Il
Congresso approva la
modifica di 69
articoli della
Costituzione:
gettate le basi per
una economia
socialista. Questa
volta però la
riforma sembra
eccessiva e minaccia
le basi democratiche.
L’Assemblea
Nazionale
venezuelana ha
approvato la riforma
costituzionale
proposta dal
presidente Hugo
Chávez che creerebbe
le basi per una
economia socialista
e amplierebbe di
fatto i poteri in
mano al presidente.
La riforma comunque
dovrà essere
sottoposta a
consulta popolare
per decidere sulla
sua approvazione.
Il progetto originale di riforma proposto da Chávez prevedeva la modifica di 33 articoli, che i deputati venezuelani hanno portato a 69 su un totale di 350 articoli attualmente previsti dall’attuale Costituzione. La scorsa settimana è stata approvato dal Congresso anche il polemico articolo che reprimerebbe la libertà d’informazione in caso di stati d’emergenza come crisi finanziarie, disastri naturali e rivolte sociali.
Il presidente dell’Assemblea, la signora Cilia Flores ha giustificato l’approvazione del controverso articolo: “E’ la garanzia per non trovarci più di fronte ad un settore che utilizzando i mezzi di comunicazione attente contro la democrazia ed il popolo venezuelano”. Il riferimento era chiaramente al periodo d’instabilità precedente al golpe di Stato contro il governo Chávez dell’aprile 2002.
I deputati hanno fatto invece marcia indietro per quanto riguarda il progetto che cercava di limitare le garanzie al diritto di un giusto processo giuridico e alla difesa. Approvato al contrario il diritto ad una condanna massima di 30 anni e alla integrità personale garantita anche in stati d’emergenza.
La riforma costituzionale ora tornerà questa settimana alla Camera per la lettura completa di tutti gli articoli ed in seguito sarà inviata al Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), che avrà il compito di fissare la data del referendum. Si prevede che la consulta popolare avrà luogo il 2 dicembre.
Il progetto di riforma attuale include norme come la re-elezione presidenziale senza limiti, il cambio di nome delle forze armate a “corpo Bolivariano patriottico ed anti-imperialista”, l’eliminazione dell’autonomia della Banca Centrale e la riduzione della giornata lavorativa a sei ore diarie.
Nella anteriore sessione il Parlamento venezuelano aveva stabilito la facoltà al Presidente della Repubblica di nominare vicepresidenti per governare nuove regioni, che potranno essere create per decreto, così come nuove provincie, e la possibilità di dare statuto federale a città.
Allo stesso modo, nella riforma vengono impulsate nuove forme di proprietà sociale con lo scopo di delineare le basi per un sistema socialista, nell’ambito di una politica di redistribuzione economica. La deputata Flores ha segnalato che “il modello capitalista ha escluso in passato la maggioranza della popolazione dall’accesso alla proprietà”.
Le strade di Caracas intanto sono state teatro di proteste studentesche contro la riforma, proprio mentre il Congresso la approvava con il voto favorevole di 161 deputati dei 167 presenti. Si sono pronunciati contro solo i sei legislatori del partito “Podemos”, un partito di sinistra moderata che ha contribuito alla vittoria di Chávez alle scorse elezioni con un 10%. Podemos, guidato da Ismael Garcia, si è dichiarato contrario alla riforma in quanto considera eccessiva l’attribuzione di poteri al Presidente.
L’Assemblea
Nazionale
venezuelana ha
approvato la riforma
costituzionale
proposta dal
presidente Hugo
Chávez che creerebbe
le basi per una
economia socialista
e amplierebbe di
fatto i poteri in
mano al presidente.
La riforma comunque
dovrà essere
sottoposta a
consulta popolare
per decidere sulla
sua approvazione.Il progetto originale di riforma proposto da Chávez prevedeva la modifica di 33 articoli, che i deputati venezuelani hanno portato a 69 su un totale di 350 articoli attualmente previsti dall’attuale Costituzione. La scorsa settimana è stata approvato dal Congresso anche il polemico articolo che reprimerebbe la libertà d’informazione in caso di stati d’emergenza come crisi finanziarie, disastri naturali e rivolte sociali.
Il presidente dell’Assemblea, la signora Cilia Flores ha giustificato l’approvazione del controverso articolo: “E’ la garanzia per non trovarci più di fronte ad un settore che utilizzando i mezzi di comunicazione attente contro la democrazia ed il popolo venezuelano”. Il riferimento era chiaramente al periodo d’instabilità precedente al golpe di Stato contro il governo Chávez dell’aprile 2002.
I deputati hanno fatto invece marcia indietro per quanto riguarda il progetto che cercava di limitare le garanzie al diritto di un giusto processo giuridico e alla difesa. Approvato al contrario il diritto ad una condanna massima di 30 anni e alla integrità personale garantita anche in stati d’emergenza.
La riforma costituzionale ora tornerà questa settimana alla Camera per la lettura completa di tutti gli articoli ed in seguito sarà inviata al Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), che avrà il compito di fissare la data del referendum. Si prevede che la consulta popolare avrà luogo il 2 dicembre.
Il progetto di riforma attuale include norme come la re-elezione presidenziale senza limiti, il cambio di nome delle forze armate a “corpo Bolivariano patriottico ed anti-imperialista”, l’eliminazione dell’autonomia della Banca Centrale e la riduzione della giornata lavorativa a sei ore diarie.
Nella anteriore sessione il Parlamento venezuelano aveva stabilito la facoltà al Presidente della Repubblica di nominare vicepresidenti per governare nuove regioni, che potranno essere create per decreto, così come nuove provincie, e la possibilità di dare statuto federale a città.
Allo stesso modo, nella riforma vengono impulsate nuove forme di proprietà sociale con lo scopo di delineare le basi per un sistema socialista, nell’ambito di una politica di redistribuzione economica. La deputata Flores ha segnalato che “il modello capitalista ha escluso in passato la maggioranza della popolazione dall’accesso alla proprietà”.
Le strade di Caracas intanto sono state teatro di proteste studentesche contro la riforma, proprio mentre il Congresso la approvava con il voto favorevole di 161 deputati dei 167 presenti. Si sono pronunciati contro solo i sei legislatori del partito “Podemos”, un partito di sinistra moderata che ha contribuito alla vittoria di Chávez alle scorse elezioni con un 10%. Podemos, guidato da Ismael Garcia, si è dichiarato contrario alla riforma in quanto considera eccessiva l’attribuzione di poteri al Presidente.



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