombia per la
realizzazione di un’inchiesta autonoma e indipendente.
Oltre ai presenti, hanno comunicato la loro adesione all’iniziativa: Vittorio
Agnoletto (eurodeputato PRC-SE), Giovanni Russo Spena (capogruppo PRC al Senato),
Francesco Martone (senatore PRC), Grazia Francescato (deputata dei Verdi),
Gianluca Peciola (Ass. del Mun. Roma XI), Alessandra Mecozzi (resp. sett.
Internazionale FIOM-CGIL), Gianni Alioti (resp. sett. Internazionale FIM-CISL),
Alex Zanotelli (missionario comboniano), don Tonio Dall’Olio (Ass. Libera),
Carlo Testini (presidenza nazionale ARCI), Fabio Marcelli (Ass. Naz. Giuristi
Democratici), Riccardo Troisi (Pax Christi), Deborah Lucchetti (Fair Coop),
Giuseppe De Marzo (A Sud onlus).
Nel corso della conferenza stampa l’On. Smeriglio ha riportato una dichiarazione
dell’Assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri, secondo cui proprio
nella giornata di ieri il Sindaco si è impegnato a definire entro Agosto le
modalità della visita a suo tempo concordata, che dovrebbe svolgersi tra
Settembre e Ottobre.
“Prendiamo atto con soddisfazione del fatto che la costruzione di questa
iniziativa autonoma e indipendente abbia convinto il Sindaco Veltroni e la
Coca-Cola a fare finalmente un passo in avanti – dichiara il rappresentante
della REBOC – la lettera di Veltroni è indubbiamente un fatto importante e
positivo, che va però letto alla luce di tre elementi”.
“Primo: questo passo in avanti – prosegue il rappresentante della REBOC - arriva
dopo 8 mesi di silenzio assoluto e più di 3 mesi di mancato rispetto dell’accordo,
il che, se ci permette di valutare positivamente le parole, ci impone tuttavia
di attendere per verificare che ad esse seguano i fatti.
Secondo: nel caso che il percorso tracciato dal Sindaco dovesse effettivamente
concretizzarsi, al tavolo di confronto non potrebbe essere invitata solo una
delle parti in causa, cioè la Coca-Cola. Perché il percorso sia dotato di
credibilità è necessario che anche il Sinaltrainal sia chiamato a partecipare
alla costruzione dell’inchiesta.
Terzo: dopo 8 mesi di stallo totale, oggi è stata lanciata una importante
iniziativa con la nascita del Comitato Verità e Giustizia su Coca-Cola in
Colombia. La quantità e la qualità delle adesioni ricevute, con il
coinvolgimento di parlamentari, partiti, pezzi di istituzioni, sindacati e
associazioni, ci dicono che si tratta di un patrimonio di solidarietà
internazionale e competenza di cui Veltroni e la Coca-Cola non possono non tener
conto”.
“Pertanto – conclude il rappresentante della REBOC - riteniamo che l’Operazione
Verità e Giustizia su Coca-Cola in Colombia debba andare avanti e chiediamo a
Coca-Cola e al Sindaco di unirsi a noi, per trasformare una importante
iniziativa autonoma ed indipendente in un ancor più importante processo politico
di conciliazione ed arbitrato internazionale, che possa portare finalmente ai
tre obiettivi finali: Verità, Giustizia e Riparazione integrale dei danni subiti
dalle famiglie delle vittime”.
Per info:
SITO WEB
www.nococacola.info
E-MAIL
no_cocacola_it@yahoo.it –
stampa_reboc@yahoo.it
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MATERIALI PER INFORMARSI E BOICOTTARE |
IL COMUNICATO IN PDF
LA LETTERA DEL SINALTRAINAL ALLA SOCIETA' CIVILE ITALIANA
Che cosa è Coca Cola - Documento in Italiano
Che cosa è Coca Cola - Documento in inglese
Che cosa è Coca Cola - Documento in Spagnolo
Che cosa è Coca Cola - Documento in Francese
Documento informativo in Inglese
Documento informativo in Spagnolo |