2002-2003
martedì, 10 giugno 2008 17:25:39
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Iniziative 2002-2003

LETTERA A L’UNITA  N°1

 

Caracas, 11 di Febbraio 2.002

 

Gentile Direttore

 

Siamo un grupo di italovenezuelani da piu di cuaranta anni radicati in Venezuela e sensibili al processo di cambio che qui si sta vivendo in questi ultimi tempi. Processo che pensiamo unico nel mondo che cerca una terza via per lo sviluppo di un popolo e di un paese.

Vorremmo chiarire alcuni punti del articolo di Marisa Romani apparso sull´ Unitá del 8/02/02 rispetto alla crisi venezuelana.

Non é vero che il nostro capo di stato preferisce il cammino della forza. Chávez era cosí contrario a questa starada che negli anni della ribellione militare e quelli succesivi della prigionía ruppe con tutte le frange piu estremiste del movimento che desideravano prendere il potere con la forza (vedi la rottura con Douglas Bravo, ex guerrillero degli anni 60).

Quando é stato eletto con una stragrande maggioranza ha continuato la sua leggitimazione con il richiamo alle urne per ben sette volte e con risultati tutti favorevoli al suo proggetto di democratizazione e cambio del paese.

Lo scontro frontale non l´ha cercato il Presidente ma la oligarchía e i vecchi partiti corrotti ed incapaci che si sono aguerriti contro i cambiamenti rinnovatrici perche toccavano i loro interessi decennali (vedi le cuarantanove leggi approvate per delega tra le quali quelle sulla terra, sulla pesca, sugli hidrocarburi, etc).

La provocazione e cosí grande che il patronato il 10 di Dicembre del 2.001 ha proclamato una serrata generale appoggiata dal marciume della vecchia classe política e dal sindicalismo corrotto e non rappresentativo.

Il Movimento ha risposto con una grande manifestazzione di Piazza.

Per ché non si puó pensare che la sfida isolata di questo Collonello é stata tutto un complot organizzato da una parte dei mezzi di telecomunicazione  che, approfittando della visita del Segretario della Comissione Interamericana per la Libertá D´espressione della OEA, signor Canton, aspettavano che la reazione violenta del governo avesse avuto una risonanza internazionale?. Cosa che non é suceso. Non una sola persona é rimasta ferita, ne un solo fermato dalla polizia. Tutto si é concluso come una telenovella venezuelana, con la popolazione che intelligentemente non cade nell´inganno e preferisce farsi le sue vacanze di Carnevale normalmente.

Qui i due giornali piú grandi del paese non sono per niente indipendenti.

Qui le televisioni private fanno dell´informazione “terrorismo mediático”.

Potremmo citare centinaia di casi. L´unico mezzo di comunicazione e informazione con il popolo sono le dirette TV. Esagerate  solo per contrapposizione alla disinformazione nazionale.

Ci dispiace che la giornalista Romani non ha detto che la visita del Signor Canton della OEA é stata richiesta dal Capo dello Stato e che lo stesso Canton ha definito come un fatto eccezionale che sucede per la prima volta nella storia della Comissione Interamericana per la Libertá D´espressione della OEA.

Perché il Presidente lo ha invitato? Proprio per zittire le accuse di alcuni mezzi di comunicazione che tutti i giorni si lamentano della mancata libertá per esercitare il loro mestiere. Una manifestazione spontánea di popolo alle porte di un giornale nazionale contro la disinformazione e manipolazione di un evento suceso il giorno anteriore é stata stigmata di violenta e minacciosa per la libertá d´espressione.

Quando un giornale calumnia e infamia un movimento come pretende che i suoi giornalisti vengano accolti dalla gente in una sua manifestazione?.

In questo paese molti giornalisti qualcuno obligato dagli editori fanno política non piú informazione.

Vede Direttore, Marisa Romano é una giornalista corretta, forse non completamente informata; sulla relazione con Colombia, per esempio, ha detto che i militari venezolani trattavano con la FARC la liberazione di un ostaggio (un secuestrato, un civile), ed é vero; ebbene la CNN non ha parlato di nessun ostaggio. Lo scándalo era che l´esercito venezuelano incontraba la FARC in territorio colombiano. Molti giornali locali hanno fatto lo stessso.

Questo si chiama disinformazione, questo si chiama provocazione, questo si chiama terrorismo informativo.

E allora vengono poi le intromisión del Segretario di Stato Collin Powell e quelli della CIA. Il paese che si é venduto all´estero é un´altro. La cospirazione racoglie i suoi frutti. Vogliono far passare una operazione, umanitaria come tante altre, per contatti con la guerrilla, la quale é stata dichiarata terrorista dagli USA. Quindi noi siamo amici dei terroristi per questo il gobernó di Chávez é terrorista!?.

Con la guerrilla colombiana sta dialogando lo stesso governo, la ONU e la Comunita Europea, cercando la pace, questo é l´unico obbiettivo che tiene il nostro paese.

Senza dubbio tutto questo fa male al Venezuela e credo che questi avvenimenti hanno fatto capire al governo che bisogna dialograre di piú, far conoscere la problemática del paese fuori, cercando alleati e amici. Speriamo che il suo giornale, che rappresenta una opinione cosí vicina a i nostri ideali, aiuti a far conoscere questo tentativo di una terza via per lo sviluppo, si interessi dei nostri probblemi e li analizzi; non solo alla luce della CNN o il Departamento di Stato USA, ma visto che siete italiani, con tanti concittadini come noi emigrati che abbiamo fatto di questo paese una seconda patria.

Si parla tanto di globalizazione ma si ricordano di noi solo in questi casi estremi e difficili. In Venezuela si sta lottando da vari anni per cercare un nuovo cammino che non sia il neoliberalismo selvaggio che gia ha affondato l´Argentina; ma abbiamo bisogno di aiuto, solidarietá, informazione vera, in poche parole di essere ascoltati.

Sperando di tenere uno spazio sulle vostre pagine, e di incominciare con voi una relazione di colaborazione, rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.

Un saluto affettuoso.


Lettera alla stampa democratica italiana N°2

Gentile direttore di Liberazione, dell¹Unità, e de Il Manifesto

Il 18 e 19 di Luglio 2002  si è svolto a Caracas il primo incontro della solidarietà internazionale intitolato: "Venezuela  costruisce un  cammino di  speranza" che ha avuto come obiettivi:

- Diffondere e valutare con la comunità internazionale i risultati della rivoluzione bolivariana venezuelana e le minacce che esistono a questo processo pacifico, democratico e partecipativo.
- Promuovere la solidarietà internazionale.
- Analizzare il colpo di stato del 11 di Aprile e la restituzione della democrazia.
- Far conoscere la nuova Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, nuovo modello di società’ o, come dice Giulio Girardi ³la prima costituzione del mondo nuovo²

Sono intervenuti partecipanti del Brasile, Cile, Cuba, Spagna, Paesi Baschi, Stati Uniti, Francia e meno male anche l¹ Italia, nella persona di Giulio Girardi che ci ha salvato la faccia. Giulio, che si trovava qui invitato per il primo Foro Sociale Mondiale -Capitolo Venezuela-, ha prolungato la sua permanenza accettando l´invito a questo importante appuntamento.

Ovviamente non ci aspettavamo niente dal governo italiano, ma dov¹ era la sinistra italiana?
Come é possibile che ad eccezione di Rifondazione Comunista che ci é stata sempre vicino e che Giulio Girardi ha rappresentato degnamente, nessuno dei DS o dell¹ Ulivo si interessato su quello che sta succedendo in Venezuela.

Il colmo è stato questo fine quando settimana invitati della sinistra italiana hanno partecipato una riunione che si é svolta qui a Caracas del ³Internazionale Socialista² della quale l¹ anfitrione è stato il partito Acción Democrática uno dei responsabili assieme alla destra fascista del colpo di stato del 11 di Aprile scorso.

Sarà che all¹ Ulivo no fa piacere che processo venezuelano stia diventando la bandiera del nuovo mondo?

Sarà che le informazioni che si diffondono in Italia sono solo quelle delle agenzie di stampa  di Berlusconi ? Il  Venezuela e stato proposto come sede del prossimo Foro Sociale Mondiale dopo Porto Alegre e il presidente della repubblica Hugo Chávez é un forte sostenitore di questa idea, per cui il Venezuela sarebbe il primo paese che si identificherà con il movimento di Porto Allegre e non solo a parole.

La sua nuova costituzione e le 47 nuove leggi sono la testimonianza più eloquente che qui stiamo incominciando a costruire "L' internazionale della speranza" che ci fa pensare che effettivamente un nuovo mondo é possibili


Lettera N. 3

Caracas 22 novembre 2002

LIBERTA  PER   I  COMPAGNI   DEL  MOVIMENTO  NO GLOBAL 

Gli italiani residenti in Venezuela che conformiamo il CIRCULO BOLIVARIANO ANTONIO GRAMSCI, assieme a tutti i nostri compagni e concittadini venezuelani che appoggiamo la nuova democrazia bolivariana partecipativa condotta dal Governo istituzionale, rivoluzionario e pacifico del Presidente Hugo Rafael Chávez Frías, deploriamo e condanniamo energicamente gli arresti arbitrari dei lider del movmento Noglobal italiani  che rappresentano una pericolosa, grave e preoccupante espressione di violazione  alla libertà di opinione e al diritto al dissenso.

LE FORME DI REPRESSIONE DEI SISTEMI  NEOLIBERALI  IN ITALIA COME IN MOLTE  PARTI  DEL  MONDO RICORDONO SEMPRE DI PIU’ LE POLITICHE RAZZISTE, TOTALITARIE E  ANTIDEMOCRATICHE  DEI REGIMI  NAZISTI E FASCISTI DELL’EUROPA DEGLI ANNI VENTI

Ci dichiariamo solidari con tutti i compagni Noglobal arrestati e ne chiediamo la immediata scarcerazione.

Vogliamo alzare  un grido di protesta contro il Governo italiano e far sapere a nostri connazionali italiani che, come noi, lottano per un mondo differente, più giusto e solidario che in questa nostra seconda patria, il Venezuela, noi già lo stiamo costruendo, che non sono soli e che possono contare con il nostro aiuto e con quelle di tutti i venezuelani bolivariani .

Da quá vi diciamo:

ADESSO E  SEMPRE  RESISTENZA

UN MONDO NUOVO  GIA SI COSTRUISCE IN VENEZUELA

 

Caracas, 18/12/2002


Intelectuales italianos apoyan al pueblo venezolano

Appello di Giulio Giradi a sostengo del Venezuela

 

LA REVOLUCION BOLIVARIANA DEL VENEZUELA, SIGNO DE CONTRADICION PARA EUROPA Y PARA LOS EUROPEOS
 

Se está consumando ante la indiferencia y el silencio del mundo, un crimen contra la humanidad: el estrangulamiento de la esperanza de los pobres, representada en Venezuela por la Revolución Bolivariana y por el presidente Chávez.

El silencio que envuelve y esconde esta batalla se debe esencialmente a la complicidad de los medios de comunicación social de Venezuela y del mundo, controlados por los capitales nacionales y transnacionales, que presentan de la situación una imagen retorcida, según el cual el pueblo oprimido se estaría revelando a un presidente violento y represivo.

Pero existe un motivo más profundo de este silencio. Mientras en que los límites de Afganistán o Iraq, es posible formar de la agresión, frente a la opinión pública, una aparente justificación, ninguna razón los empresarios venezolanos y sus cómplices, los Estados Unidos, pueden formar lo propio de su agresión. Aún cuando los manifestantes antichavistas gritan rabiosamente por las calles “¡Qué se vaya!” “¡Que se vayan los campesinos!” no expresan o justifican el por qué.

Entretanto, Iraq representa aparentemente una amenaza, Venezuela no la es, pero está amenazada dentro y fuera del país. Mientras Sadam Hussein puede ser denunciado con toda propiedad un dictador, Chávez es un presidente democrático y reiteradamente electo; es un presidente amado por la mayoría, que una vasta insurrección popular ha liberado de las manos de los golpistas. Se necesita ser ciego para no verlo. Las amenazas a la democracia vienen de los agresores.

No obstante si los manifestantes antichavistas y sus cómplices imperialistas no osan construir una justificación de su condena, para los venezolanos estas razones son claras:

Que se vaya, porque está sobradamente esclarecido por parte de los pobres del país; porque proclama los derechos de los indígenas y de las mujeres; porque golpea temerariamente los intereses de los millonarios.


Que se vaya, porque él –el Presidente- es de origen popular, y, por tanto, un intruso en los estratos del poder.


Que se vaya, porque tiene la intención de nacionalizar las riquezas petrolíferas de Venezuela, para colocarla al servicio de todos, en vez de dejarlas en las manos de los legítimos propietarios, los ricos del país y sus aliados imperiales.


Que se vaya, porque es amigo de Cuba y no sumiso a los Estados Unidos.

Pero si estas son las verdaderas justificaciones de estos móviles, entonces, para la Europa en construcción, sería una gravísima responsabilidad histórica, pasar por alto este crimen. Sería una conducta imperdonable de complicidad y servilismo dentro de los límites con el gran hermano. Sería el signo evidente que la Europa en construcción es incapaz de proponer al mundo, otra nueva moneda, un nuevo y autónomo proyecto de civilidad; que la Europa no pertenece al mundo nuevo en construcción pero sí a las ruinas del viejo desorden imperial. Porque la revolución venezolana es para nosotros una paradoja, que impone a la Europa tomar partido y de presentarse claramente a sí misma y al mundo su proyecto de civilidad.

Mas la revolución venezolana no es solo un signo de contradicción para Europa en general; lo es también para cada uno de los europeos y cada una de las europeas. En efecto, para cada uno de nosotros y nosotras clarificarse en esta batalla crucial significa decidir si, en el presente contexto geopolítico, estamos de parte del imperio o de parte del pueblo y de su autodeterminación; si estamos de parte de la minoría privilegiada o de la mayoría marginada; si estamos para un mundo lacerado de luchas fratricidas o para un mundo animado por la solidaridad liberadora.

Cuánto decir que clarificarnos en las confrontaciones del drama venezolano no es para nosotros una decisión política o geopolítica: es igualmente una decisión de vida.

GIULIO GIRARDI

Primeros firmantes:

Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Fausto Bertinotti, Davide Biolghini, Antonio Bruno, Antonio Coiro, Giulietto Chiesa, José Luiz Del Roio, Don Alberto Vitali, Paolo Ferrero, Roberto Mapelli, Emilio Molinari, Giorgio Riolo, Luigi Vinci, Farid Adly, Marco Bersani, Eleonora Bonaccorsi, Ambrogio Boniardi, Alessandra Cangemi, Loris Caruso, Bruno Ciccaglione, Ciriaco Davoli, Giuseppe Di Lello, Paola Di Pietro, Irma Dioli, Tommaso Fattori, Giuseppe Felici, Claudio Jampaglia, Gianfranco La Grassa, Donatella Linguiti, Floriana Lipparini, Paola Manduca, Marinella Marescotti, Nello Margiotta, Francesca Marzotto, Giovanni Mazzetti, Alessandra Mecozzi, Marco Mezzera, Guido Milani, Luisa Morgantini, Luciano Muhlbauer, Valeria Mulas, Amalia Navoni, Radi Pagani, Tonino Perna, Nelly Rios Rios, Alessandro Sabiucciu, Raffaele k. Salinari, Michele Trainiti, Pep Valenzuela, Franca Venesia, Luisa Villa, Patrizia Vismara.

y quienes desearán todavía indicarnos la propia adhesión...


Lettera N. 4

Caracas 13 marzo 2003

LETTERA   ALL’ ONOREVOLE MASSIMO D’ALEMA                 

Caro Onorevole D’Alema,

Leggendo il suo articolo sulla Voce d’ Italia del Venerdì 7 di Marzo ci ha investito una serie  di senzazzioni che andavano dalla tristezza alla disillusione.

Per la prima volta ci siamo sentiti orfani di questo grande movimento democratico popolare e di sinistra al quale abbiamo fatto riferimento per tutta la nostra vita e base della nostra testimonianza anche in questa terra lontana.

Nonostante tutto, ancora tuttora, ci domandiamo fino anche punto lei e i membri del suo partito siate veramente informati della realtà venezuelana di ieri e di oggi.

Le sue parole sono risultate cosi deleterie ed anacronistiche che tuttora è difficile credere come lei abbia potuto dichiarare :“…L’ incapacità del presidente Chàvez di comprendere le pressanti richieste di larghissimi settori sociali venezuelani…”.  Ci chiediamo se lei abbia una, se pur vaga idea, di quali sono le richieste,  che larghi sono i settori e quali classi sociali rappresentano.

Il dialogo, l’ invito  a Gaviria, presidente dell’organizzazione degli stati Americani  O.E.A. e del ex presidente americano Jimmy Carter sono state iniziative del proprio presidente Chávez. Le richieste sul tavolo del dialogo si sono riassunte in una sola petizione : “Rinuncia del Presidente  e elezioni anticipate”  in termini che sono chiaramente contrari alla Costituzione Bolivariana vigente  (fatto riconosciuto anche dallo stesso Carter )

Non dovrebbe lei dimenticare che questo governo in 4 anni è stato ratificato dalla maggioranza della popolazione in ben sette processi elettorali tutti indiscutibili e trasparenti.

I “larghi strati sociali a cui lei fai riferimento rappresentano una parte minoritaria della popolazione del Venezuela, circa un 30 %, del tutto rispettabile per giunta, ma molto sopradimensionata dai grandi mezzi di comunicazione, e pur sempre minoranza.

Per la sua informazione questa opposizione è composta e liderizzata da:

La vecchia aristocrazia politica che ha governato questo paese per gli ultimi 40 anni, tra questi il proprio partito Acción Democrática che fa parte dell’ Internazionale Socialista come il partito a cui lei appartiene e al quale appartennero tanto Jaime Lusinchi come Carlos Andrés Pérez chi, e supponiamo che lei lo sappia benissimo, essendo stati ambedue presidenti del Venezuela vivono attualmente all’ estero per non affrontare la giustizia venezuelana per atti di corruzione amministrativa durante i loro correttissimi governi.

Il signore Carlos Adrés Pérez che, ripetiamo siamo sicuri che lei deve conoscere benissimo per essere di un partito della stessa corrente del suo, è stato l’ ideatore e il patrocinante del Colpo di Stato dell’ anno scorso. In quella opportunità  dette anche delle rivelatrici dichiarazioni al rispetto alla catena di notizie internazionale CCN in spagnolo facendo intendere perfettamente la sua partecipazione e soddisfazione per Colpo di Stato, penso che questo lei non deve averlo dimenticato molto facilmente, per lo meno noi qui non lo abbiamo fatto.

La corrotta Centrale Sindacale C.T.V.  anch’ essa dominata dallo stesso partito de la sua corrente politica, e non veramente rappresentativa dei lavoratori, le sue autorità non sono mai stata riconosciute dal Consiglio Elettorale (organo  autonomo dello stato) durante le ultime elezione sindacali interne che sono state un frodo elettorale, questa rappresenta meno del 17 % della classe operaia a cui non ha mai difeso durante gli anni in cui è stato il massimo organo sindacale del paese, limitandosi a pare patti con la patronale che mai hanno giovato gli interressi di chi rappresentavano.

Dalla Confederazione Padronale (FEDECAMARAS) il cui ex presidente Pedro Carmona Estanga è stato messo come presidente durante il breve governo impiantato dopo il Colpo di Stato dell’ undici di Aprile del anno  scorso.   Presidente -dittatore  per 48 ore  e attualmente profugo della giustizia .

Le richieste dell’ opposizione si riassumevano tutti i giorni sui giornali e per 24 ore sulle 4 televisioni private con uno slogan unico e unanime “Chávez vete ya” Ciò è  “Chávez vattene subito”.

Ed è‚ questo l’ altro settore irrazionale,  bugiardo,  diffamatorio, terrorista, istigatore della violenza i grandi mass-media che hanno fatto del  Venezuela un caso internazionale di analisi e  studio  del comportamento e del  plagio dell’ informazione.  Il giornalista francese Ignazio Ramonet nell’ editoriale de le Monde Diplomatique di Giunio 2002 chiama “delitto perfetto” facendo riferimento al Golpe virtuale informativo che i mezzi di comunicazioni venezuelani hanno messo in scena e che fortunosamente non ha funzionato.

La sinistra che verrebbe danneggiata, nostro  caro Onorevole è quella che da mesi ha occupato una piazza di Caracas, La Plaza Altamira appoggiando un gruppo di militari dissidenti, antipatriottici ,ribelli, golpisti e fascisti. Militari che chiamano dai loro pulpiti al Colpo  di  Stato, alla disubbidienza civile  al sconoscimento delle autorità legalmente elette e alle quali denigrano e offendono sotto gli occhi di una polizia municipale che sta a gli ordini di autorità avversarie del governo e che si comportano come veri e propri eserciti paralleli.

Lei lo sa che hanno denominato questa piazza “Territorio  Libero “ e che i personaggi   politici e militari che li si sono istallati sono ai limiti di ogni regola democratica? Che attraverso i mezzi di comunicazione loro alleati incitano all’ odio e  alla violenza per poi andare a  sedersi al tavolo del dialogo  e indossare gli abiti democratici?

Questa  sinistra a cui lei fa menzione rappresenta solo  i cocci dei partiti  popolari  e democratici che si sono divisi tra chi continua ad appoggiare questo straordinario, inedito e rivoluzionario processo di cambio  e  chi, cieco  e  sordo, non vuole accettare   il nuovo mondo che qui si costruisce.

Come dice il titolo di uno straordinario documentale di amici italiani ed inglesi: “In Venezuela un altro Modo è Possibile” restando   chiusi nei loro vecchi schemi di una politica senz’ anima si alleano con la  destra  più‚ conservatrice  filoamericana, neoliberale, fascista e antinazionalista che non esclude nessun mezzo pur riacquistare e seguir mantenedo gli antiche privilegi arrivando addirittura ad invocare un interveto del Gigante del Nord.

Che ne sa lei Onorevole D’Alema dei pestaggi, dei “cacerolasos” perfino ad atti  religiosi come la S. Messa di Natale nel cortile della televisione statale, degli incedi ai mezzi di trasporto con la gente dentro, degli spari contro manifestanti pro-  governo, delle bombe e dei morti nei cortei e nelle immense manifestazioni a favore del governo?

Degli insulti a persone e gruppi famiglie  davanti alle loro case, nelle feste e riunioni, minacce a professionali nel loro lavoro, a medici, giudici, deputati professori, studenti , attori ect. Sembra che ciò che abbiamo vissuto in Italia durante l’epoca del Fascismo lei se l’ he dimenticata.

Che ne sa lei Onorevole D’Alema dei più di 70 morti tutti dirigenti contadini per mano del sicari pagati dai latifondisti e terratenenti contrari alla riforma agraria?

Quello che lei chiami “grande sciopero di Dicembre”  di grande ha avuto solo  il terrorismo,  il sabotaggio,  la violenza  l’infamia, l’ irrazionalità‚ la menzogna.

E mentre questo accadeva nella gran parte della così detta sinistra internazionale  non spendevano ne una sola parola di solidarietà con questo popolo sottoposto alla serrata patronale più grande della storia dell’ umanità.

Caro Onorevole prima di scrivere un articolo su una realtà cosi complessa  venga a farsi un giro tra di noi come hanno fatto   Giulio Girardi, Fausto Bertinotti, Gabriele Muzio, Silvestro Montanaro (di RAI tre), giornalisti, attivisti  del movimento no Global  militanti di Rifondazione  Comunista, Verdi e di altri  partiti, pacifisti, cristiani di base, poeti, dopo di che potrà dare delle opinioni sulla sinistra venezuelana  e sul grande  sciopero.

Le mandiamo alcune lettere inviate anche al giornale vicino al suo partito negli ultimi mesi di organizazioni e persone disperate per il un vostro aiuto per un vostro appoggio ma senza ricevere nessuna risposta.

Tra queste la risposta a Pippo d’ Ascoli, un giornalista che compara Chávez con un dittatore di un paese africano offendendo tra l’ altro ai paesi di questo continente, di un nostro concittadino, che da 40 anni vive in questo paese.

Che tristezza ci fa questa Voce d’ Italia “ che una volta si diceva essere vicino all’area democratica di sinistra e che oggi ci offende  senza conoscerci quando taccia di violenti e  ignoranti ai compagni del nostro Circolo Bolivariano Antonio Gramsci  per aver “usurpato” il nome del grande politico, come se il nome del grand’ uomo fosse di proprietà del direttore di questo giornale.

Ma così è questa malattia che ha contagiato la  gran parte della stampa locale, se viviamo in una dittatura è certamente quella spietata e  fascista dei massmedia.

Le prossime manifestazioni per la pace che farete in Italia saranno contro la guerra del Venezuela o meglio contro il dittatore Chávez , che gli USA dichiareranno  appoggiati anche dal suo articolo-

Che peccato Onorevole

Circolo Bolivariano Antonio Gramsci

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La Voce d'Italia, di Caracas, 7 marzo, La crisi venezuelana nelle opinioni (approssimative) di Massimo D'Alema, ripreso da DSonline
Il presidente dei DS, mostrando poca o nessuna conoscenza della situazione venezuelana, critica il processo democratico venezuelano ed il governo bolivariano e fa proprie molte delle posizioni dei golpisti. Nella stessa pagina si ospita spazzatura che parla, contro ogni evidenza e sposando in pieno le tesi golpiste, di "dittatura Chávez"

La crisi venezuelana nelle opinioni di Massimo D’Alema
da
La Voce d'Italia

Il Presidente dei Democratici di Sinistra analizza criticamente il modo di agire del Governo Chávez – Esprime profonda preoccupazione per le sorti del Paese e soprattutto della comunità italiana che qui risiede – Condanna per l’arresto di Fernández e i mandati di cattura verso leader dell’opposizione

di Massimo D’Alema*

Nel contesto internazionale, segnato dalla drammatica vicenda dell’Irak e dalle durissime conseguenze che una guerra “preventiva” avrebbe ben oltre i confini mediorientali, la situazione del Venezuela colpisce per la sua gravità ed apparente insensatezza.

L’impegno ed il coinvolgimento della comunità internazionale, di fronte alla incapacità del Presidente Chavez, di comprendere le pressanti richieste di larghissimi settori sociali venezuelani, è stata significativa.

Da mesi l’OSA, Organizzazione degli Stati Americani, ed il suo Presidente Gaviria, sono attivamente all’opera per ricucire un dialogo tra governo e società civile, e scongiurare sbocchi violenti ancora più gravi di quelli già verificatisi fino ad ora.

L’ex Presidente statunitense, e Premio Nobel per la pace, Jimmy Carter, ha svolto un’azione stringente e meritoria al fine di conquistare e garantire una scadenza certa e condivisa per una verifica elettorale e democratica della piena legittimità del Presidente Chavez e del suo governo.

Il Parlamento Europeo ha assunto posizioni importanti sollecitando la ripresa del dialogo tra le componenti.

Infine, su iniziativa del governo Lula, è stato opportunamente costituito il “Gruppo dei paesi amici” del Venezuela, che sta attivamente operando in direzione di uno sbocco pacifico e democratico della crisi sociale e politica venezuelana.

Tutti questi sforzi della comunità internazionale potrebbero essere vanificati da atteggiamenti di rottura, demagogici e strumentali che paiono prevalere nelle posizioni del Presidente Chavez. A tratti si ha la sensazione che egli, in luogo di attivarsi, da legittimo Presidente, per uno sbocco equilibrato ed equo della grave crisi, preferisca suscitare risentimento e surriscaldare ulteriormente gli animi, alzando la tensione invece di abbassarla. Mi chiedo se sia questo il ruolo di un Presidente che voglia rappresentare complessivamente il proprio popolo. Il rammentare i gravi errori ed i fenomeni di corruzione ingiustificabili dei governi precedenti, non giustifica un atteggiamento di scontro, pericoloso e gravido di possibili nefaste conseguenze.

Il Presidente, così facendo, non solo radicalizza i propri oppositori, rafforzandone le componenti marcatamente di destra e antidemocratiche, che puntano persino ad un colpo di Stato pur di raggiungere l’obiettivo di destituirlo. Così facendo getta coscientemente discredito addosso a quella ampia sinistra venezuelana, destinata ad essere la vera vittima politica di questa vicenda. E tutto questo mentre la radicalizzazione populistica e avventurista dello scontro sociale, rischia di allontanare per lungo tempo tantissimi cittadini venezuelani dagli ideali della sinistra e del socialismo democratico.

Questa è una preoccupazione non solo mia e dei Democratici di Sinistra italiani, ma di tutte le forze politiche che compongono quella grande organizzazione globale della sinistra democratica che è l’Internazionale Socialista. Soprattutto dopo le gravissime vicende dell’arresto di alcuni dei leader del grande sciopero, il residuo credito che il Presidente Chavez ancora godeva in ambienti della sinistra europea e latinoamericana si è andato via via assottigliando.

La Internazionale Socialista, dopo aver fermamente condannato il tentativo di colpo di Stato e di chiusura del Parlamento, attuati nell’aprile del 2002, è tornata ad intervenire sulla realtà venezuelana. Lo ha fatto in occasione del suo Consiglio generale che abbiamo ospitato a Roma il 20 e 21 gennaio scorsi. In quella occasione venne approvato un documento molto esplicito e fermo nel chiedere al governo venezuelano che rispetti i diritti umani, civili e politici, e che non impedisca l’attuazione delle disposizioni costituzionali che garantiscono lo sbocco pacifico ed elettorale della crisi.

A tutte queste considerazioni va aggiunta anche una preoccupazione specifica per noi italiani: in Venezuela risiede, perfettamente integrata e parte attiva e protagonista della vita economica, sociale e civile del paese, una importante collettività di origine italiana. Se per un verso l’attenzione che prestiamo, come sinistra democratica italiana, alla situazione che attraversa il Venezuela, è dettata da considerazioni politiche generali e dalla preoccupazione per le sorti della democrazia in un paese amico, a cui ci lega una profonda simpatia umana e culturale, per altro verso la presenza di una collettività italiana, formata da centinaia di migliaia di persone, ci sprona a prestare ancora più attenzione a questa congiuntura difficilissima. Penso che anche il governo italiano dovrebbe attivarsi maggiormente e avere un protagonismo al livello richiesto dalla gravità del momento e dalla folta presenza di nostri connazionali nel paese.

Massimo D’Alema, ex Primo Ministro italiano, è Presidente del partito dei Democratici di Sinistra, in Italia.


Lettera N. 5

Caracaas 27 mayo 2003  

Los social demócratas italianos comienzan la campaña electoral en Caracas     coqueteando con el golpismo venezolano.

                                  (Gira en los clubes privados de Venezuela, de un “euroignorante”)

                     El eurodiputado  Gianni Pitella, abre la campaña electoral en el Centro Italo Venezolano de Caracas, desacreditando al gobierno venezolano, con un grave discurso de intromisión en los asuntos internos de un Estado democrático y soberano, que ciertamente no está de su lado.

                     La asamblea “popular” convocada, (en un club privado, el Centro Italo Venezolano -C.I.V.- de Caracas, el cual cuenta con unos 3.600 socios de distintas nacionalidades, la mayor parte italiana) para discutir “la situación política y social de Venezuela” fue abierta por el Sr. Pitella con una intervención, que en lugar de estimular un debate democrático y constructivo, ha sido más bien una toma de posición bien definida, de condenar un gobierno extranjero del cual no conoce absolutamente nada, no le interesa conocer ni analizar, porque no le conviene: simplemente buscaba atraer la simpatía de un público que se opone al gobierno  (unas 100 personas, algo así como un 0,1% de los 100.000 italovenezolanos residenciados en Caracas) .

                   Todo quedó reducido a un discurso electoral buscando el aplauso de los presentes el cual se hizo muy ruidoso cuando un asistente al acto, en su intervención celebró el distanciamiento de un partido de izquierda, de la posición de  Fausto Bertinotti, de los “Verdi”, de los intelectuales y otros exponentes del movimiento anti-global que apoyan el Proceso de Cambio Venezolano.

                Son graves las afirmaciones de un europarlamentario que define “inadecuado el gobierno de este país” y además lo acusa de populista y de antipolítico.

            Con tales afirmaciones y acusaciones, este europarlamentario hace una clara demostración de su profunda ignorancia sobre el proceso de transformación de Venezuela, sea por negligencia o por dar crédito a quien ha vivido y sigue viviendo solamente una parte de la realidad de este País, y cree, erróneamente, que representa la comunidad italovenezolana

                   Pensábamos que eran solo los Norteamericanos que se empeñaban a decidir los gobiernos que le convienen a los pueblos, pero vemos que el Sr. Pitella insinúa que a Europa también le gustaría imitar a USA sobre este punto. Mayúsculo error: cada pueblo escoge y elige el gobierno que le convenga.

 Luego el Sr. Pitella se pregunta  porqué  Italia no forma parte de los amigos de Venezuela; y no comprende que con su mísero discurso tal cosa no es posible.

                 Mientras tanto el interés de este “personaje” era fotografiar y fotografiar a sus interlocutores para el” album del partido”, sin prestar atención al contenido antidemocrático y fascista de algunas intervenciones. Así por ejemplo, mientras un ex presidente del CIV declaraba con tono dramático “o nos contamos o nos matamos”, naturalmente sin mencionar nada más y nada menos que 2  procesos electorales y 5 referendum ganados ampliamente por este Gobierno

Pitella le sacaba una foto

                Justamente el Referéndum Revocatorio del mandato (Presidencial) está contemplado en el Artículo 72 de la Constitución y fue impulsado por el Presidente Chávez en su momento, de manera tal que para “contarnos” no necesitamos matar a nadie.

               Por otra parte un ex presidente de “Fedecámaras” (Confindustria) prometía ir a Italia para involucrar la Confindustria Italiana en la lucha antinacional “para volver a ganar mucho dinero para ayudar al pueblo”, (y es que alguna vez Fedecameras se preocupo en ayudar al pueblo .Es esto cinismo o falta de memoria ¿) e invitaba a Italia a una nueva Ley Helmes-Boulton , versión Venezuela, diciendo “no se puede financiar al que viola las normas: o somos democráticos o somos mentirosos”. Es difícil entender quién viola las normas cuando recordamos que uno de sus colegas (ex presidente de Fedecámaras), el Sr. Carmona, el 12 de Abril del 2.002 se autoproclamó Presidente de Venezuela (al estilo Napoleón) y de un plumazo disolvió todos los poderes democráticamente constituidos, como la Asamblea Nacional, el Consejo Nacional Electoral, el Tribunal Supremo de Justicia, etc. El ex presidente de Fedecamera   repite como loro las palabras “Libertad”, “Democracia” y “Alternabilidad Democrática”,evidentemente, tanto el como el señor Pitella han extraviado la verdadera noción de las mismas , mientras que el pueblo pobre de  este país podria impartirle unas clases magistrales sobre dichos conceptos en estos días de reencuentro con los mismos. Mas.Pitella ... sacaba una foto.

               Mientras un socio del club privado condenaba a Italia por haber enviado barcos de carga a Venezuela, durante la “huelga general” de Diciembre del 2.002 y en Enero del 2.003 obviando las voces alarmistas y terroristas de la oposición que había declarado inhabilitados los puertos nacionales. Pitella ... tomaba fotos.

            En una intervención interesante, un participante local se declaraba miembro del sindicato “Unapetrol” y se lamentaba  de que su organización no había sido reconocida por este Gobierno “dictatorial”. Eso si, ocultando que su gremio no representa los trabajadores comunes, sino la tristemente famosa “meritocracia”, es decir, los dirigentes de alto nivel y de confianza de la empresa PDVSA (que es del Estado) y que por lo tanto legalmente no pueden constituirse en sindicato. En esta misma intervención ingenuamente le dijo a Pitella que por muchos años, los fabulosos ingresos financieros producidos por PDVSA fueron malgastados por los gobiernos de turno; quizás ésta   fue la única    intervención    certera de la noche..pero

Pitella ... seguía fotografiando.

            Al final mientras todas las intervenciones se concentraban sobre el temor de perder la libertad, sobre la lucha por la supervivencia, sobre la pérdida de la felicidad de los años dorados, sobre el riesgo (de muerte) de la propiedad privada, sobre los “abnegados” servicios a la democracia, sobre la condena de las ideologías superadas y tercermundistas, sobre la libertad sindacal y de la empresa.,el album de Pitella era completo  Ahora esara pensando qué título asignarle. nosotros le sugerimos uno:  El bochornoso papel de Pitella en Venezuela.

     Para dar algunas informaciones a los “Pitella de Italia”: Visitas de euroignorantes como éste no necesitamos porque aquí ya tenemos suficientes. Tenemos suficientes ignorantes que llaman “dictadura” a un sistema, a un gobierno democráticamente elegido y ratificado 6 veces, donde reina la total y amplia libertad de expresión, de educación, de religión, hay libertad política: no hay presos políticos ni perseguidos, los opositores hablan hasta lo que no deberían en TV, radio, escriben en prensa, en vallas, hacen marchas, concentraciones en autopistas y plazas –nadie los persigue-. La libertad económica: (antes del paro-sabotaje) cualquiera legalmente permisado puede comprar, vender, fabricar, importar, exportar, transportar, distribuir cualquier producto legal, prestar servicios, etc, en fin, ejercer la libertad económica sin más limitaciones que las que indican las leyes.

            Los que recuerdan la  “felicidad de los años dorados”se refieren  a los años durante los cuales con gran esfuerzo llevaron adelante sus empresas, ganaron muchísimo dinero y eran felices, eso si, sin mirar a los lados. Ellos, la felicidad la miden en cantidad de Bolívares ganados. Nosotros no podemos sino despreciar profundamente esta mezquina posición, que añora y desea que vuelvan los años en que la felicidad de unos era la desgracia, la miseria y hasta la muerte de la inmensa mayoría.

            Por favor recapaciten: Ustedes no pueden luchar exclusivamente por la felicidad de su familia, sus parientes, sus amigos y su entorno social, e ignorar el padecimiento de millones de personas que son de aquí, nacieron en esta tierra, son “copropietarios” de esta riquísima Venezuela, a quien solo le han tocado las enfermedades, y las calamidades que le proporciona la miseria económica.

Estos nunca tuvieron años dorados.

Circulo   Bolivariano Antonio Gramsci

Colectivo de Italovenezolanos Bolivarianos

cbantoniogramsci@hotmail.com


N 6

www.aporrea.org (24/01/04)

http://www.aporrea.org/dameletra.php?docid=6561

Carta abierta del Círculo Bolivariano Antonio Gramsci al Embajador de Italia en Venezuela a propósito de sus declaraciones sobre el control de cambio El señor embajador olvidó que en Italia esta medida se tomó entre las décadas del 70´ y del 80´ durante aproximadamente 15 años
Por: Círculo Bolivariano "Antonio Gramsci"

Excelentísimo Embajador de la República de Italia en Venezuela
Señor Gerardo Carante

Como ítalovenezolanos que somos, nos manifestamos en desacuerdo con sus comentarios publicados en el diario Últimas Noticias" (primera página y página 14) del miércoles 21 de enero pasado, donde usted declaró: "El control de cambio es un error...".

Señor embajador, usted sabe que el gobierno venezolano mantuvo un tipo de cambio variable, basado en un sistema de bandas, hasta enero del 2003, lo que demuestra que el control de cambio no es política económica de este gobierno.

Esta medida fue tomada por el gobierno en medio de una coyuntura producto de la fuga insostenible de capitales. Si esto ha sido o no un error es problema interno de Venezuela, por tanto sus declaraciones representan una injerencia en los asuntos internos de este País soberano.

Nos permitimos recordarle que Italia tuvo un control de cambio durante más de 10 años entre los 70s y los 80s y, a ningún embajador de otro país acreditado en Italia se le ocurrió criticar la medida adoptada por el gobierno de la península.

Por lo tanto nosotros le solicitamos respetuosamente:

Que cumpla con su trabajo de embajador sin inmiscuirse en los asuntos internos de Venezuela.

En cambio, le sugerimos trabajar decididamente en la organización del Consulado General de Italia en Caracas a fin de dar a sus conciudadanos residentes en Venezuela un servicio de calidad, acorde con su dignidad.

Si usted está preocupado porque han decaído las importaciones provenientes de Italia, le invitamos a revisar la lista de productos elaborada por CADIVI, porque lo más probable es que no sean considerados necesarios.

Por otra parte, si son productos incluidos en dicha lista, entonces habría que instar a las empresas importadoras de los mismos a cumplir con los recaudos necesarios establecidos en las providencias emitidas por CADIVI, o sea, cumplir con el pago al Instituto Venezolano de los Seguros Sociales, al INCE y al Seniat para obtener los permisos de importación y las divisas respectivas.

A nosotros, ítalo venezolanos que nos sentimos ciudadanos de ambas naciones, nos gustaría que el embajador de Italia, en lugar de emitir declaraciones de este tipo que constituyen una intromisión en la política interna de esta nación, colaborara con su gobierno legítimo y constitucional para el recíproco beneficio de los dos países y sus pueblos, y de modo especial de los italianos que vivimos aquí.

Atentamente
Círculo Bolivariano "Antonio Gramsci"
 

DECLARACIOENS DEL EMBAJADOR DE ITALIA A ULTIMAS NOTICIAS

“Ha sido un error”
Últimas Noticias miércoles 21 de enero/ Desireé Lozano Zorrilla

“El control de cambio es un error que va en contra de cómo se maneja el comercio y de las leyes del mercado”.

Así lo indicó Gerardo Carante, embajador de Italia en Venezuela.

Carante aseguró que 2003 fue un “año terrible” porque debido al control de cambio han caído las importaciones desde Italia.

“Los que quieren importar tienen que recurrir al mercado negro. El control de cambio es un error que le crea problemas a los empresarios”.

El diplomático explicó que en 2003 las exportaciones de Italia hacia Venezuela se ubicaron en $500 millones, mientras que desde el país hacia esa nación europea alcanzó los $300 millones.

Dijo que Italia ha sido siempre el segundo socio comercial de Venezuela con inversión de un millardo de dólares. “Somos el primer importador de orimulsión”, agregó.


Caracas octubre 2002

PIPPO NO SABE LO QUE DICE  N 7

En referencia a su artículo redactado por el Sr. Pippo de Ascoli, bajo el título SOL Y SOMBRA publicado en la VOCE D`ITALIA, el día 11 de Octubre del 2002, quisiera comenzar estas líneas con la diplomática frase “Con el debido respeto” pero mi nulo nivel de hipocresia que me acompaña, me lo impide así le digo que no siento ningún respeto por lo que Ud. escribe en este artículo.
Hace 43 años que llegué a este hermoso país que nos recibió y nos acobijó a todos (los italianos) como a sus propios hijos. No me he dedicado jamás a la política pero he estado siempre atento al desenvolvimiento de la misma. De manera que le puedo afirmar que la historia contemporanea de Venezuela bien o mal, la conozco, y también conozco el significado del término “dictador” el cual Ud. confunde en varias puntos de su artículo.
Su artículo es completamente incomprensible: refiriéndose a la marcha de la oposición realizada el 10 de Octubre del 2002, Ud. dice “la gente puede más que los cañones”. Me pregunto: ¿De qué cañones habla Ud.?, naturalmente se refiere a la posible aplicación de la fuerza para reprimir dicha marcha. ¿es que Ud. vió algún indicio de aplicación de fuerza contra la misma?
Luego en otro punto Ud. dice “es el momento del triunfo de la gente, las mujeres no quieren más guerra”. Creo que Ud. está extraviado, porque los gritos de guerra los escuchamos siempre provenientes de los que intentan asaltar el poder, y nunca del oficialismo democrático.
Más adelante Ud. hace unas aberrantes e irrelevantes comparaciones del Presidente Constitucional de Venezuela, con los dictadores de Yugoslavia, de Rumania, y al final cae en el más profundo y oscuro abismo de la infamia cuando asocia al Presidente Chavez con “los dictadores africanos quienes ven descubiertas por la TV las miserables matanzas que realizan”. ¿Se puede saber de qué habla Ud?
¿Actualmente Ud. conoce algún perseguido político, en Venezuela, algún preso político ,algún torturado, algún desaparecido? , si su respuesta fuese afirmativa, indique nombres, de lo contrario rectifique su discurso.
En otro punto Ud. dice que debido a lo numeroso de la marcha de la oposición (por cierto respetada y protegida por el Estado con miles de Guardias), se llega a la conclusión que el Presidente ha perdido legitimidad y que debe irse. Bueno, esta conclusión es bastante infantil: Para hacer un balance justo, yo, en su lugar hubiese aplazado la redacción del artículo para el día 14 de Octubre del 2002, es decir después de observar la marcha de los 2 millones de personas que respaldaban al Presidente. Pero entiendo que su manifiesta parcialidad no le permite expresar la realidad, y se lanza a escribir visiones carentes de objetividad y justicia.
Dicho lo anterior, debo reconocer que estoy totalmente de acuerdo con Ud. cuando dice que la televisión es el invento social por excelencia: en efecto a través de la TV pudimos observar como el 11 de Abril del 2002, una marcha, conformada por personas de buena voluntad ,pero dirigida por manos inescrupulosas, cambió su ruta, fue arengada para que asaltara Miraflores, y en efecto terminó en un Golpe de Estado Fascista cuyo manifiesto leido el día 12 de Abril representa una verdadera mancha negra para la historia político-social de Venezuela.
¿ O es que Ud., italiano o descendiente de italiano, no conoce lo que es el Fascismo, es que a Ud. su padre o su abuelo, no le contó de viva voz cómo obraba el Fascismo en Italia? ¿ no le contaron de la represión que instauró, de la ausencia de toda clase de libertad individual, de las persecusiones y allanamientos políticos?
¿ Ud. no encuentra ninguna semejanza entre aquel régimen y el que se instauró en Venezuela el 11 de Abril del 2002 ?
Si no encuentra la semenjanza, entonces Ud. no debería atreverse a escribir ni una sola línea en ningún periódico, dirigida a nuestra colonia, y menos aún en un periódico Italo-Venezolano, porque no representa el sentir de esta colonia amante de la auténtica libertad, la cual Ud. no sabe distinguir con claridad.
De artículos como el que Ud. escribió esta repleta la prensa nacional, y estamos absolutamente saturados de ellos.
Los Italianos e Italo-Venezolanos residentes en Venezuela debemos ser equilibrados, pero si la balanza debe inclinarse hacia un lado, éste debe ser indudable y decididamente el lado que respeta y se rige por la Constitución y las Leyes de la República. Sólo así no nos equivocaremos, de lo contrario, podríamos ser vistos ( y de hecho lo seríamos) como cómplices de una posible instauración de un régimen no democrático como el del 11 de Abril.
Nosotros ya nos equivocamos una vez en nuestra Italia de Mussolini, ayudemos a nuestra segunda Patria Venezuela a no caer en el mismo error.

Antonio Coiro


VISIÓN DE UN INMIGRANTE N 8

¡Aprovechemos a Chavez!

       Hace 42 años, proveniente de Italia, llegué a este hermoso país donde he vivido desde entonces lo que representa toda mi vida de adulto. Siempre sufrí por la marcada desigualdad social en Venezuela, pero yo nunca estuve dedicado a política por mi condición de extranjero, de manera que me tocó almacenar dentro de mi y en silencio esa inconformidad.

En la estructura económica había, en primer lugar una clase económico-social poderosa que naturalmente producía riqueza pero para sí misma. Luego estaba la laboriosa clase media que pujaba valientemente en todos los frentes y en sus pequeñas y medianas empresas. Más abajo, pero bastante más abajo estaba, como todos sabemos la clase trabajadora, desposeida e ignorada. Este es el elemental recuento de una situación que en verdad todo el mundo conoce y que no aporta nada nuevo; lo nuevo está en que unos cuantos venezolanos de buena fe, manejados por perversas compañías audiovisuales, de prensa escrita, de panfletos, por internet, etc… repiten como loros, entre otras cosas, que adversan al Presidente Chavez porque dividió al pueblo de Venezuela en dos sectores, es decir en pobres y ricos. Yo realmente siento indignación al escuchar tal afrimación, pero a la vez compadezco a quienes la pronuncian a causa de su ignorancia.

No vayan a pensar que yo no veo lo que está ocurriendo en la calle, claro que hay dos sectores, tengo ojos para verlos, tengo oidos para escucharlos, pero también tengo memoria para recordar que en los últimos 40 años, también estuvieron allí los dos sectores, y al sector pobre y desfallecido usabamos los ojos para verlo, pero nunca se usaron los oidos para escucharlo.

Ahora, por fín, ha llegado un movimiento, un hombre de los que aparecen cada 100 años, un hombre cuya sensibilidad social es más grande que su propia vida, un hombre con los oidos bien atentos, un hombre que ha potenciado la garganta de los desposeidos para que su grito sea más fuerte y que retumbe en la consciencia de todo el pueblo de Venezuela.

La historia universal está llena de ejemplos de gobernantes que residían en casas con puertas de plata y manillas de oro puro, acompañados de una reducida clase privilegiada que se imponía sobre una población en condiciones paupérrimas. Cuando por fín este desposeido pueblo decidió reclamar sus derechos por la fuerza, aquellos quedaron masacrados.

¡Aprovechemos a Chavez!

Aprovechemos a este personaje que llegó a Venezuela a hacer con paz y democracia lo que otros hicieron con guerras civiles, es decir con sangre.

Uso la palabra “aprovechar” recordando aquel refrán que dice “la oportunidad es calva”. Si no aprovechamos ahora de realizar un cambio social justo; si se nos escapa esta oportunidad hoy, y persisten los oidos sordos, tarde o temprano el cambio se verificará pero con violencia como nos enseña la historia, y los sordos llevarán la peor parte. No queremos este desenlace hoy, ni mañana , ni nunca. La gente noble y alegre de este pueblo no se lo merece y por eso termino diciendo, esta vez escrito en mayúscula:

¡¡APROVECHEMOS A CHAVEZ!!

Antonio Coiro

Circulo   Bolivariano Antonio Gramsci

Colectivo de Italovenezolanos Bolivarianos

cbantoniogramsci@hotmail.com


REFERENDO YA! N.9

Nosotros, los que deseamos que nuestros hijos vayan al colegio, los que con nuestras pequeñas y medianas empresas producimos y damos empleo a nuestro pueblo, los que abrimos las puertas de nuestras tiendas todos los días, los que queremos asistir a nuestro trabajo con puntualidad, los que contra vientos y mareas estamos firmes en nuestros puestos de trabajo en las empresas básicas del país (hierro, aluminio, petróleo), los transportistas, los valientes gandoleros que distribuimos la gasolina para el pueblo, para las ambulancias; los que luchamos patrioticamente para evitar que unos desalmados sigan estropeando costosas instalaciones de Refinerías propiedad de la Nación, y en fin todos los que TRABAJAMOS PARA EL BIEN.
Solicitamos ¡ Referendo Ya!
Y la pregunta debe ser esta:
¿Está Ud. de acuerdo con:
1. Que la oposición estropee las instalaciones de nuestra industria petrolera con el fin de tomar el poder a la fuerza?
2. Que la oposición cierre las puertas de los colegios mediante amenazas a sus directores?
3. Que la oposición tranque las vías e impida el libre tránsito a los que queremos trabajar, vivir en paz?
4. Que la oposición siga instigando al odio y a la confrontación?
5. Que las televisoras transmitan a tiempo completo boletines del terror, que atemorizan al más valiente de los hombres ( no por cobardía sino por inconvenientes)?
6. Que la oposición llame, por la televisión, a la FAN a que se unan a semejantes actos de traición a la Patria de Bolívar para tomar el poder por la fuerza antes de Agosto del 2003, porque no pueden esperar 8 meses?
Responda Si No
Nota: Que este formato de consulta no se ajusta a los requerimientos legales, lo sabemos, pero también sabemos que expresa con palabras simples, la realidad de hoy y que podría ser contestada (la consulta) por adolescentes y hasta por niños que se ven terriblemente afectados por esta situación.
Les aseguro que si se realizara esta hipotética consulta basada en la absoluta realidad; de los 23 millones de venezolanos, por lo menos, 22 millones, contestarían con un sonoro NO                   

Antonio Coiro


Caracas 30/01/2003

N.10 - EL QUE LA DEBE LA TEME  

Todas las marchas multitudinarias de los Bolivarianos son pacíficas y ordenadas, sin Guardia Nacional, sin Policía Metropolitana, sin ejercito, sin bombas lacrimógenas y sin ningún despliegue especial de seguridad. Asi comienzan y así terminan. Todas han transcurrido de la misma manera, sin muertos, sin heridos… en fin sin preocupación de ninguna especie, tanto por parte de los participantes en las mismas como por el resto de la población que no los acompaña.

¿Porqué nadie se preocupa?

A esta pregunta tenemos un rosario de respuestas:

a.      Porque los Bolivarianos se concentran previamente donde está previsto.

b.      Porque no llevan armas (bueno tenemos que admitir que llevan un arma: la constitución)

c.      Porque siguen la ruta establecida, es decir que a ningún Bolivariano se le ocurre desviarse de la ruta como para asaltar alguna Embajada, o asaltar (por ejemplo) la alcaldía de Chacao o cometer alguna salvajada de esas que hemos presenciado en varias oportunidades, protagonizada por los bárbaros que se autodenominan "sociedad civil"

d.      Porque llegan a un punto de concentración final donde su líder le llena el Alma con una avalancha de palabras de profundo contenido patriótico que enaltece la moral y fortalece el espíritu de lucha que los ayudará a transitar por aquel camino lleno de dificultades, hasta alcanzar, más temprano que tarde, esa anhelada estructura social más justa.

Hemos expresado sólo algunas de las causas por las que

"Nadie se preocupa o alarma por las Marchas Bolivarianas"

Pero esta afirmación resulta falsa si hablamos de la movilización realizada el 23 de Enero del 2003.

Efectivamente en esta ocasión, la preocupación, la alarma y la angustia se apoderó de los habitantes de las urbanizaciones del Este de Caracas. Desde varios días antes de la movilización estas personas prepararon sus armas de fuego, levantaron barricadas con sacos de arena, instalaron alambres de púas cerca de sus casas o edificios, prepararon aceite, piedras, botellas, bombas Molotov, y todo un arsenal de guerra; diseñaron un plan de contingencia, con señales de alerta amarilla, alerta naranja, alerta roja, turnos de vigilancias armadas, instalaron pesadas puertas de hierro en sus urbanizaciones, etc, etc, etc…

Los que no formamos parte de estos enfermizos mentales, no comprendemos el porque de estos preparativos. Y no lo comprendemos porque en ningún momento el oficialismo de alta esfera, ni los militantes más radicales, ni el pueblo de los barrios, ni los motorizados, ni los círculos Bolivarianos, y en fin, ningún vocero del oficialismo pronunció palabra alguna que pudiese interpretarse como posibilidad o intención de estos millones de personas, amantes de la libertad, de hacerle algún daño físico a sus hermanos Venezolanos que residen en urbanizaciones del Este Caraqueño.

Se convocaron y realizaron infinidad de marchas del oficialismo en los últimos años, y los habitantes de las citadas urbanizaciones del Este de Caracas (lease opositores) no se habían asustado al punto tal como para prepararse para una guerra. Asi que cabe la pregunta:

¿Por qué esta vez se prepararon para la guerra?

(aquí encaja el título de este artículo) "EL QUE LA DEBE LA TEME"

Pero además, podemos dar otras tentativas como respuestas:

1.      Pensaron que haber saboteado la industria Petrolera constituye un crimen en contra de Venezuela.

2.      Pensaron que irritaron al pueblo pobre, al apoyar el intento por derrocar a su presidente por vía del chantaje y el sabotaje del país.

3.      Pensaron que el pueblo que apoya el proceso de cambio estaba muy molesto por las largas colas para obtener gasolina.

4.      Pensaron que este pueblo amante del trabajo, de la paz y de la tranquilidad, explotaria en violencia contra los opositores, por no tener la harina para hacer arepas, por no tener gasolina para juntarse con sus familiares en Navidad, por no tener gas con que cocinar, por haber perdido su empleo, porque sus hijos no podían asistir a calse, porque no soporta un día más el terrorismo televisivo… etc…

En verdad pensaron bien; acertaron en todos los puntos menos en uno.

Este pueblo de escasos recursos económicos pero de inmensos recursos espirituales, aguantó el temporal con grán valentía, ayudó a proteger los bienes del Estado Venezolano, (PDVSA), ayudó a reestablecer la distribución de la gasolina (para que los saboteadores pudieran pasear con sus lujosos carros) cooperó y sigue cooperando en todos los frentes para normalizar la situación en el país; y el 23 de Enero salió a manifestar su apoyo a su presidente constitucional. Dos millones y medio entre hombres y mujeres marcharon a lo largo de varios kilometros ida y vuelta; ni un vidrio roto, ni un aporreado, ni un herido, ningún acto de violencia contra los atrincherados:

UNA VERDADERA LECCIÓN DE PAZ, DE VALENTÍA, DE RESPETO A SU ADVERSARIO.

Si los "Atrincherados" tuviesen valor, moral, o algo de vergüenza, pedirían Disculpas publicamente por haber puesto en duda la entereza de este pueblo al cual nunca le pasó por la mente agredir a su adversario. (Pero ya sabemos que es como pedirle peras al olmo)


7 marzo 2004

N. 11 - IL CNE, CONSIGLIO NAZIONALE ELETTORALE, E LA DISPERAZIONE DELLA  COSI CHIAMATA OPPOSIZIONE

DICHIARAZIONE DEGLI ITALIANI E ITALOVENEZUELANI RESIDENTI IN VENEZUELA.  

Rivedendo la storia del Venezuela, non troviamo un'autorità elettorale   più giusta che l'attuale CNE. Tale affermazione la facciamo in base all’   attuazione che ha avuto detto corpo,nella organizzazione e nella gestione  delle giornate di   raccolta di firme per un possibile ed eventuale revocatorio sia del presidente della repubblica sia di amministratori e deputati eletti nelle liste di maggioranza e opposizione.  

Lo stesso si può dire  dal momento che accoglie ,registra e verifica minuziosamente le firme, sotto lo sguardo critico di organismi internazionali, come   lo sono l'OEA e il Centro Carter ai quali gli fu permesso l'accesso totale,   senza limiti, alle differenti tappe di tale processo di revisione. Anche,   naturalmente, ci furono osservatori da parte della "opposizione" ed ugualmente del    settore filo governativo.  Arrivò il giorno dei risultati: 

Il comitato tecnico, gli osservatori di entrambi le parti, i 5 Rettori   principali del CNE, l'OEA e il Centro Carter non hanno divergenze in   affermare che: (arrotondando le cifre) ci sono 1.800.000 firme convalidate,   400.000 invalidate, e 870.000 in “riparazione”, per chiari indizi di   irregolarità osservate.  In quanto a queste due ultime cifre,

noi gli Italiani naturali, nazionalizzati,   nati e residenti  in Venezuela, rispettosi dei diritti altrui, e   amanti della Giustizia e della Verità, non possiamo fare a meno di commentare   lo seguente: 

  Tutte le parti COINVOLTE, perfino l'opposizione, nel processo di   verifica di firme, accettano come corrette le cifre menzionate; ciò vuol dire     che l'opposizione riconosce di aver messo in ballo  in primo luogo, 400.000   fatti(firme) fraudolenti, poiché l'invalidazione non è dovuta ad errori di forma   ma si deve in un 90 percento a firme di minori di età, firme di persone   non iscritte nel Registro Elettorale, firme di Nº di Certificati inesistenti   ed il colmo: firme di persone decedute anni fa. 

  Quindi appaiono 870.000 firme i cui moduli furono riempiti da una stessa   persona e buona parte di queste firmate dalla stessa mano .     Queste ultime furono inviate dal    CNE ad un processo di riaffermazione da parte dei firmatari. Senza entrare   in polemica in quanto al procedimento che si applicherà per la riaffermazione   di queste 870.000 firme( di cui gli organismi internazionali C. Carter e OEA in un comunicato,riconoscono la legittimità si differenziano  nel metodo), noi consideriamo che le 400.000 firme   invalidate dal CNE, costituiscono quattrocento mille prove di   tentativo di frode , sufficienti di per sé  ha dichiarare nulla, per fraudolenta,   il sollecito di revocatorio presidenziale. Tuttavia affinché    i "ragazzi cattivi", oppositori, non diventassero "molto più cattivi", solamente furono  

invalidate queste ed inviate a riaffermazione le 870.000 di dubbiosa   provenienza, misura questa presa dal CNE che rappresenta un chiara   dimostrazione di imparzialità di questo rispettabile ed indipendente potere   pubblico che noi abbiamo accolto con beneplacito, convinti che   costituirà una misura di sollievo che favorirebbe la riconciliazione delle   parti oggi affrontate.

Ma inspiegabilmente l'opposizione scatenò una   serie di atti di vandalismo e teppismo in tutta la Capitale, cosicché, incendi,   danni, feriti e morti innocenti, è stata la risposta al verdetto   pacificatore che emise il CNE. 

  Noi gli Italiani del Venezuela, condanniamo energicamente tali fatti   e speriamo che la degenerazione cerebrale, della quale vengono soffrendo i   dirigenti dell'opposizione, si fermi, e possano agire come politici di questo   secolo XXI e non continuare cosi ad attentare alla pace di  questo nobile paese   Venezuela al quale consideriamo come la nostra seconda Patria.

Per gli Italiani e italo-venezuelani residenti in Venezuela.-

Giordano Bruno Venier

Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci”

Seguono Firme


APORREA

Senador Milos Budin de la Comisión de Relaciones Exteriores del Senado Italiano avala el golpismo venezolano
Orador de orden junto a Giuseppe Gianetto en un acto de la coalición de centro izquierda "UNIONE"

Por: Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci de Venezuela
Publicado el Domingo, 20/11/05 10:19pm

 

Nosotros,

Los integrantes activos del Circulo Bolivariano “Ant