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Caracas, 04/12/2007
La Rivoluzione va
avanti, nonostante
la sconfitta
Di Fabio
Amato
I risultati del
referendum
costituzionale
venezuelano, la
vittoria per molti
versi inaspettata
del no,
rappresentano
sicuramente una
battuta d'arresto
del progetto
bolivariano. Una
sconfitta, che
speravamo non ci
fosse, ma che può
però essere
un'occasione per
riflettere e per
correggere gli
errori che hanno
portato a
quest’esito.
La rivoluzione
bolivariana, anche
in questo
appuntamento, ha
dato una
dimostrazione
lampante ed
indiscutibile di
democrazia, come ha
affermato lo stesso
Presidente
venezuelano
commentando a caldo
i risultati della
consultazione. Con
la ferma e
inequivoca decisione
di riconoscere
immediatamente e di
accettare il
risultato delle urne
con i dati completi
ancora non pervenuti,
pur con un margine
stretto di
differenza, il
Presidente Chavez ha
dato una lezione di
stile e di profonda
consapevolezza
democratica. Si
pensi a proposito a
quanto accadde in
Italia all'indomani
delle elezioni
politiche.
Ha dimostrato quanto
false e tendenziose
sono le copiose e
innumerevoli
menzogne
propagandate contro
di lui dai mass
media di mezzo
mondo. Calunnie tese
a rappresentare
Chavez come
caudillo, dittatore,
e cosi via in una
serie d’accuse prive
di fondamento, che
anche in Italia sono
state propagandate
senza alcuna
deontologia
professionale da
parte di molti mezzi
d’informazione.
Questo è il cammino,
ha confermato Chavez,
quello democratico,
che ha da sempre e
inequivocabilmente
distinto il processo
bolivariano. Un
processo che si è
affermato grazie
solamente ad una
serie di vittorie
elettorali, che ha
saputo vincere i
tentativi di colpo
di stato, di
sabotaggio economico
e che, di fronte
alla prima sconfitta
elettorale, da prova
di maturità e di
compostezza.
Sicuramente da oggi
si aprirà in
Venezuela una
profonda riflessione.
Le ragioni della
vittoria del no sono
molteplici. Da una
parte c'è stata la
capacità
dell'opposizione di
presentarsi, questa
volta, unita nella
scelta di votare, (e
non di astenersi)
riuscendo a
mobilitare tutto il
suo potenziale. 4
milioni di voti
erano stati un anno
fa i suffragi a
favore di Rosales,
il candidato
dell'opposizione, 4
milioni e 500mila
sono stati ieri i
venezuelani che si
sono pronunciati per
il No.
Un’opposizione che
non ha più solamente
il volto
dell’oligarchia
corrotta e
screditata, ma anche
quello di studenti
non direttamente
associabili con gli
impresentabili
esponenti del
passato, anche se,
come ammesso anche
dal Washington post,
alcuni di loro
direttamente
finanziati dagli
Stati Uniti.
Altrettanto non è
successo dall'altra
parte. A mancare
all'appello sono
stati tre milioni
di venezuelani che
un anno fa hanno
votato per Chavez e
che non hanno
ritenuto questa
volta di doversi
mobilitarsi nella
campagna
referendaria.
Soprattutto settori
popolari, quelli che
hanno fatto la
differenza in
passato. E’
necessario che il
governo bolivariano
risponda presto a
problemi quotidiani
che ancora
colpiscono la
popolazione. Non
basta la lotta delle
idee. I pur
rilevanti risultati
in campo sociale,
non devono far
sottovalutare
problemi come quello
della scarsezza di
alimenti, in gran
parte dovuta
all'accaparramento,
che in questi mesi
ha colpito
soprattutto la
popolazione più
povera, e che non ha
certo motivato al
voto. Altra ragione
per cui in molti
hanno preferito
rimanere a casa, è
l'accelerazione che
si è voluta imporre
al progetto di
riforme. Mi
riferisco alla
scelta da parte
dell'assemblea
nazionale di
aggiungere alle
proposte di riforma
presentate da Chavez
in Agosto, anche
altre 36, fra cui
alcune, come quella
che estendeva i
poteri presidenziali
in caso di stato
d’emergenza, di
dubbia utilità e che
hanno suscitato
preoccupazioni in
ampi settori anche
del chavismo. Fra
l'altro, proposte
formalizzate un mese
prima del referendum,
alimentando il
movimento
studentesco
d’opposizione che
chiedeva di
rimandare il voto.
(Si è trattato di un
voler eccedere da
parte di alcuni
settori del chavismo,
che crediamo non
abbia giovato al
progetto
presidenziale
originario).
Non a caso il
referendum si
esprimeva su due
blocchi di proposte
di riforme, A quelle
del Presidente, B,
quelle del
Parlamento. Non è
bastata però questa
divisione a
diversificare il
voto. Altro elemento
importante è stata
una certa
sottovalutazione da
parte delle forze
bolivariane della
capacità di
mobilitazione altrui,
e una sorta
d’affidamento alle
capacità del leader,
di adagiarsi sugli
allori, di credere
che sarebbe bastata
la popolarità del
Presidente a portare
all'ennesima
vittoria, senza una
conseguente e
necessaria
mobilitazione
popolare e sociale.
Mancata forse in
parte anche per una
non dichiarata
preoccupazione di
alcuni governatori
locali di perdere,
attraverso il
processo di
decentramento
previsto nelle
riforme del potere
popolare locale, le
loro rendite di
posizione.
Si unisca a tutto
ciò una campagna
mediatica come
sempre aggressiva da
parte
dell'opposizione,
tesa a spaventare
soprattutto il ceto
medio , con
l'invenzione che le
riforme avrebbero
portato all'
abolizione della
proprietà privata.
Chavez ha
giustamente
riconosciuto la
vittoria
dell'opposizione,
richiamandola al
senso di
responsabilità
nell'evitare in
futuro le tentazioni
violente e golpiste
che da sempre hanno
distinto la sua
azione. Ci auguriamo
che questo accada
veramente, e che
siano isolati quei
settori
dell'oligarchia che
non hanno smesso un
solo secondo di
cospirare in questo
senso. Sarà
difficile, visto che
come emerso nei
giorni precedenti il
referendum, erano
già pronti progetti
eversivi per non
riconoscere
l'eventuale vittoria
del si e creare
tensioni e
instabilità. Chavez
è motore di un
cambiamento non solo
nel suo paese, ma in
tutto il continente.
E' questo che
spaventa molto
l'amministrazione
statunitense e la
destra europea, che
capitanata da Aznar
è permanentemente
mobilitata contro di
lui. Non è difficile
immaginare come, la
battuta d'arresto
del referendum, sarà
sfruttata da molti
per continuare nella
loro campagna di
destabilizzazione e
d’attacco nei
confronti della
politica di
emancipazione del
sub continente
dall’impero e di
giustizia sociale
portata avanti da
Chavez. Queste
strumentalizzazioni
andranno respinte.
Proprio per ciò
ancor di più oggi
vogliamo riaffermare
la nostra
solidarietà e
vicinanza con la
rivoluzione
bolivariana. Chavez
ha ancora molti anni
di governo davanti a
lui, e ha ribadito
che il programma di
riforme sociali e
istituzionali non va
in soffitta, ma che
rimane nell'agenda.
Sarebbe davvero un
peccato che fossero
accantonate proposte
di democrazia
diretta, di
decentramento
amministrativo e
democratico, di
diritto del lavoro e
sociale, ignorate
dalla stampa
internazionale ma
che erano parte
significativa dei
cambiamenti che la
riforma
costituzionale
intendeva apportare.
Alcune di queste
proposte possono
avanzare anche
attraverso una via
ordinaria.
Il Venezuela sta
conoscendo una
straordinaria
stagione di
partecipazione e
passione politica.
In questo senso si
mantiene intatta la
forza della sua
rivoluzione. Per
costruire
l'obiettivo
ambizioso e
affascinate del
socialismo del XXI
secolo, occorrerà
approfondire un
processo di riforma
della società che
riprenda i temi
della democrazia
partecipativa, della
costruzione dal
basso, e non solo
dall'alto, dei
cambiamenti
necessari. A questo
proposito
un'attenzione
particolare dovrà
essere dedicata alla
relazione con i
movimenti sociali,
alla costruzione di
un Partito, quello
socialista voluto da
Chavez, che deve
ambire ad essere non
semplicemente uno
strumento di passiva
adesione al leader,
ma un soggetto
profondamente
democratico,
radicato socialmente
e motore anch'esso,
a partire dalla
società, delle
riforme e del
cambiamento. La
storia ci ha
insegnato che non è
possibile costruire
un cambiamento
radicale della
società affidandosi
solamente ad
avanguardie , seppur
illuminate, o a
singole personalità.
Giustamente Chavez,
nel suo tentativo di
costruire anche un
nuovo orizzonte
teorico per il
socialismo del XXI
secolo, ama citare e
prendere spunto da
Antonio Gramsci e
dalla sua lezione.
Dalla tesi
dell'egemonia e
della costruzione di
un blocco storico.
Ciò non può avvenire,
evidentemente, solo
attraverso un
decreto o una
riforma. Ha bisogno,
per affermarsi, di
vivere nella società.
Su questo deve
continuare a
insistere
l'esperienza
venezuelana. Il
risultato del
referendum non
cancella le tante
conquiste sociali,
il riscatto di
milioni d’esclusi,
il progetto di
un’unificazione
dell'america latina
fondata su valori e
principi solidali,
su un modello
alternativo a quello
neoliberista che la
rivoluzione
bolivariana ha fin
qui rappresentato.
Siamo fiduciosi del
fatto che Chavez e
la sinistra
venezuelana sapranno
reagire a questa
sconfitta, traendone
un insegnamento,
comprendendo gli
errori, ma anche
rinnovata
motivazione.
Noi, che insieme
agli altri partiti
della Sinistra
europea eravamo
presenti a Caracas
in questi giorni,
continueremo ad
essere dalla loro
parte, perché la
primavera latino
americana e la
rivoluzione
bolivariana
continuano ad essere
una speranza anche
per noi. |