LETTERA A L’UNITA N°1
Caracas, 11 di Febbraio 2.002
Gentile Direttore
Siamo un grupo di
italovenezuelani da piu di cuaranta anni radicati in Venezuela e sensibili
al processo di cambio che qui si sta vivendo in questi ultimi
tempi. Processo che
pensiamo unico nel
mondo che cerca una
terza via
per lo sviluppo di un
popolo e di un paese.
Vorremmo chiarire alcuni punti del articolo di Marisa Romani apparso
sull´ Unitá del 8/02/02 rispetto alla crisi venezuelana.
Non é vero che il nostro capo di stato preferisce il cammino della forza.
Chávez era cosí contrario a questa starada che negli anni della ribellione
militare e quelli succesivi della prigionía ruppe con tutte le frange piu
estremiste del movimento che desideravano prendere il potere con la forza
(vedi la rottura con Douglas Bravo, ex guerrillero degli anni 60).
Quando é stato eletto con una stragrande maggioranza ha continuato la
sua leggitimazione con il richiamo alle urne per ben sette volte e con
risultati tutti favorevoli al suo proggetto di democratizazione e cambio
del paese.
Lo scontro frontale non l´ha cercato il Presidente ma la oligarchía e i
vecchi partiti corrotti ed incapaci che si sono aguerriti contro i
cambiamenti rinnovatrici perche toccavano i loro interessi decennali (vedi
le cuarantanove leggi approvate per delega tra le quali quelle sulla terra,
sulla pesca, sugli hidrocarburi, etc).
La provocazione e cosí grande che il patronato il 10 di
Dicembre del 2.001 ha proclamato una serrata generale appoggiata dal
marciume della vecchia classe política e dal sindicalismo corrotto e non
rappresentativo.
Il Movimento ha risposto con una grande manifestazzione di Piazza.
Per ché non si puó pensare che la sfida isolata di questo Collonello é
stata tutto un complot organizzato da una parte dei mezzi di
telecomunicazione che, approfittando della visita del Segretario della
Comissione Interamericana per la Libertá D´espressione della OEA, signor
Canton, aspettavano che la reazione violenta del governo avesse avuto una
risonanza internazionale?. Cosa che non é suceso. Non una sola persona é
rimasta ferita, ne un solo fermato dalla polizia. Tutto si é concluso come
una telenovella venezuelana, con la popolazione che intelligentemente non
cade nell´inganno e preferisce farsi le sue vacanze di Carnevale
normalmente.
Qui i due giornali piú grandi del
paese non sono per niente indipendenti.
Qui le televisioni private fanno dell´informazione “terrorismo
mediático”.
Potremmo citare centinaia di
casi. L´unico mezzo di comunicazione e informazione con il popolo sono le
dirette TV. Esagerate solo per contrapposizione alla disinformazione
nazionale.
Ci dispiace che la giornalista Romani non ha detto che la visita del
Signor Canton della OEA é stata richiesta dal Capo dello Stato e che lo
stesso Canton ha definito come un fatto eccezionale che sucede per la
prima volta nella storia della Comissione Interamericana per la Libertá
D´espressione della OEA.
Perché il Presidente lo ha invitato? Proprio per zittire le accuse di
alcuni mezzi di comunicazione che tutti i giorni si lamentano della
mancata libertá per esercitare il loro mestiere. Una manifestazione
spontánea di popolo alle porte di un giornale nazionale contro la
disinformazione e manipolazione di un evento suceso il giorno anteriore é
stata stigmata di violenta e minacciosa per la libertá d´espressione.
Quando un giornale calumnia e infamia un movimento come pretende che i
suoi giornalisti vengano accolti dalla gente in una sua manifestazione?.
In questo paese molti giornalisti qualcuno obligato dagli editori
fanno política non piú informazione.
Vede Direttore, Marisa Romano é una giornalista corretta, forse non
completamente informata; sulla relazione con Colombia, per esempio, ha
detto che i militari venezolani trattavano con la FARC la liberazione di
un ostaggio (un secuestrato, un civile), ed é vero; ebbene la CNN non ha
parlato di nessun ostaggio. Lo scándalo era che l´esercito venezuelano
incontraba la FARC in territorio colombiano. Molti giornali locali hanno
fatto lo stessso.
Questo si chiama disinformazione, questo si chiama provocazione, questo
si chiama terrorismo informativo.
E allora vengono poi le intromisión del Segretario di Stato Collin
Powell e quelli della CIA. Il paese che si é venduto all´estero é un´altro.
La cospirazione
racoglie i suoi frutti.
Vogliono far passare una operazione, umanitaria come tante altre, per
contatti con la guerrilla, la quale é stata dichiarata terrorista dagli
USA. Quindi noi siamo amici dei terroristi per questo il gobernó di Chávez
é terrorista!?.
Con la guerrilla colombiana sta dialogando lo stesso governo, la ONU e
la Comunita Europea, cercando la pace, questo é l´unico obbiettivo che
tiene il nostro paese.
Senza dubbio tutto questo fa male al Venezuela e credo che questi
avvenimenti hanno fatto capire al governo che bisogna dialograre di piú,
far conoscere la problemática del paese fuori, cercando alleati e amici.
Speriamo che il suo giornale, che rappresenta una opinione cosí vicina a i
nostri ideali, aiuti a far conoscere questo tentativo di una terza via per
lo sviluppo, si interessi dei nostri probblemi e li analizzi; non solo
alla luce della CNN o il Departamento di Stato USA, ma visto che siete
italiani, con tanti concittadini come noi emigrati che abbiamo fatto di
questo paese una seconda patria.
Si parla tanto di globalizazione ma si ricordano di noi solo in questi
casi estremi e difficili. In Venezuela si sta lottando da vari anni per
cercare un nuovo cammino che non sia il neoliberalismo selvaggio che gia
ha affondato l´Argentina; ma abbiamo bisogno di aiuto, solidarietá,
informazione vera, in poche parole di essere ascoltati.
Sperando di tenere uno spazio sulle vostre pagine, e di incominciare con
voi una relazione di colaborazione, rimaniamo a vostra disposizione per
qualsiasi chiarimento.
Un saluto affettuoso.
Lettera alla stampa democratica italiana N°2
Gentile direttore di
Liberazione, dell¹Unità, e de Il Manifesto
Il 18 e 19 di Luglio 2002 si è
svolto a Caracas il
primo incontro della solidarietà internazionale intitolato:
"Venezuela costruisce un cammino di speranza" che ha avuto come
obiettivi:
- Diffondere e valutare con la comunità internazionale i risultati della
rivoluzione bolivariana venezuelana e le minacce che esistono a questo
processo pacifico, democratico e partecipativo.
- Promuovere la solidarietà internazionale.
- Analizzare il colpo di stato del 11 di Aprile e la restituzione della
democrazia.
- Far conoscere la nuova Costituzione della Repubblica Bolivariana del
Venezuela, nuovo modello di società’ o, come dice Giulio Girardi ³la prima
costituzione del mondo nuovo²
Sono intervenuti partecipanti del Brasile, Cile, Cuba, Spagna, Paesi
Baschi, Stati Uniti, Francia e meno male anche l¹ Italia, nella persona di
Giulio Girardi che ci ha salvato la faccia. Giulio, che si trovava qui
invitato per il primo Foro Sociale Mondiale -Capitolo Venezuela-, ha
prolungato la sua permanenza accettando l´invito a questo importante
appuntamento.
Ovviamente non ci aspettavamo
niente dal governo italiano, ma dov¹ era la sinistra italiana?
Come é possibile che ad eccezione di Rifondazione Comunista che ci é stata
sempre vicino e che Giulio Girardi ha rappresentato degnamente, nessuno
dei DS o dell¹ Ulivo si interessato su quello che sta succedendo in
Venezuela.
Il colmo è stato questo fine
quando settimana invitati della sinistra italiana hanno partecipato una
riunione che si é svolta qui a Caracas del ³Internazionale Socialista²
della quale l¹ anfitrione è stato il partito Acción Democrática uno dei
responsabili assieme alla destra fascista del colpo di stato del 11 di
Aprile scorso.
Sarà che all¹ Ulivo no fa
piacere che processo venezuelano stia diventando la bandiera del nuovo
mondo?
Sarà che le informazioni che
si diffondono in Italia sono solo quelle delle agenzie di stampa di
Berlusconi ? Il Venezuela e stato proposto come sede del prossimo Foro
Sociale Mondiale dopo Porto Alegre e il presidente della repubblica Hugo
Chávez é un forte sostenitore di questa idea, per cui il Venezuela sarebbe
il primo paese che si identificherà con il movimento di Porto Allegre e
non solo a parole.
La sua nuova costituzione e
le 47 nuove leggi sono la testimonianza più eloquente che qui stiamo
incominciando a costruire "L' internazionale della speranza" che ci
fa pensare che effettivamente un nuovo mondo é possibili
Lettera N. 3
Caracas 22 novembre 2002
LIBERTA PER I COMPAGNI DEL MOVIMENTO NO GLOBAL
Gli
italiani residenti in Venezuela che conformiamo il CIRCULO BOLIVARIANO
ANTONIO GRAMSCI, assieme a tutti i nostri compagni e concittadini
venezuelani che appoggiamo la nuova democrazia bolivariana partecipativa
condotta dal Governo istituzionale, rivoluzionario e pacifico del
Presidente Hugo Rafael Chávez Frías, deploriamo e condanniamo
energicamente gli arresti arbitrari dei lider del movmento Noglobal
italiani che rappresentano una pericolosa, grave e preoccupante
espressione di violazione alla libertà di opinione e al diritto al
dissenso.
LE FORME DI REPRESSIONE DEI
SISTEMI NEOLIBERALI IN ITALIA COME IN MOLTE PARTI DEL MONDO RICORDONO
SEMPRE DI PIU’ LE POLITICHE RAZZISTE, TOTALITARIE E ANTIDEMOCRATICHE DEI
REGIMI NAZISTI E FASCISTI DELL’EUROPA DEGLI ANNI VENTI
Ci dichiariamo solidari con tutti i compagni Noglobal arrestati e ne
chiediamo la immediata scarcerazione.
Vogliamo alzare un grido di protesta contro il Governo italiano e far
sapere a nostri connazionali italiani che, come noi, lottano per un mondo
differente, più giusto e solidario che in questa nostra seconda patria, il
Venezuela, noi già lo stiamo costruendo, che non sono soli e che possono
contare con il nostro aiuto e con quelle di tutti i venezuelani
bolivariani .
Da quá vi diciamo:
ADESSO E SEMPRE RESISTENZA
UN MONDO
NUOVO GIA SI COSTRUISCE IN VENEZUELA
Caracas, 18/12/2002
Intelectuales italianos apoyan al pueblo venezolano
Appello di Giulio Giradi a sostengo del Venezuela
LA REVOLUCION BOLIVARIANA DEL
VENEZUELA, SIGNO DE CONTRADICION PARA EUROPA Y PARA LOS EUROPEOS
Se está consumando ante la
indiferencia y el silencio del mundo, un crimen contra la humanidad: el
estrangulamiento de la esperanza de los pobres, representada en Venezuela
por la Revolución Bolivariana y por el presidente Chávez.
El silencio que envuelve y esconde esta batalla se debe esencialmente a la
complicidad de los medios de comunicación social de Venezuela y del mundo,
controlados por los capitales nacionales y transnacionales, que presentan
de la situación una imagen retorcida, según el cual el pueblo oprimido se
estaría revelando a un presidente violento y represivo.
Pero existe un motivo más profundo de este silencio. Mientras en que los
límites de Afganistán o Iraq, es posible formar de la agresión, frente a
la opinión pública, una aparente justificación, ninguna razón los
empresarios venezolanos y sus cómplices, los Estados Unidos, pueden formar
lo propio de su agresión. Aún cuando los manifestantes antichavistas
gritan rabiosamente por las calles “¡Qué se vaya!” “¡Que se vayan los
campesinos!” no expresan o justifican el por qué.
Entretanto, Iraq representa aparentemente una amenaza, Venezuela no la es,
pero está amenazada dentro y fuera del país. Mientras Sadam Hussein puede
ser denunciado con toda propiedad un dictador, Chávez es un presidente
democrático y reiteradamente electo; es un presidente amado por la
mayoría, que una vasta insurrección popular ha liberado de las manos de
los golpistas. Se necesita ser ciego para no verlo. Las amenazas a la
democracia vienen de los agresores.
No obstante si los manifestantes antichavistas y sus cómplices
imperialistas no osan construir una justificación de su condena, para los
venezolanos estas razones son claras:
Que se vaya, porque está sobradamente esclarecido por parte de los pobres
del país; porque proclama los derechos de los indígenas y de las mujeres;
porque golpea temerariamente los intereses de los millonarios.
Que se vaya, porque él –el Presidente- es de origen popular, y, por tanto,
un intruso en los estratos del poder.
Que se vaya, porque tiene la intención de nacionalizar las riquezas
petrolíferas de Venezuela, para colocarla al servicio de todos, en vez de
dejarlas en las manos de los legítimos propietarios, los ricos del país y
sus aliados imperiales.
Que se vaya, porque es amigo de Cuba y no sumiso a los Estados Unidos.
Pero si estas son las verdaderas justificaciones de estos móviles,
entonces, para la Europa en construcción, sería una gravísima
responsabilidad histórica, pasar por alto este crimen. Sería una conducta
imperdonable de complicidad y servilismo dentro de los límites con el gran
hermano. Sería el signo evidente que la Europa en construcción es incapaz
de proponer al mundo, otra nueva moneda, un nuevo y autónomo proyecto de
civilidad; que la Europa no pertenece al mundo nuevo en construcción pero
sí a las ruinas del viejo desorden imperial. Porque la revolución
venezolana es para nosotros una paradoja, que impone a la Europa tomar
partido y de presentarse claramente a sí misma y al mundo su proyecto de
civilidad.
Mas la revolución venezolana no es solo un signo de contradicción para
Europa en general; lo es también para cada uno de los europeos y cada una
de las europeas. En efecto, para cada uno de nosotros y nosotras
clarificarse en esta batalla crucial significa decidir si, en el presente
contexto geopolítico, estamos de parte del imperio o de parte del pueblo y
de su autodeterminación; si estamos de parte de la minoría privilegiada o
de la mayoría marginada; si estamos para un mundo lacerado de luchas
fratricidas o para un mundo animado por la solidaridad liberadora.
Cuánto decir que clarificarnos en las confrontaciones del drama venezolano
no es para nosotros una decisión política o geopolítica: es igualmente una
decisión de vida.
GIULIO GIRARDI
Primeros firmantes:
Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Fausto Bertinotti, Davide
Biolghini, Antonio Bruno, Antonio Coiro, Giulietto Chiesa, José Luiz Del
Roio, Don Alberto Vitali, Paolo Ferrero, Roberto Mapelli, Emilio Molinari,
Giorgio Riolo, Luigi Vinci, Farid Adly, Marco Bersani, Eleonora
Bonaccorsi, Ambrogio Boniardi, Alessandra Cangemi, Loris Caruso, Bruno
Ciccaglione, Ciriaco Davoli, Giuseppe Di Lello, Paola Di Pietro, Irma
Dioli, Tommaso Fattori, Giuseppe Felici, Claudio Jampaglia, Gianfranco La
Grassa, Donatella Linguiti, Floriana Lipparini, Paola Manduca, Marinella
Marescotti, Nello Margiotta, Francesca Marzotto, Giovanni Mazzetti,
Alessandra Mecozzi, Marco Mezzera, Guido Milani, Luisa Morgantini, Luciano
Muhlbauer, Valeria Mulas, Amalia Navoni, Radi Pagani, Tonino Perna, Nelly
Rios Rios, Alessandro Sabiucciu, Raffaele k. Salinari, Michele Trainiti,
Pep Valenzuela, Franca Venesia, Luisa Villa, Patrizia Vismara.
y quienes
desearán todavía indicarnos la propia adhesión...
Lettera N.
4
Caracas 13
marzo 2003
LETTERA ALL’
ONOREVOLE MASSIMO D’ALEMA
Caro Onorevole D’Alema,
Leggendo il suo articolo sulla Voce d’ Italia del Venerdì 7 di Marzo ci ha
investito una serie di senzazzioni che andavano dalla tristezza alla
disillusione.
Per la prima volta ci siamo sentiti orfani di questo grande movimento
democratico popolare e di sinistra al quale abbiamo fatto riferimento per
tutta la nostra vita e base della nostra testimonianza anche in questa
terra lontana.
Nonostante tutto, ancora tuttora, ci domandiamo fino anche punto lei e i
membri del suo partito siate veramente informati della realtà venezuelana
di ieri e di oggi.
Le sue parole sono risultate cosi deleterie ed anacronistiche che tuttora
è difficile credere come lei abbia potuto dichiarare :“…L’ incapacità
del presidente Chàvez di comprendere le pressanti richieste di larghissimi
settori sociali venezuelani…”. Ci chiediamo se lei abbia una, se pur
vaga idea, di quali sono le richieste, che larghi sono i settori e quali
classi sociali rappresentano.
Il dialogo, l’ invito a Gaviria, presidente dell’organizzazione degli
stati Americani O.E.A. e del ex presidente americano Jimmy Carter sono
state iniziative del proprio presidente Chávez. Le richieste sul tavolo
del dialogo si sono riassunte in una sola petizione : “Rinuncia del
Presidente e elezioni anticipate” in termini che sono chiaramente
contrari alla Costituzione Bolivariana vigente (fatto riconosciuto anche
dallo stesso Carter )
Non dovrebbe lei dimenticare che questo governo in 4 anni è stato
ratificato dalla maggioranza della popolazione in ben sette processi
elettorali tutti indiscutibili e trasparenti.
I “larghi strati sociali a cui lei fai riferimento rappresentano una parte
minoritaria della popolazione del Venezuela, circa un 30 %, del tutto
rispettabile per giunta, ma molto sopradimensionata dai grandi mezzi di
comunicazione, e pur sempre minoranza.
Per la sua informazione questa opposizione è composta e liderizzata da:
La vecchia aristocrazia politica che ha governato questo paese per gli
ultimi 40 anni, tra questi il proprio partito Acción Democrática che fa
parte dell’ Internazionale Socialista come il partito a cui lei appartiene
e al quale appartennero tanto Jaime Lusinchi come Carlos Andrés Pérez chi,
e supponiamo che lei lo sappia benissimo, essendo stati ambedue presidenti
del Venezuela vivono attualmente all’ estero per non affrontare la
giustizia venezuelana per atti di corruzione amministrativa durante i loro
correttissimi governi.
Il signore Carlos Adrés Pérez che, ripetiamo siamo sicuri che lei deve
conoscere benissimo per essere di un partito della stessa corrente del
suo, è stato l’ ideatore e il patrocinante del Colpo di Stato dell’ anno
scorso. In quella opportunità dette anche delle rivelatrici dichiarazioni
al rispetto alla catena di notizie internazionale CCN in spagnolo facendo
intendere perfettamente la sua partecipazione e soddisfazione per Colpo di
Stato, penso che questo lei non deve averlo dimenticato molto facilmente,
per lo meno noi qui non lo abbiamo fatto.
La corrotta Centrale Sindacale C.T.V. anch’ essa dominata dallo stesso
partito de la sua corrente politica, e non veramente rappresentativa dei
lavoratori, le sue autorità non sono mai stata riconosciute dal Consiglio
Elettorale (organo autonomo dello stato) durante le ultime elezione
sindacali interne che sono state un frodo elettorale, questa rappresenta
meno del 17 % della classe operaia a cui non ha mai difeso durante gli
anni in cui è stato il massimo organo sindacale del paese, limitandosi a
pare patti con la patronale che mai hanno giovato gli interressi di chi
rappresentavano.
Dalla Confederazione Padronale (FEDECAMARAS) il cui ex presidente Pedro
Carmona Estanga è stato messo come presidente durante il breve governo
impiantato dopo il Colpo di Stato dell’ undici di Aprile del anno
scorso. Presidente -dittatore per 48 ore e attualmente profugo della
giustizia .
Le richieste dell’ opposizione si riassumevano tutti i giorni sui giornali
e per 24 ore sulle 4 televisioni private con uno slogan unico e unanime
“Chávez vete ya” Ciò è “Chávez vattene subito”.
Ed è‚ questo l’ altro settore irrazionale, bugiardo, diffamatorio,
terrorista, istigatore della violenza i grandi mass-media che hanno fatto
del Venezuela un caso internazionale di analisi e studio del
comportamento e del plagio dell’ informazione. Il giornalista francese
Ignazio Ramonet nell’ editoriale de le Monde Diplomatique di Giunio 2002
chiama “delitto perfetto” facendo riferimento al Golpe virtuale
informativo che i mezzi di comunicazioni venezuelani hanno messo in scena
e che fortunosamente non ha funzionato.
La sinistra che verrebbe danneggiata, nostro caro Onorevole è quella che
da mesi ha occupato una piazza di Caracas, La Plaza Altamira appoggiando
un gruppo di militari dissidenti, antipatriottici ,ribelli, golpisti e
fascisti. Militari che chiamano dai loro pulpiti al Colpo di Stato, alla
disubbidienza civile al sconoscimento delle autorità legalmente elette e
alle quali denigrano e offendono sotto gli occhi di una polizia municipale
che sta a gli ordini di autorità avversarie del governo e che si
comportano come veri e propri eserciti paralleli.
Lei lo sa che hanno denominato questa piazza “Territorio Libero “ e che i
personaggi politici e militari che li si sono istallati sono ai limiti
di ogni regola democratica? Che attraverso i mezzi di comunicazione loro
alleati incitano all’ odio e alla violenza per poi andare a sedersi al
tavolo del dialogo e indossare gli abiti democratici?
Questa sinistra a cui lei fa menzione rappresenta solo i cocci dei
partiti popolari e democratici che si sono divisi tra chi continua ad
appoggiare questo straordinario, inedito e rivoluzionario processo di
cambio e chi, cieco e sordo, non vuole accettare il nuovo mondo che
qui si costruisce.
Come dice il titolo di uno straordinario documentale di amici italiani ed
inglesi: “In Venezuela un altro Modo è Possibile” restando chiusi nei
loro vecchi schemi di una politica senz’ anima si alleano con la destra
più‚ conservatrice filoamericana, neoliberale, fascista e
antinazionalista che non esclude nessun mezzo pur riacquistare e seguir
mantenedo gli antiche privilegi arrivando addirittura ad invocare un
interveto del Gigante del Nord.
Che ne sa lei Onorevole D’Alema dei pestaggi, dei “cacerolasos” perfino ad
atti religiosi come la S. Messa di Natale nel cortile della televisione
statale, degli incedi ai mezzi di trasporto con la gente dentro, degli
spari contro manifestanti pro- governo, delle bombe e dei morti nei
cortei e nelle immense manifestazioni a favore del governo?
Degli insulti a persone e gruppi famiglie davanti alle loro case, nelle
feste e riunioni, minacce a professionali nel loro lavoro, a medici,
giudici, deputati professori, studenti , attori ect. Sembra che ciò che
abbiamo vissuto in Italia durante l’epoca del Fascismo lei se l’ he
dimenticata.
Che ne sa lei Onorevole D’Alema dei più di 70 morti tutti dirigenti
contadini per mano del sicari pagati dai latifondisti e terratenenti
contrari alla riforma agraria?
Quello che lei chiami “grande sciopero di Dicembre” di grande ha avuto
solo il terrorismo, il sabotaggio, la violenza l’infamia, l’
irrazionalità‚ la menzogna.
E mentre questo accadeva nella gran parte della così detta sinistra
internazionale non spendevano ne una sola parola di solidarietà con
questo popolo sottoposto alla serrata patronale più grande della storia
dell’ umanità.
Caro Onorevole prima di scrivere un articolo su una realtà cosi complessa
venga a farsi un giro tra di noi come hanno fatto Giulio Girardi, Fausto
Bertinotti, Gabriele Muzio, Silvestro Montanaro (di RAI tre), giornalisti,
attivisti del movimento no Global militanti di Rifondazione Comunista,
Verdi e di altri partiti, pacifisti, cristiani di base, poeti, dopo di
che potrà dare delle opinioni sulla sinistra venezuelana e sul grande
sciopero.
Le mandiamo alcune lettere inviate anche al giornale vicino al suo partito
negli ultimi mesi di organizazioni e persone disperate per il un vostro
aiuto per un vostro appoggio ma senza ricevere nessuna risposta.
Tra queste la risposta a Pippo d’ Ascoli, un giornalista che compara
Chávez con un dittatore di un paese africano offendendo tra l’ altro ai
paesi di questo continente, di un nostro concittadino, che da 40 anni vive
in questo paese.
Che tristezza ci fa questa Voce d’ Italia “ che una volta si diceva essere
vicino all’area democratica di sinistra e che oggi ci offende senza
conoscerci quando taccia di violenti e ignoranti ai compagni del nostro
Circolo Bolivariano Antonio Gramsci per aver “usurpato” il nome del
grande politico, come se il nome del grand’ uomo fosse di proprietà del
direttore di questo giornale.
Ma così è questa malattia che ha contagiato la gran parte della stampa
locale, se viviamo in una dittatura è certamente quella spietata e
fascista dei massmedia.
Le prossime manifestazioni per la pace che farete in Italia saranno contro
la guerra del Venezuela o meglio contro il dittatore Chávez , che gli USA
dichiareranno appoggiati anche dal suo articolo-
Che peccato Onorevole
Circolo
Bolivariano Antonio Gramsci
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La Voce
d'Italia, di Caracas,
7 marzo, La crisi venezuelana nelle opinioni (approssimative) di Massimo
D'Alema, ripreso da
DSonline
Il
presidente dei DS, mostrando poca o nessuna conoscenza della situazione
venezuelana, critica il processo democratico venezuelano ed il governo
bolivariano e fa proprie molte delle posizioni dei golpisti. Nella stessa
pagina si ospita spazzatura che parla, contro ogni evidenza e sposando in
pieno le tesi golpiste, di "dittatura Chávez"
La
crisi venezuelana nelle opinioni di Massimo D’Alema
da
La Voce d'Italia
Il
Presidente dei Democratici di Sinistra analizza criticamente il modo di
agire del Governo Chávez – Esprime profonda preoccupazione per le sorti
del Paese e soprattutto della comunità italiana che qui risiede – Condanna
per l’arresto di Fernández e i mandati di cattura verso leader
dell’opposizione
di Massimo
D’Alema*
Nel
contesto internazionale, segnato dalla drammatica vicenda dell’Irak e
dalle durissime conseguenze che una guerra “preventiva” avrebbe ben oltre
i confini mediorientali, la situazione del Venezuela colpisce per la sua
gravità ed apparente insensatezza.
L’impegno
ed il coinvolgimento della comunità internazionale, di fronte alla
incapacità del Presidente Chavez, di comprendere le pressanti richieste di
larghissimi settori sociali venezuelani, è stata significativa.
Da mesi
l’OSA, Organizzazione degli Stati Americani, ed il suo Presidente Gaviria,
sono attivamente all’opera per ricucire un dialogo tra governo e società
civile, e scongiurare sbocchi violenti ancora più gravi di quelli già
verificatisi fino ad ora.
L’ex
Presidente statunitense, e Premio Nobel per la pace, Jimmy Carter, ha
svolto un’azione stringente e meritoria al fine di conquistare e garantire
una scadenza certa e condivisa per una verifica elettorale e democratica
della piena legittimità del Presidente Chavez e del suo governo.
Il
Parlamento Europeo ha assunto posizioni importanti sollecitando la ripresa
del dialogo tra le componenti.
Infine, su
iniziativa del governo Lula, è stato opportunamente costituito il “Gruppo
dei paesi amici” del Venezuela, che sta attivamente operando in direzione
di uno sbocco pacifico e democratico della crisi sociale e politica
venezuelana.
Tutti
questi sforzi della comunità internazionale potrebbero essere vanificati
da atteggiamenti di rottura, demagogici e strumentali che paiono prevalere
nelle posizioni del Presidente Chavez. A tratti si ha la sensazione che
egli, in luogo di attivarsi, da legittimo Presidente, per uno sbocco
equilibrato ed equo della grave crisi, preferisca suscitare risentimento e
surriscaldare ulteriormente gli animi, alzando la tensione invece di
abbassarla. Mi chiedo se sia questo il ruolo di un Presidente che voglia
rappresentare complessivamente il proprio popolo. Il rammentare i gravi
errori ed i fenomeni di corruzione ingiustificabili dei governi
precedenti, non giustifica un atteggiamento di scontro, pericoloso e
gravido di possibili nefaste conseguenze.
Il
Presidente, così facendo, non solo radicalizza i propri oppositori,
rafforzandone le componenti marcatamente di destra e antidemocratiche, che
puntano persino ad un colpo di Stato pur di raggiungere l’obiettivo di
destituirlo. Così facendo getta coscientemente discredito addosso a quella
ampia sinistra venezuelana, destinata ad essere la vera vittima politica
di questa vicenda. E tutto questo mentre la radicalizzazione populistica e
avventurista dello scontro sociale, rischia di allontanare per lungo tempo
tantissimi cittadini venezuelani dagli ideali della sinistra e del
socialismo democratico.
Questa è
una preoccupazione non solo mia e dei Democratici di Sinistra italiani, ma
di tutte le forze politiche che compongono quella grande organizzazione
globale della sinistra democratica che è l’Internazionale Socialista.
Soprattutto dopo le gravissime vicende dell’arresto di alcuni dei leader
del grande sciopero, il residuo credito che il Presidente Chavez ancora
godeva in ambienti della sinistra europea e latinoamericana si è andato
via via assottigliando.
La
Internazionale Socialista, dopo aver fermamente condannato il tentativo di
colpo di Stato e di chiusura del Parlamento, attuati nell’aprile del 2002,
è tornata ad intervenire sulla realtà venezuelana. Lo ha fatto in
occasione del suo Consiglio generale che abbiamo ospitato a Roma il 20 e
21 gennaio scorsi. In quella occasione venne approvato un documento molto
esplicito e fermo nel chiedere al governo venezuelano che rispetti i
diritti umani, civili e politici, e che non impedisca l’attuazione delle
disposizioni costituzionali che garantiscono lo sbocco pacifico ed
elettorale della crisi.
A tutte
queste considerazioni va aggiunta anche una preoccupazione specifica per
noi italiani: in Venezuela risiede, perfettamente integrata e parte attiva
e protagonista della vita economica, sociale e civile del paese, una
importante collettività di origine italiana. Se per un verso l’attenzione
che prestiamo, come sinistra democratica italiana, alla situazione che
attraversa il Venezuela, è dettata da considerazioni politiche generali e
dalla preoccupazione per le sorti della democrazia in un paese amico, a
cui ci lega una profonda simpatia umana e culturale, per altro verso la
presenza di una collettività italiana, formata da centinaia di migliaia di
persone, ci sprona a prestare ancora più attenzione a questa congiuntura
difficilissima. Penso che anche il governo italiano dovrebbe attivarsi
maggiormente e avere un protagonismo al livello richiesto dalla gravità
del momento e dalla folta presenza di nostri connazionali nel paese.
Massimo
D’Alema, ex Primo Ministro italiano, è Presidente del partito dei
Democratici di Sinistra, in Italia.
Lettera N. 5
Caracaas 27 mayo 2003
Los social demócratas italianos comienzan la campaña
electoral en Caracas coqueteando con el golpismo
venezolano.
(Gira en los clubes privados de Venezuela, de un “euroignorante”)
El eurodiputado Gianni Pitella, abre la
campaña electoral en el Centro Italo Venezolano de Caracas, desacreditando
al gobierno venezolano, con un grave discurso de intromisión en los
asuntos internos de un Estado democrático y soberano, que ciertamente no
está de su lado.
La asamblea “popular” convocada, (en un club
privado, el Centro Italo Venezolano -C.I.V.- de Caracas, el cual cuenta
con unos 3.600 socios de distintas nacionalidades, la mayor parte
italiana) para discutir “la situación política y social de Venezuela” fue
abierta por el Sr. Pitella con una intervención, que en lugar de estimular
un debate democrático y constructivo, ha sido más bien una toma de
posición bien definida, de condenar un gobierno extranjero del cual no
conoce absolutamente nada, no le interesa conocer ni analizar, porque no
le conviene: simplemente buscaba atraer la simpatía de un público que se
opone al gobierno (unas 100 personas, algo así como un 0,1% de los
100.000 italovenezolanos residenciados en Caracas) .
Todo quedó reducido a un discurso electoral buscando
el aplauso de los presentes el cual se hizo muy ruidoso cuando un
asistente al acto, en su intervención celebró el distanciamiento de un
partido de izquierda, de la posición de Fausto Bertinotti, de los “Verdi”,
de los intelectuales y otros exponentes del movimiento anti-global que
apoyan el Proceso de Cambio Venezolano.
Son graves las afirmaciones de un europarlamentario que
define “inadecuado el gobierno de este país”
y además lo acusa de populista y de antipolítico.
Con tales
afirmaciones y acusaciones, este europarlamentario hace una clara
demostración de su profunda ignorancia sobre el proceso de transformación
de Venezuela, sea por negligencia o por dar crédito a quien ha vivido y
sigue viviendo solamente una parte de la realidad de este País, y cree,
erróneamente, que representa la comunidad italovenezolana
Pensábamos que
eran solo los Norteamericanos que se empeñaban a decidir los gobiernos que
le convienen a los pueblos, pero vemos que el Sr. Pitella insinúa que a
Europa también le gustaría imitar a USA sobre este punto. Mayúsculo error:
cada pueblo escoge y elige el gobierno que le convenga.
Luego el Sr. Pitella se
pregunta porqué Italia no forma parte de los amigos de Venezuela; y no
comprende que con su mísero discurso tal cosa no es posible.
Mientras tanto
el interés de este “personaje” era fotografiar y fotografiar a sus
interlocutores para el” album del partido”, sin prestar atención al
contenido antidemocrático y fascista de algunas intervenciones. Así por
ejemplo, mientras un ex presidente del CIV declaraba con tono dramático “o
nos contamos o nos matamos”, naturalmente sin mencionar nada más y nada
menos que 2 procesos electorales y 5 referendum ganados ampliamente
por este Gobierno
Pitella
le sacaba una foto
Justamente el Referéndum Revocatorio del mandato
(Presidencial) está contemplado en el Artículo 72 de la Constitución y fue
impulsado por el Presidente Chávez en su momento, de manera tal que para
“contarnos” no necesitamos matar a nadie.
Por otra parte un ex presidente de “Fedecámaras” (Confindustria)
prometía ir a Italia para involucrar la Confindustria Italiana en la lucha
antinacional “para volver a ganar mucho dinero para ayudar al pueblo”, (y
es que alguna vez Fedecameras se preocupo en ayudar al pueblo .Es esto
cinismo o falta de memoria ¿) e invitaba a Italia a una nueva Ley Helmes-Boulton
, versión Venezuela, diciendo “no se puede financiar al que viola las
normas: o somos democráticos o somos mentirosos”. Es difícil
entender quién viola las normas cuando recordamos que uno de sus colegas
(ex presidente de Fedecámaras), el Sr. Carmona, el 12 de Abril del 2.002
se autoproclamó Presidente de Venezuela (al estilo Napoleón) y de un
plumazo disolvió todos los poderes democráticamente constituidos, como la
Asamblea Nacional, el Consejo Nacional Electoral, el Tribunal Supremo de
Justicia, etc. El ex presidente de Fedecamera repite como loro las
palabras “Libertad”, “Democracia” y “Alternabilidad
Democrática”,evidentemente, tanto el como el señor Pitella han
extraviado la verdadera noción de las mismas , mientras que el pueblo
pobre de este país podria impartirle unas clases magistrales sobre
dichos conceptos en estos días de reencuentro con los mismos.
Mas.Pitella ... sacaba una foto.
Mientras un socio del club privado condenaba a Italia por
haber enviado barcos de carga a Venezuela, durante la “huelga general” de
Diciembre del 2.002 y en Enero del 2.003 obviando las voces alarmistas y
terroristas de la oposición que había declarado inhabilitados los puertos
nacionales. Pitella ... tomaba fotos.
En una intervención interesante, un participante local se
declaraba miembro del sindicato “Unapetrol” y se lamentaba de que su
organización no había sido reconocida por este Gobierno “dictatorial”. Eso
si, ocultando que su gremio no representa los trabajadores comunes, sino
la tristemente famosa “meritocracia”, es decir, los dirigentes de alto
nivel y de confianza de la empresa PDVSA (que es del Estado) y que por lo
tanto legalmente no pueden constituirse en sindicato. En esta misma
intervención ingenuamente le dijo a Pitella que por muchos años, los
fabulosos ingresos financieros producidos por PDVSA fueron malgastados por
los gobiernos de turno; quizás ésta fue la única intervención
certera de la noche..pero
Pitella ... seguía fotografiando.
Al final mientras todas las intervenciones se concentraban
sobre el temor de perder la libertad, sobre la lucha por la supervivencia,
sobre la pérdida de la felicidad de los años dorados, sobre el riesgo (de
muerte) de la propiedad privada, sobre los “abnegados” servicios a la
democracia, sobre la condena de las ideologías superadas y
tercermundistas, sobre la libertad sindacal y de la empresa.,el album de
Pitella era completo Ahora esara pensando qué título asignarle. nosotros
le sugerimos uno: El bochornoso papel de Pitella en Venezuela.
Para dar algunas informaciones a los “Pitella de Italia”: Visitas
de euroignorantes como éste no necesitamos porque aquí ya tenemos
suficientes. Tenemos suficientes ignorantes que llaman “dictadura” a un
sistema, a un gobierno democráticamente elegido y ratificado 6 veces,
donde reina la total y amplia libertad de expresión, de educación, de
religión, hay libertad política: no hay presos políticos ni perseguidos,
los opositores hablan hasta lo que no deberían en TV, radio, escriben en
prensa, en vallas, hacen marchas, concentraciones en autopistas y plazas
–nadie los persigue-. La libertad económica: (antes del paro-sabotaje)
cualquiera legalmente permisado puede comprar, vender, fabricar, importar,
exportar, transportar, distribuir cualquier producto legal, prestar
servicios, etc, en fin, ejercer la libertad económica sin más limitaciones
que las que indican las leyes.
Los que recuerdan la “felicidad de los años dorados”se
refieren a los años durante los cuales con gran esfuerzo llevaron
adelante sus empresas, ganaron muchísimo dinero y eran felices, eso si,
sin mirar a los lados. Ellos, la felicidad la miden en cantidad de
Bolívares ganados. Nosotros no podemos sino despreciar profundamente esta
mezquina posición, que añora y desea que vuelvan los años en que la
felicidad de unos era la desgracia, la miseria y hasta la muerte de la
inmensa mayoría.
Por favor recapaciten: Ustedes no pueden luchar
exclusivamente por la felicidad de su familia, sus parientes, sus amigos y
su entorno social, e ignorar el padecimiento de millones de personas que
son de aquí, nacieron en esta tierra, son “copropietarios” de esta
riquísima Venezuela, a quien solo le han tocado las enfermedades, y las
calamidades que le proporciona la miseria económica.
Estos nunca tuvieron años dorados.
Circulo Bolivariano Antonio Gramsci
Colectivo de Italovenezolanos Bolivarianos
cbantoniogramsci@hotmail.com
N
6
www.aporrea.org
(24/01/04)
http://www.aporrea.org/dameletra.php?docid=6561
Carta
abierta del Círculo Bolivariano Antonio Gramsci al Embajador de Italia
en Venezuela a propósito de sus declaraciones sobre el control de
cambio
El señor
embajador olvidó que en Italia esta medida se tomó entre las décadas del
70´ y del 80´ durante aproximadamente 15 años
Por: Círculo
Bolivariano "Antonio Gramsci"
Excelentísimo Embajador de la República de Italia en Venezuela
Señor Gerardo Carante
Como ítalovenezolanos que somos, nos manifestamos en desacuerdo con sus
comentarios publicados en el diario Últimas Noticias" (primera página y
página 14) del miércoles 21 de enero pasado, donde usted declaró: "El
control de cambio es un error...".
Señor embajador, usted sabe que el gobierno venezolano mantuvo un tipo de
cambio variable, basado en un sistema de bandas, hasta enero del 2003, lo
que demuestra que el control de cambio no es política económica de este
gobierno.
Esta medida fue tomada por el gobierno en medio de una coyuntura producto
de la fuga insostenible de capitales. Si esto ha sido o no un error es
problema interno de Venezuela, por tanto sus declaraciones representan una
injerencia en los asuntos internos de este País soberano.
Nos permitimos recordarle que Italia tuvo un control de cambio durante más
de 10 años entre los 70s y los 80s y, a ningún embajador de otro país
acreditado en Italia se le ocurrió criticar la medida adoptada por el
gobierno de la península.
Por lo tanto nosotros le solicitamos respetuosamente:
Que cumpla con su trabajo de embajador sin inmiscuirse en los asuntos
internos de Venezuela.
En cambio, le sugerimos trabajar decididamente en la organización del
Consulado General de Italia en Caracas a fin de dar a sus conciudadanos
residentes en Venezuela un servicio de calidad, acorde con su dignidad.
Si usted está preocupado porque han decaído las importaciones provenientes
de Italia, le invitamos a revisar la lista de productos elaborada por
CADIVI, porque lo más probable es que no sean considerados necesarios.
Por otra parte, si son productos incluidos en dicha lista, entonces habría
que instar a las empresas importadoras de los mismos a cumplir con los
recaudos necesarios establecidos en las providencias emitidas por CADIVI,
o sea, cumplir con el pago al Instituto Venezolano de los Seguros
Sociales, al INCE y al Seniat para obtener los permisos de importación y
las divisas respectivas.
A nosotros, ítalo venezolanos que nos sentimos ciudadanos de ambas
naciones, nos gustaría que el embajador de Italia, en lugar de emitir
declaraciones de este tipo que constituyen una intromisión en la política
interna de esta nación, colaborara con su gobierno legítimo y
constitucional para el recíproco beneficio de los dos países y sus
pueblos, y de modo especial de los italianos que vivimos aquí.
Atentamente
Círculo Bolivariano "Antonio Gramsci"
DECLARACIOENS DEL EMBAJADOR DE ITALIA A ULTIMAS NOTICIAS
“Ha sido un error”
Últimas Noticias miércoles 21 de enero/ Desireé Lozano Zorrilla
“El control de cambio es un error que va en contra de cómo se maneja el
comercio y de las leyes del mercado”.
Así lo indicó Gerardo Carante, embajador de Italia en Venezuela.
Carante aseguró que 2003 fue un “año terrible” porque debido al control de
cambio han caído las importaciones desde Italia.
“Los que quieren importar tienen que recurrir al mercado negro. El control
de cambio es un error que le crea problemas a los empresarios”.
El diplomático explicó que en 2003 las exportaciones de Italia hacia
Venezuela se ubicaron en $500 millones, mientras que desde el país hacia
esa nación europea alcanzó los $300 millones.
Dijo que Italia ha sido siempre el segundo socio comercial de Venezuela
con inversión de un millardo de dólares. “Somos el primer importador de
orimulsión”, agregó.
Caracas octubre 2002
PIPPO
NO SABE LO QUE DICE N 7
En
referencia a su artículo redactado por el Sr. Pippo de Ascoli, bajo el
título SOL Y SOMBRA publicado en la VOCE D`ITALIA, el día 11 de
Octubre del 2002, quisiera comenzar estas líneas con la diplomática frase
“Con el debido respeto” pero mi nulo nivel de hipocresia que me acompaña,
me lo impide así le digo que no siento ningún respeto por lo que Ud.
escribe en este artículo.
Hace 43 años que llegué a este hermoso país que nos recibió y nos acobijó
a todos (los italianos) como a sus propios hijos. No me he dedicado jamás
a la política pero he estado siempre atento al desenvolvimiento de la
misma. De manera que le puedo afirmar que la historia contemporanea de
Venezuela bien o mal, la conozco, y también conozco el significado del
término “dictador” el cual Ud. confunde en varias puntos de su artículo.
Su artículo es completamente incomprensible: refiriéndose a la marcha de
la oposición realizada el 10 de Octubre del 2002, Ud. dice “la gente puede
más que los cañones”. Me pregunto: ¿De qué cañones habla Ud.?,
naturalmente se refiere a la posible aplicación de la fuerza para reprimir
dicha marcha. ¿es que Ud. vió algún indicio de aplicación de fuerza contra
la misma?
Luego en otro punto Ud. dice “es el momento del triunfo de la gente, las
mujeres no quieren más guerra”. Creo que Ud. está extraviado, porque los
gritos de guerra los escuchamos siempre provenientes de los que intentan
asaltar el poder, y nunca del oficialismo democrático.
Más adelante Ud. hace unas aberrantes e irrelevantes comparaciones del
Presidente Constitucional de Venezuela, con los dictadores de Yugoslavia,
de Rumania, y al final cae en el más profundo y oscuro abismo de la
infamia cuando asocia al Presidente Chavez con “los dictadores africanos
quienes ven descubiertas por la TV las miserables matanzas que realizan”.
¿Se puede saber de qué habla Ud?
¿Actualmente Ud. conoce algún perseguido político, en Venezuela, algún
preso político ,algún torturado, algún desaparecido? , si su respuesta
fuese afirmativa, indique nombres, de lo contrario rectifique su discurso.
En otro punto Ud. dice que debido a lo numeroso de la marcha de la
oposición (por cierto respetada y protegida por el Estado con miles de
Guardias), se llega a la conclusión que el Presidente ha perdido
legitimidad y que debe irse. Bueno, esta conclusión es bastante infantil:
Para hacer un balance justo, yo, en su lugar hubiese aplazado la redacción
del artículo para el día 14 de Octubre del 2002, es decir después de
observar la marcha de los 2 millones de personas que respaldaban al
Presidente. Pero entiendo que su manifiesta parcialidad no le permite
expresar la realidad, y se lanza a escribir visiones carentes de
objetividad y justicia.
Dicho lo anterior, debo reconocer que estoy totalmente de acuerdo con Ud.
cuando dice que la televisión es el invento social por excelencia: en
efecto a través de la TV pudimos observar como el 11 de Abril del 2002,
una marcha, conformada por personas de buena voluntad ,pero dirigida por
manos inescrupulosas, cambió su ruta, fue arengada para que asaltara
Miraflores, y en efecto terminó en un Golpe de Estado Fascista cuyo
manifiesto leido el día 12 de Abril representa una verdadera mancha negra
para la historia político-social de Venezuela.
¿ O es que Ud., italiano o descendiente de italiano, no conoce lo que es
el Fascismo, es que a Ud. su padre o su abuelo, no le contó de viva voz
cómo obraba el Fascismo en Italia? ¿ no le contaron de la represión que
instauró, de la ausencia de toda clase de libertad individual, de las
persecusiones y allanamientos políticos?
¿ Ud. no encuentra ninguna semejanza entre aquel régimen y el que se
instauró en Venezuela el 11 de Abril del 2002 ?
Si no encuentra la semenjanza, entonces Ud. no debería atreverse a
escribir ni una sola línea en ningún periódico, dirigida a nuestra
colonia, y menos aún en un periódico Italo-Venezolano, porque no
representa el sentir de esta colonia amante de la auténtica libertad, la
cual Ud. no sabe distinguir con claridad.
De artículos como el que Ud. escribió esta repleta la prensa nacional, y
estamos absolutamente saturados de ellos.
Los Italianos e Italo-Venezolanos residentes en Venezuela debemos ser
equilibrados, pero si la balanza debe inclinarse hacia un lado, éste debe
ser indudable y decididamente el lado que respeta y se rige por la
Constitución y las Leyes de la República. Sólo así no nos equivocaremos,
de lo contrario, podríamos ser vistos ( y de hecho lo seríamos) como
cómplices de una posible instauración de un régimen no democrático como el
del 11 de Abril.
Nosotros ya nos equivocamos una vez en nuestra Italia de Mussolini,
ayudemos a nuestra segunda Patria Venezuela a no caer en el mismo error.
Antonio Coiro
VISIÓN DE UN INMIGRANTE N 8
¡Aprovechemos a Chavez!
Hace 42 años, proveniente de Italia, llegué a este hermoso país
donde he vivido desde entonces lo que representa toda mi vida de adulto.
Siempre sufrí por la marcada desigualdad social en Venezuela, pero yo
nunca estuve dedicado a política por mi condición de extranjero, de manera
que me tocó almacenar dentro de mi y en silencio esa inconformidad.
En la
estructura económica había, en primer lugar una clase económico-social
poderosa que naturalmente producía riqueza pero para sí misma. Luego
estaba la laboriosa clase media que pujaba valientemente en todos los
frentes y en sus pequeñas y medianas empresas. Más abajo, pero bastante
más abajo estaba, como todos sabemos la clase trabajadora, desposeida e
ignorada. Este es el elemental recuento de una situación que en verdad
todo el mundo conoce y que no aporta nada nuevo; lo nuevo está en que unos
cuantos venezolanos de buena fe, manejados por perversas compañías
audiovisuales, de prensa escrita, de panfletos, por internet, etc… repiten
como loros, entre otras cosas, que adversan al Presidente Chavez porque
dividió al pueblo de Venezuela en dos sectores, es decir en pobres y
ricos. Yo realmente siento indignación al escuchar tal afrimación, pero a
la vez compadezco a quienes la pronuncian a causa de su ignorancia.
No vayan a pensar que yo no veo lo que está ocurriendo en la calle, claro
que hay dos sectores, tengo ojos para verlos, tengo oidos para
escucharlos, pero también tengo memoria para recordar que en los últimos
40 años, también estuvieron allí los dos sectores, y al sector pobre y
desfallecido usabamos los ojos para verlo, pero nunca se usaron los oidos
para escucharlo.
Ahora, por fín, ha llegado un movimiento, un hombre de los que aparecen
cada 100 años, un hombre cuya sensibilidad social es más grande que su
propia vida, un hombre con los oidos bien atentos, un hombre que ha
potenciado la garganta de los desposeidos para que su grito sea más fuerte
y que retumbe en la consciencia de todo el pueblo de Venezuela.
La historia universal está llena de ejemplos de gobernantes que residían
en casas con puertas de plata y manillas de oro puro, acompañados de una
reducida clase privilegiada que se imponía sobre una población en
condiciones paupérrimas. Cuando por fín este desposeido pueblo decidió
reclamar sus derechos por la fuerza, aquellos quedaron masacrados.
¡Aprovechemos a Chavez!
Aprovechemos a este personaje que llegó a Venezuela a hacer con paz y
democracia lo que otros hicieron con guerras civiles, es decir con sangre.
Uso la palabra “aprovechar” recordando aquel refrán
que dice “la oportunidad es calva”. Si no aprovechamos ahora de realizar
un cambio social justo; si se nos escapa esta oportunidad hoy, y persisten
los oidos sordos, tarde o temprano el cambio se verificará pero con
violencia como nos enseña la historia, y los sordos llevarán la peor
parte. No queremos este desenlace hoy, ni mañana , ni nunca. La gente
noble y alegre de este pueblo no se lo merece y por eso termino diciendo,
esta vez escrito en mayúscula:
¡¡APROVECHEMOS A CHAVEZ!!
Antonio Coiro
Circulo
Bolivariano Antonio Gramsci
Colectivo de Italovenezolanos Bolivarianos
cbantoniogramsci@hotmail.com
REFERENDO
YA! N.9
Nosotros,
los que deseamos que nuestros hijos vayan al colegio, los que con nuestras
pequeñas y medianas empresas producimos y damos empleo a nuestro pueblo,
los que abrimos las puertas de nuestras tiendas todos los días, los que
queremos asistir a nuestro trabajo con puntualidad, los que contra vientos
y mareas estamos firmes en nuestros puestos de trabajo en las empresas
básicas del país (hierro, aluminio, petróleo), los transportistas, los
valientes gandoleros que distribuimos la gasolina para el pueblo, para las
ambulancias; los que luchamos patrioticamente para evitar que unos
desalmados sigan estropeando costosas instalaciones de Refinerías
propiedad de la Nación, y en fin todos los que TRABAJAMOS PARA EL BIEN.
Solicitamos ¡ Referendo Ya!
Y la pregunta debe ser esta:
¿Está Ud. de acuerdo con:
1. Que la oposición estropee las instalaciones de nuestra industria
petrolera con el fin de tomar el poder a la fuerza?
2. Que la oposición cierre las puertas de los colegios mediante amenazas a
sus directores?
3. Que la oposición tranque las vías e impida el libre tránsito a los que
queremos trabajar, vivir en paz?
4. Que la oposición siga instigando al odio y a la confrontación?
5. Que las televisoras transmitan a tiempo completo boletines del terror,
que atemorizan al más valiente de los hombres ( no por cobardía sino por
inconvenientes)?
6. Que la oposición llame, por la televisión, a la FAN a que se unan a
semejantes actos de traición a la Patria de Bolívar para tomar el poder
por la fuerza antes de Agosto del 2003, porque no pueden esperar 8 meses?
Responda Si No
Nota: Que este formato de consulta no se ajusta a los requerimientos
legales, lo sabemos, pero también sabemos que expresa con palabras
simples, la realidad de hoy y que podría ser contestada (la consulta) por
adolescentes y hasta por niños que se ven terriblemente afectados por esta
situación.
Les aseguro que si se realizara esta hipotética consulta basada en la
absoluta realidad; de los 23 millones de venezolanos, por lo menos, 22
millones, contestarían con un sonoro NO
Antonio Coiro
Caracas 30/01/2003
N.10 - EL QUE LA DEBE LA TEME
Todas las
marchas multitudinarias de los Bolivarianos son pacíficas y ordenadas, sin
Guardia Nacional, sin Policía Metropolitana, sin ejercito, sin bombas
lacrimógenas y sin ningún despliegue especial de seguridad. Asi comienzan
y así terminan. Todas han transcurrido de la misma manera, sin muertos,
sin heridos… en fin sin preocupación de ninguna especie, tanto por parte
de los participantes en las mismas como por el resto de la población que
no los acompaña.
¿Porqué
nadie se preocupa?
A esta
pregunta tenemos un rosario de respuestas:
a.
Porque los Bolivarianos se concentran previamente donde está previsto.
b.
Porque no llevan armas (bueno tenemos que admitir que llevan un arma: la
constitución)
c.
Porque siguen la ruta establecida, es decir que a ningún Bolivariano se le
ocurre desviarse de la ruta como para asaltar alguna Embajada, o asaltar
(por ejemplo) la alcaldía de Chacao o cometer alguna salvajada de esas que
hemos presenciado en varias oportunidades, protagonizada por los bárbaros
que se autodenominan "sociedad civil"
d.
Porque llegan a un punto de concentración final donde su líder le llena el
Alma con una avalancha de palabras de profundo contenido patriótico que
enaltece la moral y fortalece el espíritu de lucha que los ayudará a
transitar por aquel camino lleno de dificultades, hasta alcanzar, más
temprano que tarde, esa anhelada estructura social más justa.
Hemos
expresado sólo algunas de las causas por las que
"Nadie se
preocupa o alarma por las Marchas Bolivarianas"
Pero esta
afirmación resulta falsa si hablamos de la movilización realizada el 23 de
Enero del 2003.
Efectivamente en esta ocasión, la preocupación, la alarma y la angustia se
apoderó de los habitantes de las urbanizaciones del Este de Caracas. Desde
varios días antes de la movilización estas personas prepararon sus armas
de fuego, levantaron barricadas con sacos de arena, instalaron alambres de
púas cerca de sus casas o edificios, prepararon aceite, piedras, botellas,
bombas Molotov, y todo un arsenal de guerra; diseñaron un plan de
contingencia, con señales de alerta amarilla, alerta naranja, alerta roja,
turnos de vigilancias armadas, instalaron pesadas puertas de hierro en sus
urbanizaciones, etc, etc, etc…
Los que no
formamos parte de estos enfermizos mentales, no comprendemos el porque de
estos preparativos. Y no lo comprendemos porque en ningún momento el
oficialismo de alta esfera, ni los militantes más radicales, ni el pueblo
de los barrios, ni los motorizados, ni los círculos Bolivarianos, y en
fin, ningún vocero del oficialismo pronunció palabra alguna que pudiese
interpretarse como posibilidad o intención de estos millones de personas,
amantes de la libertad, de hacerle algún daño físico a sus hermanos
Venezolanos que residen en urbanizaciones del Este Caraqueño.
Se
convocaron y realizaron infinidad de marchas del oficialismo en los
últimos años, y los habitantes de las citadas urbanizaciones del Este de
Caracas (lease opositores) no se habían asustado al punto tal como para
prepararse para una guerra. Asi que cabe la pregunta:
¿Por qué
esta vez se prepararon para la guerra?
(aquí
encaja el título de este artículo) "EL QUE LA DEBE LA TEME"
Pero
además, podemos dar otras tentativas como respuestas:
1.
Pensaron que haber saboteado la industria Petrolera constituye un crimen
en contra de Venezuela.
2.
Pensaron que irritaron al pueblo pobre, al apoyar el intento por derrocar
a su presidente por vía del chantaje y el sabotaje del país.
3.
Pensaron que el pueblo que apoya el proceso de cambio estaba muy molesto
por las largas colas para obtener gasolina.
4.
Pensaron que este pueblo amante del trabajo, de la paz y de la
tranquilidad, explotaria en violencia contra los opositores, por no
tener la harina para hacer arepas, por no tener gasolina para juntarse con
sus familiares en Navidad, por no tener gas con que cocinar, por haber
perdido su empleo, porque sus hijos no podían asistir a calse, porque no
soporta un día más el terrorismo televisivo… etc…
En verdad
pensaron bien; acertaron en todos los puntos menos en uno.
Este
pueblo de escasos recursos económicos pero de inmensos recursos
espirituales, aguantó el temporal con grán valentía, ayudó a proteger los
bienes del Estado Venezolano, (PDVSA), ayudó a reestablecer la
distribución de la gasolina (para que los saboteadores pudieran pasear con
sus lujosos carros) cooperó y sigue cooperando en todos los frentes para
normalizar la situación en el país; y el 23 de Enero salió a manifestar su
apoyo a su presidente constitucional. Dos millones y medio entre hombres y
mujeres marcharon a lo largo de varios kilometros ida y vuelta; ni un
vidrio roto, ni un aporreado, ni un herido, ningún acto de violencia
contra los atrincherados:
UNA
VERDADERA LECCIÓN DE PAZ, DE VALENTÍA, DE RESPETO A SU ADVERSARIO.
Si los
"Atrincherados" tuviesen valor, moral, o algo de vergüenza, pedirían
Disculpas publicamente por haber puesto en duda la entereza de este pueblo
al cual nunca le pasó por la mente agredir a su adversario. (Pero ya
sabemos que es como pedirle peras al olmo)
7 marzo 2004
N. 11 - IL CNE,
CONSIGLIO NAZIONALE ELETTORALE, E LA DISPERAZIONE DELLA COSI CHIAMATA
OPPOSIZIONE
DICHIARAZIONE DEGLI
ITALIANI E ITALOVENEZUELANI RESIDENTI IN VENEZUELA.
Rivedendo la storia del Venezuela, non troviamo un'autorità
elettorale
più giusta che
l'attuale CNE.
Tale affermazione la
facciamo in base all’ attuazione che ha avuto detto corpo,nella
organizzazione e nella gestione delle giornate di raccolta di firme per
un possibile ed eventuale revocatorio sia del presidente della repubblica
sia di amministratori e deputati eletti nelle liste di maggioranza e
opposizione.
Lo stesso si può dire dal momento che accoglie ,registra e verifica
minuziosamente le firme, sotto lo sguardo critico di organismi
internazionali, come lo sono l'OEA e il Centro Carter ai quali gli fu
permesso l'accesso totale, senza limiti, alle differenti tappe di tale
processo di revisione. Anche, naturalmente, ci furono osservatori da
parte della "opposizione" ed ugualmente del
settore filo
governativo.
Arrivò il giorno
dei risultati:
Il comitato
tecnico, gli osservatori di entrambi le parti, i 5 Rettori principali
del CNE, l'OEA e il Centro Carter non hanno divergenze in affermare che:
(arrotondando le cifre) ci sono 1.800.000 firme convalidate, 400.000
invalidate, e 870.000 in “riparazione”, per chiari indizi di
irregolarità osservate. In quanto a queste due ultime cifre,
noi gli
Italiani naturali, nazionalizzati, nati e residenti in Venezuela,
rispettosi dei diritti altrui, e
amanti della Giustizia e della
Verità, non possiamo fare a meno di commentare lo seguente:
Tutte le parti
COINVOLTE, perfino l'opposizione, nel processo di verifica di firme,
accettano come corrette le cifre menzionate; ciò vuol dire che l'opposizione
riconosce di aver messo in ballo in primo luogo, 400.000 fatti(firme)
fraudolenti, poiché l'invalidazione non è dovuta ad errori di forma ma
si deve in un 90 percento a firme di minori di età, firme di persone non
iscritte nel Registro Elettorale, firme di Nº di Certificati inesistenti
ed il colmo: firme di persone decedute anni fa.
Quindi
appaiono 870.000 firme i cui moduli furono riempiti da una stessa
persona e buona parte di queste firmate dalla stessa mano .
Queste ultime furono
inviate dal CNE ad un processo di riaffermazione da parte dei firmatari.
Senza entrare in polemica in quanto al procedimento che si applicherà
per la riaffermazione di queste 870.000 firme( di cui gli organismi
internazionali C. Carter e OEA in un comunicato,riconoscono la legittimità si
differenziano nel metodo), noi consideriamo che le 400.000 firme
invalidate dal CNE, costituiscono quattrocento mille prove di tentativo
di frode , sufficienti di per sé ha dichiarare nulla, per fraudolenta,
il sollecito di revocatorio presidenziale.
Tuttavia affinché
i "ragazzi cattivi", oppositori, non diventassero "molto più cattivi",
solamente furono
invalidate queste
ed inviate a riaffermazione le 870.000 di dubbiosa provenienza, misura
questa presa dal CNE che rappresenta un chiara dimostrazione di
imparzialità di questo rispettabile ed indipendente potere pubblico che
noi abbiamo accolto con beneplacito, convinti che costituirà una misura
di sollievo che favorirebbe la riconciliazione delle parti oggi
affrontate.
Ma
inspiegabilmente l'opposizione scatenò una serie di atti di vandalismo e
teppismo in tutta la Capitale, cosicché, incendi, danni, feriti e morti
innocenti, è stata la risposta al verdetto pacificatore che emise il CNE.
Noi gli Italiani del
Venezuela, condanniamo energicamente tali fatti e speriamo che la
degenerazione cerebrale, della quale vengono soffrendo i
dirigenti
dell'opposizione, si fermi, e possano agire come politici di questo
secolo XXI e
non continuare cosi ad attentare alla pace di questo nobile paese
Venezuela al quale consideriamo come la nostra seconda Patria.
Per gli Italiani e
italo-venezuelani residenti in Venezuela.-
Giordano Bruno
Venier
Circolo
Bolivariano “Antonio Gramsci”
Seguono Firme
APORREA
|
Senador Milos Budin de la Comisión de Relaciones
Exteriores del Senado Italiano avala el golpismo venezolano
Orador de orden junto a Giuseppe Gianetto en un acto de
la coalición de centro izquierda "UNIONE"
Por:
Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci de Venezuela
Publicado el Domingo, 20/11/05 10:19pm
|
|
Nosotros,
Los integrantes activos del Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci”,
concientes de nuestro rol participativo y protagónico en el Proceso de
Cambio que se está impulsando en Venezuela, responsables de
representar con nuestro aporte y presencia a los italos venezolanos
residentes en Venezuela y que apoyan al Proceso Bolivariano,
Revolucionario y Socialista del Siglo XXI
DENUNCIAMOS
El descarado coqueteo y el mediocre oportunismo demostrado por
factores de la derecha golpista venezolana en ocasión de la visita del
Senador Milos Budin a Caracas.
Ya con anterioridad habíamos reclamado públicamente la intromisión en
los asuntos internos de un País soberano como Venezuela, por parte del
euro diputado Gianni Pitella en mayo del 2003, sin embargo la
estupidez e hipocresía política volvió nuevamente a flote y esta vez
sin ninguna mascara.
De echo, el pasado viernes 17 de noviembre la coalición italiana de
centro izquierda “UNIONE” convocó a un encuentro – debate, en un
conocido hotel en el este de Caracas, para la presentación de su
programa electoral en el cual participa el Senador Milos Budin de la
Comisión de Relaciones Exteriores del Senado Italiano.
En esa reunión fue invitado a la mesa del orador el señor Giuseppe
Giannetto como una gran figura de la colectividad italiana, la “que
supo dar la cara” en el periodo más triste de los últimos años, según
palabras de la moderadora del evento Marisa Bafile del periódico “La
Voce D’Italia”.
Sin querer hacer ningún juicio a priori y, dando por descontada la
buena fe del Senador Budin a permitir a tan oscurantista y solapada
figura sentarse a su mesa, queremos aclarar, si todavía existe algún
tipo de duda, que la cara que supo dar el señor Giannetto, fue la cara
de la más recalcitrante y reaccionaria derecha fascista que apoyó el
golpe de estado en Venezuela y el paro general, criminal sabotaje que
dejo por varios días a miles de estudiantes fuera de la Máxima Casa de
Estudio, pues la misma fue cerrada por el “respetable y honorable”
señor Giannetto.
¡Que vergüenza ¡ para el Senador Budin que viene de un gran partido
antifascista y lo sentaron con la “crema” de la reacción y la
intolerancia. Es cierto que el público era en gran mayoría
conservador, exponente de la burguesía Italiana en Venezuela, de
políticos de una izquierda jurásica como Pompeyo Marques, y a lo mejor
el oportunismo político impulsó a los organizadores a esta estrategia
barata. Pero aquí en Venezuela, hay una inmensa mayoría de italo
venezolanos que apoyan y están dispuestos a defender el Proceso
Revolucionario impulsado por el Comandante Chávez, hasta las ultimas
consecuencias y nos repulsa e indigna toda esta politiquería típica de
una Europa en decadencia.
Quizás el Senador ha sido muy mal informado o mejor dicho muy mal
asesorado, la realidad anda abriendo caminos por bien otro lado y lo
demuestra todos los días con la solidaridad, la lucha y la esperanza
que ha marcado con tinta indeleble entre los hombres y mujeres de este
pueblo a lo cual pertenecen también los italos venezolanos.
Rechazamos una vez más de la manejar más tajante el oportunismo
político y discriminatorio.
¡No al fascismo!
¡No al golpismo!
¡No volverán nunca jamás!
Los integrantes activo del CIBAG
Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci”
“Bolívar vive, la lucha sigue”
Dado en Caracas, a los 20 días del mes de noviembre del 2005
Año 6 de la Revolución |
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