|
Per ricordare, il
90° anniversario
della Rivoluzione
d'Ottobre
publichiamo questo
interessante
articolo che spiega
come l'elaborazione
strategica
internazionalista di
Lenin, che porto'
alla Rivoluzione,
ebbe le proprie
origini nell'analisi
scientifica della
Russia che Marx ed
Engels avevano
approfondito in
oltre quarant'anni.
Fuente: Lotta
Comunista, Anno
1984,
n. 162, pag. 2
La storia del
comunismo
scientifico è una
miniera di
anticipazioni
puntualmente
avveratesi col
passare degli anni.
Il loro attento
studio è la migliore
cura per rafforzare
le certezze dei
comunisti contro le
confusioni e le
falsificazioni del
marxismo, contro
tutte le armi usate
per tenere legato il
proletariato alla
classe dominante.
Marx ed Engels sulla
politica estera
zarista
Sulla
rivoluzione
d'Ottobre e sullo
stalinismo si sono
versati fiumi di
inchiostro con le
più diverse tesi.
Dal 1982 ad oggi lo
stesso PCI ha
impegnato i suoi due
maggiori storici,
Giuseppe Boffa e
Paolo Spriano, su
questo tema. G.
Boffa con il volume
"Il fenomeno Stalin
nella storia del XX
secolo", edito da
Laterza, ha
riassunto le tesi
delle diverse scuole
di pensiero che si
sono confrontate su
questo problema. E
comune a tutte
concepire la
strategia
internazionalista di
Lenin come
l'elemento
utopistico rimasto
ai margini del reale
processo
rivoluzionario in
Russia. Noi vogliamo
qui ribadire che
l'elaborazione
strategica,
internazionalista di
Lenin, che portò
all'Ottobre, ebbe le
proprie fondamenta
nell'analisi
scientifica della
Russia che Marx ed
Engels avevano
approfondito in
oltre quarant'anni.
Lo stalinismo
rappresentò la
rottura
controrivoluzionaria
di un unica
concezione elaborata
da Marx, da Engels e
proseguita da Lenin.
Rappresentò la
rottura proprio
perché al centro
della sua
elaborazione
strategica Stalin
pose gli interessi
nazionali della
Russia e non gli
interessi
internazionalisti
del proletariato
russo. In ciò lo
stalinismo
necessariamente
doveva ricalcare i
solchi tracciati
dallo zarismo in
politica estera. Non
stupisce, se la
natura politica del
«fenomeno Stalin» può essere
sintetizzata nel
migliore dei modi
prendendo a prestito
le parole con cui
Marx bollò il
sorgere
dell'autocrazia
moscovita: «Non poteva colpire se
prima non aveva
avvelenato.
L'unicità degli
scopi diventò per
lui duplicità del
l'azione» (K. Marx,
1856).
F. Engels tra
il dicembre 1889 e
il febbraio 1890
scrive un saggio che
apparirà su "Die
Neue Zeit" nel
maggio 1890 con il
titolo «La politica
estera dello
zarismo». Questo
saggio è un
magnifico esempio di
quegli
ineguagliabili
schizzi usciti dalla
penna dei nostri
maestri che
sintetizzano la
storia passata e
presente di un
popolo e delineano i
nodi essenziali del
suo futuro svolgersi.
Basta attendere, e
gli avvenimenti si
collocano là dove
Marx ed Engels
avevano previsto
dovessero per
necessità intrinseca
porsi. Il saggio
citato, poco
conosciuto dai
lettori italiani, ha
una sua
particolarità. Nel
1934 Stalin scrisse
un articolo in
diretta polemica con
le tesi qui esposte
da Engels;
sottolineò che tale
analisi non poteva
«indicare la via da
seguire» per il suo
partito. Non era un
caso; il vestito
nazionalista
confezionato da
Stalin non poteva
contenere
l'elaborazione
internazionalista di
Engels.
La storia
interna della Russia
L'11 settembre 1855
le truppe russe
abbandonano
Sebastopoli; ha così
termine, con la
sconfitta degli
eserciti zaristi, la
guerra di Crimea. Il
nuovo Zar Alessandro
II, spiega Engels,
dovette «atteggiarsi
a liberale, ma
questa volta per
l'interno. Con ciò
era posto l'inizio
per una storia
interna della Russia,
per un movimento
delle menti nella
nazione stessa e per
il loro riflesso:
una opinione
pubblica, sì ancora
debole, ma tale da
rendersi sempre più
valida e sempre meno
manipolabile. Con
ciò nacque per la
diplomazia russa il
nemico di fronte al
quale doveva
tramontare».
La
guerra di Crimea
aveva messo in
evidenza la
debolezza militare
della Russia; lo
zarismo dovette
sviluppare «in serra
calda» la classe
capitalista in
Russia non fosse
altro che per
soddisfare le più
elementari necessità
militari ormai
intrinsecamente
legate alla grande
industria. Per far
ciò occorrevano
braccia libere; la
proprietà di anime
si rivelava ormai
come un peso morto
anche per la stessa
autocrazia. Il 3
marzo 1861
Alessandro II
proclama l'Ukaz che
libera i servi della
gleba; al contadino
liberato rimase «troppo
per morire e troppo
poco per vivere».
Mentre all'interno
della Russia si
sviluppano le
condizioni oggettive
per i futuri
movimenti
rivoluzionari, in
Europa una potenza
cresce e pone alla
sua testa «un uomo
che almeno in un
punto poteva stare
alla pari con la
diplomazia russa:
nella mancanza di
riguardo per i mezzi
da impiegare»; era
la Prussia di Otto
von Bismark. Come
aveva previsto il
Consiglio Generale
della I
Internazionale, il
rafforzamento della
Prussia, la sua
vittoria sulla
Francia fecero
cadere le condizioni
del predominio russo
in Europa;
condizioni che
avevano come
premessa il
predominio di Mosca
su Berlino.
Con il
1870 Francia e
Germania divennero
nemiche mortali; su
questo contrasto la
diplomazia russa
giocò per riprendere
la sua instancabile
marcia verso
Costantinopoli,
marcia che era stata
interrotta dalla
guerra di Crimea.
Nell'aprile 1877 la
Russia dichiarò
guerra alla Turchia;
il conflitto portò
al Congresso di
Berlino del giugno-luglio
1878 ove le grandi
potenze europee
tentarono di
definire nuovi
equilibri.
Apparentemente la
diplomazia russa
riportò un successo
enorme, nella realtà
l'Europa era ormai
spaccata in due
campi contrapposti.
Il trofeo della
guerra franco-tedesca
del 1870,
l'annessione
dell'Alsazia-Lorena
da parte di Bismark,
aveva gettato la
Francia nelle
braccia di Mosca;
l'attacco della
Russia a
Costantinopoli nel
1877 aveva gettato
l'Austria nelle
braccia di Berlino.
Engels sulla
rivoluzione in
Russia e in Germania
Engels cosi commenta:
«Ciò significa che
lo zarismo russo non
può fare l'ultimo
grande passo, non
può prendere
possesso di
Costantinopoli senza
una guerra mondiale
con possibilità più
o meno egualmente
ripartite» e con
l'Inghilterra nella
funzione di arbitro.
Una condizione
questa estremamente
sfavorevole, per
evitare la quale la
diplomazia russa
aveva «lavorato da
centocinquant'anni».
Di fronte a questo
evolversi della
questione
internazionale, la «storia interna» della Russia arriva
«al nocciolo». Le
forze rivoluzionarie
si rafforzano in
quanto si sviluppa
la loro base sociale.
Engels scrive: «L'Europa scivola in
basso, come su un
binario pendente,
con crescente
velocità, verso
l'abisso del la
guerra mondiale di
proporzioni e di
violenza mai udite
prima. Solo una cosa
può imporne
l'arresto: una
svolta del sistema
in Russia. Non può
esservi alcun dubbio
che questo debba
avvenire entro pochi
anni. Possa solo
venire in tempo,
prima che accada
l'inevitabile».
Engels prosegue la
sua analisi
sottolineando che
quando la
rivoluzione sociale
scuoterà la Russia,
«un vento del tutto
diverso soffierà su
tutta l'Europa...». Questo vento si farà
sentire soprattutto
là dove il movimento
socialista era
all'apice della sua
forza, in Germania.
Quando Engels rivede
il saggio che stiamo
citando per farlo
pubblicare sul
"Time" di Londra
aggiunge una pagina
sulla Germania. In
questa analizza il
continuo
rafforzamento del
movimento operaio e
del suo partito.
All'ordine del
giorno si stavano
ponendo tutte le
condizioni per lo
scontro frontale tra
il proletariato e la
classe dominante;
perché questo
avvenisse mancava
ancora una pagina
nel libro della
storia, una pagina
che per Engels
doveva essere
scritta in Russia.
Dice: «Occorre
soltanto che abbia
luogo un'improvvisa
svolta nel sistema
in Russia e
l'effetto sulla
Germania sarebbe
colossale;
accelererebbe la
crisi raddoppiando
le chances dei
socialisti».
Quello
che sarà il pilastro
fondamentale
dell'Ottobre
leninista è già
delineato con
sicurezza
scientifica da
Engels. «Effetto
colossale» sulla
Germania, raddoppio
delle «chances dei
socialisti», ecco
il corollario
inevitabile della
rivoluzione in
Russia. La storia
marciò su questo
sentiero, queste
furono le fondamenta
su cui Lenin basò la
strategia della
dittatura del
proletariato in
Russia. La crisi
rivoluzionaria in
Germania non trovò
un partito in grado
di sfruttarla
secondo le
indicazioni di Lenin;
l'avanguardia
proletaria venne
sconfitta dalla
controrivoluzione
socialimperialista.
La controrivoluzione
in Russia fu la
conseguenza; il
nazionalismo
staliniano fu la sua
ideologia e la
premessa per nuovi
capitoli da
aggiungere a quelli
della politica
estera dello
zarismo. ROBERTO
CASELLA
|