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Le
richieste della collettivita' italiana all'Unione
PREMESSA
Il documento in questione è stato
presentato dai simpatizzanti della sinistra dell'Unione e dei partiti di
sinitra, da semplici cittadini italiani e dal Circolo; il documento è stato
letto il 29 gennaio, in
occasione dell'incontro organizzato dai Simpatizzanti della Sinistra
dell'Unione con Carlo Cartocci, membro del partito della Rifondazione
Comunista, a Caracas in veste di rappresntante ufficiale dell'UNIONE.
All'incontro hanno partecipato circa un centinaio di persone provenienti
da Caracas e da altre città del Venezuela ed alcuni rappresentanti di
associazioni italo-venezuelane ed ONG presenti in Venezuela. Il Documento
è stato ampiamente condiviso e sottoscritto da 53 rappresentanti del mondo
associativo venezuelano.
IL DOCUMENTO
La prima cosa che dovremmo chiedere ai
partiti ed alle forze politiche che compongono la coalizione di sinistra è
che finalmente assumano l’impegno di fare in modo che lo Stato cessi la
latitanza verso i propri cittadini residenti all’estero. Che diano una
dimostrazione di rispetto verso di noi, non trasferendo qui le loro
contraddizioni e le lotte intestine per quote di potere. Che appoggino per
le prossime elezioni al parlamento rappresentanti dell’emigrazione e che
nella scelta prevalga il lavoro svolto a favore delle proprie comunità e
non la militanza in un determinato partito. Che sappiano adoperare il buon
senso per evitare inutili conflitti con le società che ci ospitano e che
promuovano invece una sana integrazione.
La collettività italiana residente all'estero cosa può richiedere ai
partiti di sinistra, organizzati nella coalizione dell'UNIONE? Semplicemte
che l'UNIONE, una volta divenuta forza di governo, faccia attuare
pienamente e definitivamente i principi contenuti nella Costituzione
italiana. La Costituzione italiana, fra le più "belle" costituzioni
democratiche del mondo in tema di diritti e libertà costituzionali,
riconosce all'art. 2 i diritti inviolabili dell'uomo ed all'art. 3 i
principi di uguaglianza, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua,
di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e socialiTali
principi, fino ad ora, sono stati parzialmente o completamente disattesi
per una parte consistente di cittadini italiani, ossia le collettività
italiane residenti all'estero, creando una vera e propria distinzione fra
cittadini italiani residenti in Italia e cittadini italiani residenti
all'estero. Basti pensare al diritto di voto, che solo recentemente è
stato "concesso" anche ai cittadini italiani residenti all'estero, che
alle prossime elezioni politiche di aprile potranno esercitare per la
prima volta tale diritto ed eleggere i propri rappresentanti al Parlamento
italiano.
Gli italiani del Venezuela, in occasione delle prossime elezioni
parlamentari, chiedono, pertanto, alla coalizione dell”UNIONE” ed ai
candidati da essa nominati, in rappresentanza degli italiani all’estero,
un impegno formale per il riconoscimento pieno dei loro diritti ed, a tal
fine, avanzano le seguenti proposte:
ATTRIBUZIONI E COMPETENZE DELLE ISTITUZIONI DELLO STATO PREPOSTE ALL’EMIGRAZIONE
Per le nuove sfide che affronta l’amministrazione dello Stato per quanto
riguarda i cittadini all’estero consideriamo necessario:
1. dotare di strumenti normativi ed amministrativi adeguati la Direzione
del Ministero degli Esteri per l’Emigrazione oppure il Ministero degli
Italiani nel mondo, trasformandolo in un Ministero con portafoglio,
affinchè uno dei due sia l’ Istituzione che definisce tutte le politiche
riguardanti le nostre comunità. Dovrebbe stabilire una rete per
l’applicazione di tutte le politiche degli Enti regionali destinate all’emigrazione,
coordinare gli interventi in materia amministrativa, sociale e culturale
con i Consolati, gli Istituti di cultura, gli organismi incaricati della
comunicazione ed informazione (es.rai internazionale)- La sua funzione
fondamentale inoltre dovrebbe essere quella di stabilire rapporti
permanenti di lavoro con le rappresentanze degli italiani all’estero e con
le associazioni da essi costituite..
2. dotare le Regioni, oggi quasi tutte guidate da Amministrazioni di
centro sinistra, di adeguati strumenti normativi ed amministrativi che
consentano loro l’adozione di una politica di appoggio fermo e deciso alle
loro comunità emigrate, nel quadro di una strategia di interventi
programmati sulle nostre realtà.
LA CITTADINANZA
Il diritto di cittadinanza che rientra tra i diritti inviolabili dell'Uomo;
tale diritto non è una concessione dello Stato, ma è un diritto innato,
che si acquisice semplicemnete con l'atto di nascere e discendere da un
cittadino/a italiano/a (la cittadinanza iure sanguinis). Dalla
cittadinanza discendono tutta una serie di diritti ed ovviamente anche
doveri. Pertanto, non esiste alcuna distinzione fra l'essere cittadino
italiano residente in italia e cittadino italiano residente all'estero.
Nella pratica le cose vanno molto diversamente, e di qui le richieste
della collettività italiana residente all'estero, alla futura coalizione
di governo
Crediamo opportuno una ridiscussione della legge sulla cittadinanza n.91
del 1992, al fine di eliminare ingiustizie ed assurdi giuridici (es.
Perchè un figlio di italiano naturalizzato può ottenere la cittadinanza
solo dopo tre anni di residenza in Italia, mentre le persone di altre
cittadinanze coniugate con cittadini italiani possono ottenerla con una
semplice richiesta presso il Consolato solo tre anni dal matrimonio senza
il requisito della residenza in Italia?), ma soprattutto insopportabili
lentezze.
Per quanto riguarda poi il tema del riacquisto della cittadinanza italiana
da parte di quanti in passato hanno rinunciato alla stessa, crediamo
necessario Prorogare a tempo indefinito il termine per il riacquisto della
cittadinanza presso i Consolati,.
I CONSOLATI
In tale ambito sappiamo di non dire nulla di nuovo, in quanto la richiesta
della ristrutturazione della rete consolare è un clamore che viene da
tutti i paesi del mondo dove vi siano emigranti di origine italiana.
Crediamo, in ogni caso, necessario:
1- assegnare maggiori risorse per l’adeguamento tecnologico e la
informatizzazione;
2- incrementare il personale con l’assunzione anche di personale italiano
residente in loco, la qual cosa permetterebbe , fra l’altro, un
sostanziale abbattimento dei costi;
3- ristrutturare le reti consolari “interne” oggi basata in gran misura
sulla figura dei consoli onorari, al fine di ridurre i tempi di attesa
degli utenti. Non è possibile nel 2006 che, per ottenere un certificato di
cittadinanza, un cittadino italiano residente in una città di provincia
debba attendere oltre 20 giorni.
4- Moltiplicare la capacità di risposta della rete consolare, attraverso
la firma della Convenzione con gli Istituti di Patronato, che hanno
dimostrato grande efficienza nell’espletamento delle pratiche
pensionistiche. Per evitare ai Consolati ulteriori costi ed ingorrose
procedure amministrative anche i ruoli che in Italia rivestono i Difensori
Civici e gli Uffici delle Pubbliche Relazioni, all’estero potrebbero
essere assegnati agli Uffici di Patronato, giacchè in pratica, data
l’impossibilità degli Utenti di ricevere adeguata attenzione da parte dei
Consolati, già svolgono questi compiti.
L’ ASSISTENZA SOCIALE
In via preliminare vogliamo sottolineare che, in questo campo, si
contravviene al principio costituzionale dell’uguaglianza e pari dignità
dei cittadini italiani. Infatti i residenti all’estero vengono
discriminati quando si condiziona l’assegnazione di una pensione sociale
alla residenza in territorio italiano. Lo stesso dicasi per l’assistenza
sanitaria. A tal proposito è importante sfatare il mito secondo cui la
povertà, tra gli italiani qui residenti, sia un prodotto degli ultimi anni.
È una prova il fatto che da oltre 40 anni la comunità ha costituito
numerose associazioni dedicate all’assistenza dei più bisognosi e degli
anziani (COMITES, Case di riposo ecc..).
In tale ambito consideriamo necessario:
1. creare gli strumenti legali che permettono ai cittadini residenti all’estero
ottenere il diritto alla pensione sociale;
2. rivedere la normativa che regola l’assistenza attraverso i Consolati,
al fine di ottimizzare le scarse risorse disponibili in tale ambito.
Nel 2004, inffatti, sono stati restituiti allo Stato fondi non utilizzati
per circa 100.000 Euro, perchè, secondo i criteri di valutazione adottati,
gli stessi non potevano essere assegnati.
L’ASSISTENZA SANITARIA
In Italia, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è composto da un insieme
di strutture e servizi che assicurano la tutela della salute e
l'assistenza sanitaria a tutti i cittadini italiani e stranieri, senza
alcuna differenza di trattamento. In sostanza con tale servizio lo Stato
Italiano ha inteso eliminare le differenze tra quanti avevano la
possibilita' di curarsi e quanti non l'avessero. Tale principio dovrebbe
applicarsi anche agli italiani all'estero, al fine di tutelare le
categorie dei piu' deboli. Come esiste presso ogni Comune, accanto
all'anagrafe della popolazione residente (APR), una Anagrafe dei cittadini
italiani Residenti all'estero (AIRE) chiediamo che esista una sorta di
anagrafe dei cittadini residenti all'estero relativa al Servizio Sanitario
Nazionale.
E’ bene segnalare che, in Venezuela, il sitema sanitario era stato quasi
completamente privatizzato a discapito del settore pubblico. Per tale
motivo, nonostante gli sforzi dello Stato Venezuelano nel suo impegno di
costruire un sistema sanitario pubblico gratuito e moderno, passerà ancora
del tempo affinchè lo stesso possa essere sufficiente per il fabbisogno di
tutta la popolazione. Sarebbe opportuno che il Consolato potesse
sottoscrivere dei convegni con assicurazioni o cliniche locali per far
fronte alle emergenze ed interventi chirurgici dei connazionali bisognosi.
LE RELAZIONI BILATERALI E LA COOPERAZIONE
Chiediamo un impegno pubblico e definitivo dell’UNIONE per il rispetto
assoluto ai governi eletti dai cittadini dei paesi in cui risediamo e
nessuna ingerenza nella politica interna.
Le Comunità all’estero e quindi i loro rappresentanti devono costituirsi
in un ponte tra l’Italia ed i paesi che ci ospitano. Lo Stato Italiano è
chiamato a collaborare per una maggior integrazione e per una proficua
relazione con l’altro Stato.
Per quanto riguarda il Venezuela é un paese che ha iniziato una nuova
tappa verso lo sviluppo accellerato, anche l’Italia è chiamata a
parteciparvi. Siamo d’accordo che sia attraverso le grandi imprese, gli
appalti e gli accordi tra stato e stato nell’area economica, però pensiamo
che sia necessaria anche una partecipazione di carattere sociale. A nostro
avviso l’Italia può e deve collaborare nelle aree della:
1- formazione professionale
Una delle nostre proposte già presentata a persone ed istituzioni in
diverse opportunità è creare con il patrocinio dello Stato Italiano, gli
Enti regionali, Associazioni di categorie e l’appoggio anche dello Stato
venezuelano una Scuola delle arti e dei mestieri.
La nostra Comunità ha costruito nelle città più importanti del Venezuela
38 Centri sociali, dovremmo essere in grado di porre in funzionamento una
sede delle scuole nelle istallazioni di ognuno di essi o nelle vicinanze
L’idea è offrire al paese che ci ospita le migliori cose della nostra
cultura. Il Venezuela ha urgente bisogno di mano d’opera qualificata e
della formazione professionale anche per diminuire gli alti indici di
delinquenza che patisce la popolazione.
2-cooperativismo e costituzione di piccole e medie imprese
A tal proposito crediamo importante approfondire ed ampliare la
collaborazione tra il Ministero della Economia Popolare – MINEP del
Venezuela e le grandi centrali cooperative italiane (Lega e
Confcooperative), al fine di contribuire concretamente allo sviluppo
economico e sociale del paese che ci ospita ed allo stesso tempo
rafforzare l’immagine dell’Italia fra i suoi settori popolari.
Consideriamo, inoltre, necessario coordinare l’attività svolta nei nostri
paesi di residenza dall’I.C.E. con le Camere di Commercio e con gli
imprenditori di origne italiana
L’ IDENTITÀ’ CULTURALE
Noi, italiani del Venezuela, crediamo che l’identità culturale è un
diritto umano fondamentale. Quando si vive in una società come la
venezuelana, dove i principi della “pluriculturalità e multietnicità” sono
riconosciuti e sanciti nella Costituzione nazionale si rende
indispensabile una conoscenza profonda delle proprie radici, perchè ognuna
delle culture qui rappresentate, riaffermando la propria identità,
contribuisce alla formazione di una identità collettiva. Il Ministro della
pubblica Istruzione Aristobulo Isturiz ha sottoscritto un accordo con lo
Stato italiano un accordo per l’insegnamento della lingua italiana. Anche
noi consideriamo che l’insegnamento della lingua è priorità assoluta e che
lo Stato Italiano deve ormai assumere l’impegno di offrire ai cittadini
residenti all’estero la necessaria pubblica istruzione e definire
innanzitutto una strategìa politica chiara e coerente che permetta
stabilire una sinergìa tra tutti gli Enti ed istituzioni interessati nella
diffusione della lingua e cultura e nella comunicazione con le comunità
residenti all’estero . A tal fine proponiamo la ristrutturazione degli
Istituti Italiani di Cultura dotandoli di strumenti normativi adeguati
affinchè nella loro gestione siano chiamati a partecipare i cittadini
residenti all’estero, siano dotati di moderne tecnologìe affinchè possano
assumere nuovi compiti e responsabilità:
Devono trasformarsi nell’organismo di coordinamento di tutte le attività
culturali, promosse dallo Stato all’estero:
1- diffusione della lingua italiana tra le nostre comunità a beneficio
soprattutto delle nuone generazioni:
2- diffusione della cultura attraverso manifestazioni culturali nei nostri
circoli e nelle società che ci ospitano attraverso accordi con Enti ed
Istituzioni preposti all’attività culturale locale;
3- Piena collaborazione e sopporto alle attività culturali organizzate
dalle nostre comunità;
4- Predisporre meccanismi di patrocinio per la diffusione della cultura
italiana attraverso i mezzii di comunicazione di massa, stampa,
radioelettrici e televisivi;
5- Collaborare, sponsorizzare, fomentare la realizzazione di produzioni
letterarie, cinematografiche, musicali, audiovisivi ecc. Di persone
integranti delle nostre comunità affinchè sia possibile una maggior
conoscenza dell’emigrazione e le sue realtà e si permetta la informazione
di ritorno nei riguardi degli italiani residenti nella penisola;
6- Stabilire relazioni con Enti ed Istituzioni dei nostri paesi di
residenza per una maggior presenza e collaborazione negli accordi ed
intercambi di carattere culturale.
L’INFORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE
Chiediamo che sia riconociuto ai cittadini residenti all’estero il diritto
alla libera espressione e che lo Stato si adoperi affinchè possa essere
esercitato attraverso gli organismi preposti all’informazione ed alla
comunicazione. Gli italiani ell’estero sono sempre stati ignorati dalla
società italiana: dell’emigrazione i nostri concittadini residenti in
Italia sanno poco o nulla. I nostri concittadini in Italia hanno il pieno
diritto a ricevere informazioni che ci riguardano e che riguardano le
realtà che viviamo e i paesi dove risiediamo, così come noi abbiamo il
pieno diritto ad esprimere le nostre opinioni e raccontare a modo nostro
le nostre realtà di ogni giorno.
Pertanto consideriamo opportuno modificare palinsesti e contenuti del
canale internazionale della RAI al fine di:
1. includere nella programmazione giornaliera dei tre canali nazionali
della RAI uno spazio per le notizie che ci riguardano e che riguardano i
paesi in cui risediamo (non solo le notizie sensazionalistiche o brutte
notizie ma informazioni inerenti alla storia, tradizioni costumi, realtà
tanto delle nostre comunità come delle società che ci ospitano).
2. permettere l’ apertura, sul canale internazionale della RAI, di spazi
destinati a programmi informativi, artistici o a qualsiasi manifestazione
culturale realizzata e prodotta nei nostri paesi di residenza da autori e
registi che fanno vita tra di noi
3. favorire una programmazione di maggior qualità, dando priorità agli
spazi informativi ed includendo notizie provenienti dalle Regioni italiane.
(In ogni caso sarebbe, a nostro parere, opportuna una maggiore
valorizzazione della nostra lingua ed un minore ricorso agli anglicismi,
che sebbene ormai largamente diffusi nella società italiana, suonano alle
orecchie di noi emigrati, come una sottovalutazione della lingua madre). |