|
Manifesto per
Ingrid Betancourt
CONTRO LA BARBARIE
QUOTIDIANA
Noi intellettuali e
cittadini
progressisti,
affezionati alla
democrazia quanto
alla giustizia
sociale, noi che ci
adoperiamo perché
emergano delle
società emancipate
da tutte le forme di
violenza (politica,
economica, sociale e
culturale) e
difendiamo il
diritto delle
popolazioni a
costruire delle
alternative alla
luce dei mali di un
capitalismo senza
ostacoli, noi che
amiamo la Colombia
per la sua
quotidianità, noi
che ne siamo fuggiti,
noi che in questo
Paese abbiamo degli
amici o che non la
conosciamo se non da
lontano, vogliamo
testimoniare il
nostro dolore e la
nostra vergogna
davanti alla sorte
dei sequestrati e,
attraverso loro, per
la tragedia umana
colombiana, che
soffoca l’intera
popolazione civile e
ridicolizza i
principi su cui si
fonda la dignità
umana.
1-
In primo luogo
esprimiamo la nostra
condanna senza
appello nei
confronti dei
sequestri, praticati
dalla FARC, dalle
altre guerriglie,
dai paramilitari, da
determinati elementi
della forza pubblica
e dalla delinquenza
comune. Il sequestro
è già di per sé un
crimine atroce, che
porta allo
sfinimento fisico e
alla morte sociale
delle persone in
ostaggio. Inoltre,
le condizioni
insalubri di
detenzione o
l’intensificazione
del conflitto
espongono queste
persone ad una morte
certa. Niente può
giustificare tutto
questo. E ciò vale
anche per tutti i
crimini contro la
società civile,
esercitati dai
gruppi armati
illegali, ma anche
dai membri delle
forze armate legali,
di cui le strategie
esclusivamente
belliche hanno
condotto a
sovvertire il loro
iniziale progetto
politico ed etico.
2-
Noi condanniamo con
la stessa
fermezza l’attività
irresponsabile e
inaccettabile del
governo colombiano.
Il suo rifiuto di
riconoscere
l’esistenza del
conflitto armato e
di applicare i
principi
internazionali dei
diritti umani,
l’omertà che pesa
sulle famiglie degli
ostaggi, che evocano
senza posa la messa
in atto delle
operazioni militari,
gli insulti che il
governo indirizza
verso l’opposizione
democratica,
costituita da
porzioni potenziali
o reali di gruppi
paramilitari, i
rapporti d’affari
tra i
narcotrafficanti e i
dirigenti politici,
in un contesto in
cui l’apparato
giudiziario non è
capace di garantire
i principi di verità,
di risarcimento e
di non ripetizione
delle estorsioni,
infine il fallimento
della politica di
‘sicurezza
democratica’,
incapace di
garantire la vita ai
più indigenti e la
volontà di
legittimare le sue
azioni nascondendosi
dietro le false
motivazioni di una
‘guerra contro il
terrorismo’, tutti
questi elementi
avvallano l’immensa
responsabilità del
potere attuale e
richiamano la sua
condanna.
3-
Noi condanniamo,
infine, le politiche
di alcuni membri
della Comunità
Internazionale, in
particolare quella
del governo
statunitense, che
con i piani
‘Colombia’,
‘Patriota’ e ‘Consolidamento’,
dona a questo regime
i mezzi logistici e
finanziari di
un’atroce
guerra. Dal canto
suo, l’Unione
Europea è cieca di
fronte alla
disastrosa realtà
umana, nel nome
degli interessi
economici indiscussi
- visibili
recentemente nelle
negoziazioni
condotte con la
Comunità Andina.
Questa realtà è dura
da sradicare, così
come lo mostrano i
rapporti della
Commissione dei
diritti dell’uomo
dell’ONU sulla
situazione
colombiana da
qualche anno.
Bisogna infatti
ricordare che la
Colombia conta più
di 3000 sequestrati
– di cui un po’ meno
di un terzo detenuti
dalla FARC, - 30.000
vittime di scomparse
forzate –
essenzialmente per
l’azione dei gruppi
paramilitari – e 3,9
milioni di profughi?
Bisogna ricordare
che questo Paese è,
con il Sudan, quello
che ha il più alto
numero di rifugiati
al mondo, che il 60%
della sua
popolazione vive al
di sotto della
soglia di povertà e
che costituisce il
teatro di
ingiustizie sociali
e culturali
intollerabili?
Ecco perché esigiamo
una mobilitazione
immediata di tutte
le voci democratiche
che in Colombia,
come in America del
sud, nell’Unione
Europea, come negli
Stati Uniti, possano
contribuire al
salvataggio degli
ostaggi e alla
stipulazione di
accordi umanitari,
passaggi necessari
alla costruzione di
una soluzione
non-violenta e il
negoziato al
conflitto. Per
questo motivo
domandiamo
pubblicamente:
1-
Che la FARC liberino
immediatamente e
senza condizioni
tutti gli ostaggi
civili in loro
possesso, si tratti
di ostaggi economici
o politici.
Precisando che
questi ultimi non
sono negoziabili con
alcun riscatto, non
sono presi in esame
per un eventuale
accordo umanitario e
la liberazione deve
avvenire interamente
dalla buona volontà
dei carcerieri.
Davanti all’estremo
dolore delle
famiglie, la FARC
deve dar prova di
responsabilità
politica e di
coerenza etica.
Devono dimostrare la
loro capacità di dar
vita alle condizioni
per giungere ad un
epilogo, senza il
quale la loro lotta
non ha assolutamente
alcun senso. Se
finora è stato
inteso che questo
gesto debba essere
la contropartita
all’accordo
umanitario, esso può
essere anticipato: i
recenti video e le
lettere degli
ostaggi politici
costituiscono un
appello disperato
affinché queste
misure siano prese
senza termini di
garanzia,
immediatamente.
Logicamente, questa
esigenza di libertà
è valida per tutti
gli attori
responsabili di
sequestro.
2-
Che il governo dia
prova di una analoga
responsabilità,
abbandoni
definitivamente
l’ipotesi di un
salvataggio militare
e ponga le basi di
un accordo
umanitario che
permetta lo scambio
dei prigionieri (partigiani
incarcerati contro
poliziotti e
militari sequestrati).
Bisogna porre in
evidenza, a questo
riguardo, la logica
giuridica e morale
di un tale accordo:
ricondotto
all’interno del
diritto
internazionale, mira
a regolare
pacificamente e
momentaneamente lo
scambio dei
prigionieri in tempo
di guerra. Si
inserisce, dunque,
una logica di non-violenza
in una situazione di
violenza strutturale.
In questa ottica,
nessuna delle
opportunità
disponibili deve
essere sottovalutata,
a condizione,
tuttavia, che le
negoziazioni in
vista della
liberazione degli
ostaggi non sia
indefinitamente
strumentalizzata al
servizio di
strategie belliche/militari.
3-
Che la Comunità
Internazionale
faccia prova di un
impegno senza sosta
al servizio della
pace e dei diritti
umani in Colombia,
teatro della più
grande tragedia
umanitaria del
Continente
latino-americano
dopo il conflitto
mondiale. Tre
domande precise sono
all’ordine del
giorno: il
mantenimento
irrevocabile
dell’esecutivo
dell’ONU sul posto e
l’aumento dei suoi
mezzi di operatività;
l’invio di un
delegato permanente
dell’Unione Europea
che permetta di
rinforzare l’impatto
della diplomazia
europea per
l’accordo umanitario;
lo sviluppo dei
diversi meccanismi
che forzino lo Stato
Colombiano a
garantire alle
associazioni che
abbiano intentato
dei ricorsi presso
la corte inter-americana
dei diritti
dell’Uomo, di vedere
tali azioni arrivare
al termine. Queste
sono da considerarsi
come le prime tappe
della ricostruzione
di un sistema
giudiziario
interamente
indipendente, capace
di mettere fine ai
crimini commessi
dalle parti in
conflitto e di
rispondere alla
domanda delle
associazioni delle
vittime di vedersi
riconoscere il
diritto inalienabile
alla verità, al
risarcimento e alla
non-ripetizione
delle estorsioni.
D'altronde è al
popolo colombiano
che spetta di
disegnare la via
politica che gli
permetta di
ricongiungersi con
la giustizia sociale
e di rifiutare le
diverse forme di
violenza che si
verificano sul suo
territorio.
Tra le prove di vita
degli ostaggi
pervenute
recentemente ai
giornali e al Mondo,
una ha richiamato
l’attenzione: quella
che Ingrid
Betancourt indirizza
alla madre.
Sconvolgente per la
sua combinazione di
intimità e di
universalità, di
sfinimento e
resistenza morale,
le parole che
dominano sono come
dei raccordi tra le
vittime anonime e il
resto del mondo.
L’autore cita Albert
Camus. Il miglior
modo di dargli
risalto è senza
dubbio proseguire la
lettura dell’autore
di ‘Lo staniero’ (L’Etranger).
E di soffermarsi su
queste parole:”La
tirannia
totalitaria non si
costruisce sulle
virtù dei dittatori,
ma sugli sbagli dei
liberali” (A. Camus,
Actuelles I).In
Colombia, i volti
dei sequestrati,
come quelli delle
altre vittime dei
crimini
inaccettabili, sono
il riflesso di
tutti i nostri
ostacoli all’azione.
È più che necessario
invertire il corso
degli eventi, se
l’idea dell’umanità
ha ancora un senso
per noi.
FICIB - Federazione
internazionale dei
Comitati per Ingrid
Betancourt
LPG, Caracas,
02/02/2008 |