Manifesto per Ingrid Betancourt
martedì, 21 ottobre 2008 01:23:28
Edito por Asociación Civil "LPG"
Responsable: Attilio Folliero

Principal Arriba Manifesto per Ingrid Betancourt Yolanda Pulecio in Italia Comunicato
de 26/05/2006
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Manifesto per Ingrid Betancourt

Manifesto per Ingrid Betancourt

CONTRO LA BARBARIE QUOTIDIANA

Noi intellettuali e cittadini progressisti, affezionati alla democrazia quanto alla giustizia sociale, noi che ci adoperiamo perché emergano delle società emancipate da tutte le forme di violenza (politica, economica, sociale e culturale) e difendiamo il diritto delle popolazioni a costruire delle alternative alla luce dei mali di un capitalismo senza ostacoli, noi che amiamo la Colombia per la sua quotidianità, noi che ne siamo fuggiti, noi che in questo Paese abbiamo degli amici o che non la conosciamo se non da lontano, vogliamo testimoniare il nostro dolore e la nostra vergogna davanti alla sorte dei sequestrati e, attraverso loro, per la tragedia umana colombiana, che soffoca l’intera popolazione civile e ridicolizza i principi su cui si fonda la dignità umana. 

1-      In primo luogo esprimiamo la nostra condanna senza appello nei confronti dei sequestri, praticati dalla FARC, dalle altre guerriglie, dai paramilitari, da determinati elementi della forza pubblica e dalla delinquenza comune. Il sequestro è già di per sé un crimine atroce, che porta allo sfinimento fisico e alla morte sociale delle persone in ostaggio. Inoltre, le condizioni insalubri di detenzione o l’intensificazione del conflitto espongono queste persone ad una morte certa. Niente può giustificare tutto questo. E ciò vale anche per tutti i crimini contro la società civile, esercitati dai gruppi armati illegali, ma anche dai membri delle forze armate legali, di cui le strategie esclusivamente belliche hanno condotto a sovvertire il loro iniziale progetto politico ed etico. 

2-      Noi condanniamo con la stessa fermezza l’attività irresponsabile e inaccettabile del governo colombiano. Il suo rifiuto di riconoscere l’esistenza del conflitto armato e di applicare i principi internazionali dei diritti umani, l’omertà che pesa sulle famiglie degli ostaggi, che evocano senza posa la messa in atto delle operazioni militari, gli insulti che il governo indirizza verso l’opposizione democratica, costituita da porzioni potenziali o reali di gruppi paramilitari, i rapporti d’affari tra i narcotrafficanti e i dirigenti politici, in un contesto in cui l’apparato giudiziario non è capace di garantire i principi di verità, di  risarcimento e di non ripetizione delle estorsioni, infine il fallimento della politica di ‘sicurezza democratica’, incapace di garantire la vita ai più indigenti e la volontà di legittimare le sue azioni nascondendosi dietro le false motivazioni di una ‘guerra contro il terrorismo’, tutti questi elementi avvallano l’immensa responsabilità del potere attuale e richiamano la sua condanna. 

3-      Noi condanniamo, infine, le politiche di alcuni membri della Comunità Internazionale, in particolare quella del governo statunitense, che con i piani ‘Colombia’, ‘Patriota’ e ‘Consolidamento’, dona a questo regime i mezzi logistici e finanziari di un’atroce guerra. Dal canto suo, l’Unione Europea è cieca di fronte alla disastrosa realtà umana, nel nome degli interessi economici indiscussi - visibili recentemente nelle negoziazioni condotte con la Comunità Andina. Questa realtà è dura da sradicare, così come lo mostrano i rapporti della Commissione dei diritti dell’uomo dell’ONU sulla situazione colombiana da qualche anno. Bisogna infatti ricordare che la Colombia conta più di 3000 sequestrati – di cui un po’ meno di un terzo detenuti dalla FARC, - 30.000 vittime di scomparse forzate – essenzialmente per l’azione dei gruppi paramilitari – e 3,9 milioni di profughi? Bisogna ricordare che questo Paese è, con il Sudan, quello che ha il più alto numero di rifugiati al mondo, che il 60% della sua popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e che costituisce il teatro  di ingiustizie sociali e culturali intollerabili? 

Ecco perché esigiamo una mobilitazione immediata di tutte le voci democratiche che in Colombia, come in America del sud,  nell’Unione Europea, come negli Stati Uniti, possano contribuire al salvataggio degli ostaggi e alla stipulazione di accordi umanitari, passaggi necessari alla costruzione di una soluzione non-violenta e il negoziato al conflitto. Per questo motivo domandiamo pubblicamente: 

1-      Che la FARC liberino immediatamente e senza condizioni tutti gli ostaggi civili in loro possesso,  si tratti di ostaggi economici o politici. Precisando che questi ultimi non sono negoziabili con alcun riscatto, non sono presi in esame per un eventuale accordo umanitario e la liberazione deve avvenire interamente dalla buona volontà dei carcerieri. Davanti all’estremo dolore delle famiglie, la FARC deve dar prova di responsabilità politica e di coerenza etica. Devono dimostrare la loro capacità di dar vita alle condizioni per giungere ad un epilogo, senza il quale la loro lotta non ha assolutamente alcun senso. Se finora è stato inteso che questo gesto debba essere la contropartita all’accordo umanitario, esso può essere anticipato: i recenti video e le lettere degli ostaggi politici costituiscono un appello disperato affinché queste misure siano prese senza termini di garanzia, immediatamente. Logicamente, questa esigenza di libertà è valida per tutti gli attori responsabili di sequestro. 

2-      Che il governo dia prova di una analoga responsabilità, abbandoni definitivamente l’ipotesi di un salvataggio militare e ponga le basi di un accordo umanitario che permetta lo scambio dei prigionieri (partigiani incarcerati contro poliziotti e militari sequestrati). Bisogna porre in evidenza, a questo riguardo, la logica giuridica e morale di un tale accordo: ricondotto all’interno del diritto internazionale, mira a regolare pacificamente e momentaneamente lo scambio dei prigionieri in tempo di guerra. Si inserisce, dunque, una logica di non-violenza  in una situazione di violenza strutturale. In questa ottica, nessuna delle opportunità disponibili deve essere sottovalutata, a condizione, tuttavia, che le negoziazioni in vista della liberazione degli ostaggi non sia indefinitamente strumentalizzata al servizio di strategie belliche/militari. 

3-      Che la Comunità Internazionale faccia prova di un impegno  senza sosta al servizio della pace e dei diritti umani in Colombia, teatro della più grande tragedia umanitaria del Continente latino-americano  dopo il conflitto mondiale. Tre domande precise sono all’ordine del giorno: il mantenimento irrevocabile dell’esecutivo dell’ONU sul posto e l’aumento dei suoi mezzi di operatività; l’invio di un delegato permanente dell’Unione Europea che permetta di rinforzare l’impatto della diplomazia europea per l’accordo umanitario; lo sviluppo dei diversi meccanismi che forzino lo Stato Colombiano a garantire alle associazioni  che abbiano intentato dei ricorsi  presso la corte inter-americana  dei diritti dell’Uomo, di vedere tali azioni arrivare al termine. Queste sono da considerarsi come le prime tappe della ricostruzione di un sistema giudiziario  interamente indipendente, capace di mettere fine ai crimini commessi dalle parti in conflitto  e di rispondere alla domanda delle associazioni  delle vittime di vedersi riconoscere il diritto inalienabile alla verità, al risarcimento e alla non-ripetizione delle estorsioni. D'altronde è al popolo colombiano che spetta di disegnare la via politica che gli permetta di ricongiungersi con la giustizia sociale e di rifiutare le diverse forme di violenza che si verificano sul suo territorio. 

Tra le prove di vita degli ostaggi pervenute recentemente ai giornali e al Mondo, una ha richiamato l’attenzione: quella che Ingrid Betancourt indirizza alla madre. Sconvolgente per la sua combinazione di intimità e di universalità, di sfinimento e resistenza morale, le parole che dominano sono come dei raccordi tra le vittime anonime e il resto del mondo. L’autore cita Albert Camus. Il miglior modo di dargli risalto è senza dubbio proseguire la lettura  dell’autore di ‘Lo staniero’ (L’Etranger). E di soffermarsi su queste parole:”La tirannia totalitaria  non si costruisce sulle virtù dei dittatori, ma sugli sbagli dei liberali” (A. Camus, Actuelles I).In Colombia, i volti dei sequestrati, come quelli delle altre vittime dei crimini inaccettabili, sono il riflesso  di tutti i nostri ostacoli all’azione. È più che necessario invertire il corso degli eventi, se l’idea dell’umanità ha ancora un senso per noi.

FICIB - Federazione internazionale dei Comitati per Ingrid Betancourt

LPG, Caracas, 02/02/2008

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