HUGO CHAVEZ PARLA DI
ANTONIO GRAMSCI
Il 2 giugno del 2007
si é svolta a
Caracas una grande
manifestazione
popolare in appoggio
alla decisone del
governo di non
rinnovare la
concessione a RCTV.
La manifestazione,
che ha visto la
partecipazione di
centinai di migliai
di persone che hanno
sfilato in un grande
corteo, si é
conclusa con un
lungo comizio di
Hugo Chavez nella
centralissima
Avenida Bolivar.
Gran parte del
discorso é stato
dedicato ad Antonio
Gramsci.
Riproponiamo in due
video, diffusi in
rete da
Aporrea,
l'intero discorso.
Anche se nella prima
parte vi sono
accenni a Gramsci, é
nel secondo video
che puó apprezzarsi
il discorso intorno
a Gramsci. Di
seguito la
trascrizione in
italiano del
discorso di Hugo
Chavez, realizzata
dal Comitato
10 aprile
di Milano.
Discorso di Hugo
Chavez in italiano
"Vi batteremo di
nuovo, signori della
borghesia
imperialista!"
Traduzione in italiano a
cura del Comitato 10 aprile
di Milano
Caracas, Sabato 2
Giugno 2007
Viva la dignità del
nostro popolo, viva
la sovranità, viva
quindi il Venezuela
libero e sovrano,
degno e grande.
Ottimo giorno il 2
giugno.
Vi voglio dire
qualcosa dal
profondo del mio
cuore, dal profondo
della mia anima:
quel grido che
sembra una canzone,
quel grido che viene
dalle gole del
popolo, quella
canzone che viene
dall'anima popolare
e che sento da
diversi anni,
dal 1992, da quei
giorni difficili
quando iniziava a
nascere la patria
nuova, da quei
giorni terribili in
cui ero dietro le
sbarre della
prigione, la
prigione della
dignità, iniziai a
sentire da lontano
il canto: "Chavez,
amigo, el pueblo
està contigo".
Voglio che sappiate
che quel grido, che
quel canto popolare
che avete inventato,
per me è sacro.
Voglio che sappiate
che quel grido
popolare arriva fino
al profondo delle
mie viscere, e mi dà
una forza
misteriosa, magica,
una forza senza
limiti,
incommensurabile.
È la forza
dell'amore, della
fede, della speranza,
che mi ha
accompagnato nei
grandi eventi di
massa e nei momenti
di solitudine in
questi ultimi 15
anni della mia vita.
Per questo vi
rispondo "Pueblo,
amigo, Chàvez estarà
siempre contigo".
Questo umile Chàvez,
questo umile
contadino, questo
umile soldato sarà
sempre e per sempre
con te, popolo,
dignitoso, grande,
eroico; ti amo
popolo venezuelano,
più della mia vita.
E tutta la vita che
mi resta, voi lo
sapete, non è mia, è
vostra, è del popolo
venezuelano; oggi è
il 2 giugno, là in
fondo è uscito un
arcobaleno. Mi ha
detto Juan Barreto:
"Guarda l'arcobaleno
che è uscito, è il
simbolo di TVeS,
Televisione
Venezuelana Sociale".
Non so chi l'abbia
progettato, sembra
un gigantesco
proiettore. Guardate,
alcune luci che
escono a oriente di
Caracas e proiettano
nel cielo
semicoperto di
questo 2 giugno
l'arcobaleno, che è
il simbolo della più
profonda, della più
armoniosa delle
diversità che
formano con i propri
diversi colori
l'armonia nell'unità.
La TVeS, una bambina
che cammina appena,
muove i primi passi.
Ieri ho parlato al
telefono brevemente
con la Presidentessa
di TVeS, la compagna
Lil Rodriguez,
grande
professionista. A
lei, a tutto il
personale della
direzione, ai
lavoratori, va
l'apprezzamento del
popolo venezuelano
ed il benvenuto in
questa prima
settimana di lavoro.
[...]
Le nuove Università
che la rivoluzione
ha creato per
chiudere con la
volgare esclusione
che tanti danni ha
fatto al Venezuela e
soprattutto al
popolo. Bene
compagni, oggi
facciamo un omaggio.
Voi sapete che mi
appassiona molto la
storia, perché la
storia è maestra, è
specchio, è la fonte
da cui dobbiamo bere
per comprendere i
nostri tempi, è la
base della filosofia,
così dice Marx in
diversi scritti. I
grandi hanno dovuto
appoggiarsi
necessariamente alla
storia. La filosofia
non è altro che
l'espressione degli
eventi storici
interpretati dai
pensatori e
strutturati in corpo
filosofico. Quello
che oggi vediamo,
quelle strutture,
quegli edifici,
questa valle, quei
barrios, questa
strada, sono il
prodotto di una
storia. Noi siamo il
prodotto di una
storia. [...]
Oggi si compiono 45
anni dalla
ribellione civico-militare
patriottica e
rivoluzionaria de
"El Porteñazo", e
rendo omaggio ai
martiri del 2 giugno
1962. Rendo tributo
a tutti i soldati,
gli uomini e le
donne che caddero
innalzando le
bandiere della
ribellione contro
quel primo governo
del "Patto
di Punto Fijo"
(ndr: dal
nome della residenza
"Punto Fijo" di
Rafael Caldera
dove si riunirono
gli esponenti
dell’oligarchia),
che cominciò ben
presto a pugnalare
alla schiena le
speranze del popolo
venezuelano venute
alla luce il 23
gennaio del 1958.
Il Porteñazo, così
come il Carupanazo e
molti altri eventi
rivoluzionari,
popolari, civico-militari,
furono i primi
segnali, le prime
risposte al
tradimento preparato
nel "Patto
di Puntofijo"
da una delle élite
maggiormente
subordinate
all'imperialismo
nordamericano.
Noi veniamo da
questa storia, e io
come soldato e come
uomo di questo
popolo non voglio
aspettare che passi
la data di oggi
senza dire: viva il
Porteñazo! Viva i
suoi soldati, i suoi
uomini, la sue donne,
i suoi martiri che
portiamo nell'anima,
nel sangue, nel
respiro e nella
speranza.
Da quel cammino
siamo giunti e per
quel cammino siamo
arrivati al 4
febbraio, ed è lo
stesso cammino che
ci ha portato qui 45
anni dopo il
Porteñazo. [...]
Ricorderete che l'ho
detto molte volte:
il 3 dicembre non
sarà un punto
d'arrivo, ma un
punto di partenza.
L'ho ripetuto il 10
gennaio quando
abbiamo assunto
l'incarico per il
nuovo periodo di
governo 2007-2013.
[...]
Dal 10 gennaio sono
passati solo 140
giorni e noi
possiamo dire che il
nuovo governo, il
nuovo ciclo, il
nuovo periodo, si è
caratterizzato per
l'accelerazione del
processo di
trasformazione
rivoluzionaria. In
soli 140 giorni
abbiamo recuperato
pienamente la
capacità operativa,
strategica, di
quell'esteso
territorio sotto il
quale si trova la
riserva di petrolio
più grande del
mondo. Voi sapete
che mi riferisco al
lembo petrolifero
dell'Orinoco, adesso
totalmente
controllata dal
Venezuela, dai
venezuelani e dalle
venezuelane, dalla
nostra PDVSA.
In questi 140 giorni,
abbiamo
nazionalizzato un
impresa di alto
valore strategico,
adesso controllata
dal Venezuela, dai
venezuelani. Era in
mani straniere la
Compagnia Anonima
Nazionale dei
Telefoni del
Venezuela (CANTV), e
adesso è una
compagnia nazionale.
In questo breve
periodo abbiamo
nazionalizzato
imprese elettriche,
settore altamente
strategico e
indispensabile per
lo sviluppo
nazionale, per
citare solo alcune
delle cose che sono
successe. In questo
breve periodo
abbiamo lanciato con
forza il processo di
costruzione del
Partito Socialista
Unito del Venezuela,
e il popolo ha dato,
una volta ancora,
una risposta che per
molti è
sorprendente. Una
risposta chiara,
forte, orientante.
Ad oggi si sono
registrati, come
aspiranti militanti
del partito, 4
milioni 735 mila
venezuelani!
Questo sarà un super
partito! E voglio
ricordare che domani
si chiuderanno le
iscrizioni, e sono
sicuro che domani
supereremo i cinque
milioni di iscritti,
cosa mai vista prima
d'ora in Venezuela
ed in America
Latina.
Stiamo scrivendo
pagine della nuova
storia, e in così
poco tempo è
successo molto. Come
abbiamo scritto,
segnalato e deciso,
si è chiuso con la
concessione del
Canale 2 dello
spettro
elettromagnetico
venezuelano, che da
53 anni l'élite
oligarchica
venezuelana
utilizzava,
abusandone,
esclusivamente a
proprio vantaggio; e
oggi abbiamo un
Canal 2 libero, che
non è
dell'oligarchia, né
mai tornerà ad
essere
dell'oligarchia.
Adesso è del popolo
venezuelano, adesso
è della società
venezuelana. [...]
In questi giorni ho
ricevuto il
segretario generale
del Comitato
Centrale del Partito
Comunista del
Vietnam, il compagno
Man, col quale
abbiamo ricordato
una delle massime,
uno degli appelli,
una delle linee
strategiche
fondamentali del
compagno Ho Chi
Minh, liberatore del
popolo vietnamita,
quando diceva "Unità,
unità, unità,
vittoria, vittoria,
vittoria": solo
l'unità ci
permetterà di
continuare a
conseguire vittorie,
e ci assicurerà le
future vittorie di
cui hanno bisogno il
nostro popolo, la
nostra patria, la
nostra rivoluzione.
Approfitto di queste
parole per insistere
sul processo
unitario del
partito, di tutto il
popolo, della classe
operaia, dei
contadini, dei
movimenti culturali;
per sottolineare
l'importanza
dell'unità nazionale,
dell'unità delle
forze armate
bolivariane,
dell'unità del
popolo bolivariano.
Ricordiamo Simon
Bolivar, che con il
suo impegno, con la
sua speranza, col
suo fuoco libertario
continua ad
insegnarci. Diceva
Bolivar "Se non
fondiamo l'anima, lo
spirito, il corpo,
la speranza
nazionale in un
tutto unico, la
società finirà per
essere un
combattimento corpo
a corpo per la
sopravvivenza, e un
nuovo colonialismo
sarà ciò che
lasceremo ai posteri."
Compagni venezuelani
di tutte le
latitudini,
continuiamo a
rafforzare la grande
unità nazionale per
assicurare la
vittoria sempre, la
vittoria per sempre.
L'unità dev'essere
estesa a tutti gli
ambiti della realtà,
della struttura e
della sovrastruttura,
direbbe Antonio
Gramsci,
e voglio tornare al
suo pensiero per
utilizzarne le idee.
Utilizzando il suo
pensiero illuminante
capiamo ogni giorno
di più ciò che sta
succedendo oggi qui
in Venezuela, dove
l'oligarchia
venezuelana insieme
ai suoi alleati,
l'oligarchia
mondiale e la
borghesia
internazionale, si
sono nuovamente
scagliati contro il
popolo, contro la
morale, contro
l'etica, la verità,
contro il governo
bolivariano, contro
la sovranità
nazionale, ed hanno
attaccato di nuovo
questo umile soldato
presidente del
Venezuela.
Per quanto riguarda
la mia persona non
m'importa, dicano
pure di me ciò che
vogliono! Che i
rappresentanti della
borghesia
internazionale
vadano lontano,
fuori dalle palle!
Molto lontano!
Glielo imponiamo
dalle strade del
popolo libero.
Questa è una patria
libera. Un popolo
libero! Alcune sere
fa è passato di qui
un mio buon amico
nordamericano,
rappresentate
democratico nel
Congresso degli USA.
Abbiamo parlato
alcune ore di temi
d'attualità, ora che
contro il Venezuela
si scagliano di
nuovo il Congresso
USA, una frazione
minoritaria
dell'Europarlamento,
perfino il
Parlamento
brasiliano, e i
giornali e le
televisioni delle
grandi catene
mondiali manipolate
dai loro padroni,
rappresentanti
dell'élite mondiale,
che pretende di
imporre ai popoli la
volontà imperiale.
Gli ho detto che per
quel che mi riguarda
non mi importa
essere paragonato,
da questi poderosi
mezzi di
comunicazione
mondiale e in questi
spazi dominati
dall'élite mondiale,
a Hitler e Mussolini.
Non mi interessa.
Qualcuno qualche
giorno fa mi
chiedeva infatti
come mi sentivo per
il fatto che tutti o
quasi tutti i media
del mondo mi hanno
rappresentato come
il tiranno del
Venezuela, il
dittatore, il
carnefice, il
repressore dei
giovani venezuelani.
In sostanza che mi
chiamino Hitler o
Mussolini non
m'importa. Lo dico a
tutti, borghesia
venezuelana inclusa:
m'importa solo della
dignità del popolo
del Venezuela, della
sovranità nazionale;
posso morire ma non
torno indietro.
Al contrario, se
l'oligarchia
venezuelana crede di
frenarci con le sue
minacce, con le sue
manipolazioni, con i
suoi piani
destabilizzatori,
può toglierselo
dalla testa. Ogni
piano eversivo
dell'oligarchia
diretta dall'impero
nordamericano, avrà
come risposta una
nuova offensiva
rivoluzionaria. Qui
lo dico e così sarà.
Attenzione dunque
all'importanza
dell'unità, alla
coscienza per
interpretare la
realtà, per
comprendere le
nostre debolezze e
combatterle: le
minacce che ci
pioveranno addosso
sempre.
Per vedere i nostri
punti deboli e
rafforzarli, per
intendere dunque la
situazione
complessiva nella
quale siamo. Per
questo torno ad
avvalermi del
pensiero di quel
grande
rivoluzionario
italiano,
Antonio Gramsci.
Che nessuno si
scoraggi, che
nessuno rallenti nel
lavoro quotidiano e
nell'assunzione
delle proprie
responsabilità per
far avanzare i piani
rivoluzionari in
tutti i fronti di
lotta, da quello
economico a quello
sociale e politico,
da quello
territoriale e
internazionale a
quello della morale.
[...]
Per interpretare ciò
che stiamo vivendo,
compagni, ci è
molto utile
Antonio Gramsci,
l'autore di quella
tesi che abbiamo
ripetuto molte volte:
"Una vera crisi
storica si ha quando
ciò che muore non
finisce di morire e
ciò che nasce non
smette di nascere".
In quello spazio si
presenta una
autentica crisi
organica, crisi
storica, crisi
totale.
Qui in Venezuela non
ce ne dimentichiamo,
da vari anni siamo
in una crisi
gramsciana, storica.
Quello che sta
morendo non ha
ancora finito di
morire, e quello che
sta nascendo, non ha
smesso di nascere.
All'inizio degli
anni '80 il
Venezuela era già
entrato in una crisi
storica, e oggi dopo
20 anni siamo
nell'epicentro della
crisi, buona parte
dei prossimi anni
faranno parte di
questa crisi storica
fino a che non sarà
definitivamente
morta la IV
repubblica e non
sarà compiutamente
nata la V, la
Repubblica
Socialista e
Bolivariana del
Venezuela. Saremo
sempre in una crisi
dalle diverse
sfumature, dai
diversi colori, che
si esprime in
svariate forme nella
realtà fenomenica,
nella realtà
visibile in
superficie.
Dunque Gramsci ha
abbozzato e
sviluppato la tesi
del blocco storico,
l'egemonia di una
classe che riesce a
creare un blocco
storico nel quale si
possono ben
identificare le
strutture e le
sovrastrutture.
Perdonatemi se sono
un po' accademico,
ma so che il livello
culturale del nostro
popolo ha fatto un
enorme salto di
qualità, e che in
ogni luogo e momento
siamo tutti in grado
di riflettere su
queste teorie che
illuminano la realtà
per meglio
comprenderla, e
Gramsci,
quando parla di
sovrastruttura,
ascoltate bene, la
sovrastruttura del
blocco storico
dominante, dice che
essa ha due livelli:
la società politica
e la società civile.
La prima possiamo
riassumerla bene
nelle istituzioni
dello Stato e del
governo, dunque
nelle istituzioni
politiche; la
seconda è un
complesso di
istituzioni
economiche, di
organismi o
istituzioni
comunemente dette "private",
attraverso le quali
la classe dominante
può diffondere,
estendere e
collocare in tutti
gli spazi della vita
la sua ideologia, e
qui arriviamo alla
odierna realtà
venezuelana. Una
delle grandi
contraddizioni che
abbiamo oggi in
Venezuela, è
precisamente lì, tra
la società politica
- lo Stato che ha
sperimentato un
processo di
trasformazione e
liberazione - e una
società, detta
civile, di
istituzioni
comunemente private,
che adesso non
controllano lo Stato.
La classe dominante
del Venezuela si era
strutturata in un
blocco storico con
il nome di "Patto
di Puntofijo".
Essa riuscì a
subordinare lo Stato
alla società civile,
quindi la società
politica venne
subordinata alla
società civile,
intendendo questa
nel senso gramsciano
che ho menzionato.
Che succede quando
Hugo Chàvez arriva
al governo del
Venezuela per
volontà della
maggioranza della
popolazione? La
società civile
dominante cerca di
impadronirsi di
Chàvez, ma Chàvez
non si è mai
subordinato, né mai
lo farà, a questa
vecchia società
civile del "
Patto di Puntofijo
".
La società
cosiddetta civile
possiede un insieme
di istituzioni,
Gramsci
le elenca, e una di
esse è la Chiesa,
perciò la élite
cattolica si scaglia
contro di noi, la
spiegazione storico-scientifica
è questa. L'élite
cattolica, con
alcune eccezioni,
che non sono altro
che eccezioni,
sempre e in tutto il
mondo si è alienata,
ha fatto parte dei
blocchi dominanti
del capitalismo.
È triste dire ciò
per me che sono
cattolico, anche se
sono essenzialmente
un cristiano. Cristo
è il mio signore,
mio padre, il mio
redentore. Mia nonna
Rosa Inés Chàvez -
ovunque tu sia ti
ricordo sempre -
quando mi vestivo da
chierichetto mi
diceva: "Non credere
che perché indossi
quest'abito e per il
fatto che vai in
chiesa tu stia con
Dio", mi diceva:
"Non credere a tutto
quello che dice il
prete", me lo diceva
sempre, e si è molto
rallegrata quando ho
smesso di fare il
chierichetto.
Accendeva ceri ai
santi affinché
smettessi di fare il
chierichetto.
Sembrava una
contraddizione, ma
ora la capisco bene.
[...]
In quasi tutta
l'America, durante
gli ultimi 100 anni
e più, la chiesa, i
mezzi di
comunicazione e il
sistema scolastico,
sono stati i tre
grandi corpi
organici che Gramsci
segnala come le
istituzioni
fondamentali della
società civile,
usate per diffondere
nelle classi sociali
e nei ceti popolari
la propria ideologia
dominante. Gramsci
classifica
l'ideologia in
strati. La forma più
elaborata
dell'ideologia è la
filosofia. Visto che
non possiamo essere
tutti filosofi, le
classi dominanti
hanno elaborato
diversi strati di
ideologia e così
esse hanno i loro
filosofi, le loro
scuole e i loro
libri di filosofia
attraverso i quali
impregnano
dell'ideologia
dominante la società.
Ma c'è un secondo
livello sotto quello
della filosofia: il
neoliberalismo, per
esempio, possiede
una sua filosofia,
ma a livello
filosofico è molto
elaborato e non è
digeribile dagli
strati sociali
subalterni. La
classe dominante,
quindi, elabora le
tesi della libertà
del mercato e di
espressione (intesa
come la intendono
loro, manipolandola),
le tesi
dell'integrazione in
un modello tipo
ALCA, che è la
proposta dell'impero
nordamericano.
Elabora un corpus di
idee che si
riferisce alla
democrazia borghese,
con la divisione dei
poteri, l'alternanza,
la rappresentanza
come fondamento
della democrazia,
grandi menzogne, ma
sono il corpo
ideologico di quella
filosofia egemonica
che in Venezuela e
in buona parte
dell'occidente ha
dominato per più di
100 anni.
Un terzo livello
negli strati
ideologici secondo
Gramsci è quel che
egli chiama il senso
comune, che è il
prodotto
dell'immersione
nella filosofia e
nell'ideologia
dominante, in
diverse forme,
attraverso le
telenovele, i film,
le canzoni, la
propaganda, etc.
[...]
Compagni, qui ci
sono alcuni elementi
- ripeto - per
comprendere bene ciò
che sta succedendo.
Noi stiamo liberando
lo Stato, perché la
società civile
borghese controllava
lo Stato venezuelano
a proprio piacere,
manipolava il
governo, il potere
legislativo, quello
giudiziario, le
imprese statali, la
Banca pubblica, il
bilancio nazionale.
Stanno perdendo
tutto questo, se non
totalmente, nella
sostanza. E ora sono
ripiegati nei nuclei
duri della società
civile borghese,
utilizzando, a volte
in modo disperato,
gli spazi che gli
rimangono in quelle
istituzioni
segnalate da
Gramsci: la Chiesa,
i mezzi di
comunicazione e il
sistema educativo.
Da qui l'importanza
di capire lo
scenario della
battaglia.
L'oligarchia
venezuelana è in una
situazione disperata,
vi dico anche che
poteva convivere con
la rivoluzione,
questa poteva essere
una contraddizione,
però poteva essere
così. Non avevamo
nessun piano per
radere al suolo
l'oligarchia, la
borghesia
venezuelana, e ora
lo abbiamo
sufficientemente
dimostrato, in più
di otto anni.
Quindi se
l'oligarchia
venezuelana non
capisce ciò, non
accetta l'appello
alla pace e alla
convivenza che noi,
la grande
maggioranza dei
rivoluzionari, gli
abbiamo lanciato, se
la borghesia
continua a
scagliarsi
disperatamente
utilizzando gli
spazi che gli
rimangono,
continuerà a perdere,
uno ad uno, questi
spazi.
Li perderà uno per
uno. Dominavano le
Forze Armate e le
hanno perse;
dominavano il Canal
2 della TV, l'hanno
perso e non lo
recupereranno mai
più. Quindi questo
messaggio è per la
classe borghese
venezuelana: vi
rispettiamo come
venezuelani, voi
rispettate il
Venezuela, la nostra
costituzione, le
nostre leggi. Se non
lo farete ve ne
pentirete, vi faremo
ubbidire alle leggi
venezuelane. Se ne
pentiranno, vi giuro
che se ne pentiranno!
[..]
In tutto ciò, a noi
non rimane che
continuare a
conformare il nuovo
blocco storico.
Ricade su di noi la
responsabilità di
continuare a pala e
piccone, impiegando
mattoni e cemento
per fare più grande
e più solido delle
torri del Parque
Central il nuovo
blocco storico
venezuelano. [...]
Continuiamo con i
cinque motori
costituenti, a pieno
ritmo, nella
costruzione del
socialismo, a
livello politico,
costruendo la
democrazia
socialista; a
livello economico
costruendo
l'economia
socialista; etico,
attivando la nuova
morale socialista;
sociale, costruendo
la maggior quantità
di felicità
possibile; la nuova
geopolitica
nazionale; la nuova
geometria del potere;
la nuova geopolitica
internazionale; il
mondo multipolare.
A proposito di
politica
internazionale,
sappiamo sicuramente
tutti che i grandi
mezzi di
comunicazione in
mano alle élite ci
hanno messo davanti
al plotone di
esecuzione, ma
questo non ci
indebolisce, quelle
critiche insane e
manipolate stanno
piuttosto producendo
una reazione
mondiale. Ieri stavo
guardando un
programma della Tv
spagnola, e c'è
stato un gruppo di
spagnoli che ha
difeso il Venezuela.
Ho visto la
televisione francese,
io guardo molta Tv
perché sono
cosciente del fatto
che questa battaglia
si gioca su uno
scenario di guerra
mondiale, una vera
guerra mondiale
mediatica. In
Francia si sono
esposti leader della
sinistra,
intellettuali - tra
gli altri il nostro
amico Ignacio
Ramonet - per
difendere il
Venezuela. Si sono
aperti i giochi nei
loro stessi
territori. Quindi
l'oligarchia
mondiale non si
rende conto, o
meglio se ne rende
conto troppo tardi,
che l'attacco contro
il Venezuela si
converte in un
attacco altrove, un
contrattacco nel
proprio territorio.
Non se ne rende
conto in tutta
l'America Latina. La
commissione del
Congresso in Brasile,
ha emesso un
comunicato volgare
che mi obbliga a
rispondere: non
accettiamo alcuna
ingerenza negli
assunti interni del
Venezuela,
assolutamente
nessuna. Solo ora la
destra brasiliana se
ne rende conto. Oggi
per esempio c'è un
dibattito in una Tv
di Brasilia sul
"tema Venezuela",
perché lo stesso
Congresso del
Brasile si è portato
la bomba in casa, e
lì ora la devono
maneggiare; lo
stesso è successo in
Perù, in Centro
America, negli Usa,
lo stesso sta
succedendo in
Europa. Si sono
portati la bomba in
casa.
Chiaro, le élite
internazionali sono
preoccupate, e per
questo attaccano con
tanta furia, perché
temono che l'esempio
del Venezuela si
estenda ad altri
paesi dove credono
di essere i padroni.
Padroni di tutto, e
non lo credono
soltanto, sono stati
padroni di tutto in
molti casi. A
proposito di questo
tema, il tema
internazionale, mi
ha chiamato
stamattina, poco
dopo mezzogiorno, il
presidente del
Nicaragua,
comandante Daniel
Ortega, che mi ha
raccomandato di
salutarvi, e mi ha
espresso, come molti
altri, la sua
solidarietà, e
domani verrà nel
nostro paese per una
visita di lavoro. Il
presidente Evo
Morales ha chiamato
per dire che tutta
la Bolivia sta col
Venezuela, con il
diritto che abbiamo
come Venezuelani
alla libertà, alla
sovranità.
Addirittura ha
chiamato il
presidente Uribe, e
mi ha detto che la
Colombia non entra
negli affari interni
del Venezuela, e
questo è un affare
interno.
Continuano ad
arrivare messaggi
dall'Asia, stanotte
ho parlato col
Presidente
dell'Unione
Africana, il dottor
Alpha Konarè, che è
venuto a trovarci e
mi ha detto:
l'Africa non si
immischia in questo,
perché l'Africa
rispetta la
sovranità del
Venezuela.
Ovviamente non
poteva mancare il
messaggio solidale,
profondo,
illuminante, degno
del Comandante Fidel
Castro, Presidente
della Repubblica
sorella di Cuba.
Da qui, per tutti
loro e specialmente
per te, Fidel,
l'applauso del
popolo venezuelano,
della Rivoluzione
Bolivariana. Un'alta
delegazione cinese
si trova ora in
Venezuela, portando
i saluti del
presidente della
Cina, il presidente
russo ha telefonato
per invitarci ad
alcune celebrazioni
nei prossimi mesi a
Mosca, e in una
città dell'interno
della Russia.
Qualche giorno fa ho
letto un messaggio
del presidente russo
Vladimir Putin, è
molto positivo che
dopo tanti anni un
presidente russo
metta il dito nella
piaga. Ha parlato
dell'imperialismo
nordamericano. Da
molto tempo un
presidente russo non
parlava
dell'imperialismo
nordamericano. I
tempi stanno
cambiando, il mondo
si alza in piedi;
abbiamo visto la
risposta che ha dato
il governo della
Repubblica Popolare
Cinese al governo
degli Usa,
pretendendo il
rispetto dovuto alla
propria sovranità.
Abbiamo visto le
risposte del mondo
arabo, della causa
palestinese, le
risposte del Caribe.
L'impero
nordamericano
continuerà a
indebolirsi ogni
giorno di più. E in
questo secolo
sotterreremo
l'impero
nordamericano,
affinché ci sia un
mondo veramente
libero.
Noi, dunque,
continuiamo a
lavorare con le due
mani per costruire
il nuovo blocco
storico, costruendo
il socialismo, la
nuova società
politica che sarà lo
Stato sociale, lo
Stato socialista, la
Repubblica
socialista, in tutti
i suoi livelli: il
potere centrale, i
poteri locali, i
governi comunali.
Voi dal basso, dalla
base, continuate a
costruire il nuovo
Stato, la nuova
società politica. La
vecchia società
civile elitaria,
borghese,
filofascista, che
indossa le camice
nere di Mussolini
per accusarmi di
essere come
Mussolini, che
indossa le camice
brune di Hitler per
paragonarmi a Hitler,
quella vecchia
società civile
borghese deve essere
trasformata,
ascoltate bene,
nella nuova società
socialista. Società
socialista, Stato
socialista,
Repubblica
socialista,
struttura
socialista,
sovrastruttura
socialista! E questo
è ciò che teme la
borghesia
venezuelana, che
seguendo le
istruzioni di
Washington cerca una
volta ancora di
realizzare qui una
di quelle chiamate,
tra virgolette,
rivoluzioni colorate.
Bisogna riconoscere
che in alcuni luoghi
l'impero ci è
riuscito. Ha
funzionato per
esempio in Ucraina
la cosiddetta
rivoluzione
arancione, ma ha
funzionato sì e no,
perché chi guarda la
realtà di oggi si
rende conto che il
presidente attuale
ha dovuto chiamare
il vecchio
presidente
rovesciato dalla
rivoluzione
arancione, per farsi
aiutare a governare
il paese.
Quindi abbiamo una
situazione in cui la
rivoluzione
arancione,
finanziata dalla CIA
e dalla fondazione
Albert Einstein, che
è una fondazione che
utilizza
indebitamente questo
nome, che è una
fondazione fascista,
con i suoi
rappresentanti anche
qui in America
Latina, che con
molti soldi finanzia
movimenti
controrivoluzionari
anche in Venezuela,
riuscì e non riuscì.
Ciò che oggi c'è in
Ucraina è una
situazione di
ingovernabilità e le
forze filorusse o
amiche della Russia
che furono
rovesciate, stanno
ritornando ad
occupare gli spazi
che competono loro.
Possiamo dire che se
questa strategia
della Casa Bianca,
dei cosiddetti colpi
di stato di velluto,
o rivoluzioni
colorate, ha
funzionato
relativamente, qui
la polverizziamo. I
simboli che usa sono
gli stessi, le
camice nere, la
bandiera rovesciata,
incluso quello show
in cui alcuni
ragazzi quando
arriva la stampa
soprattutto
internazionale,
corrono e si
inginocchiano
davanti ad una
polizia che non gli
sta facendo niente,
si abbassano e
alzano le mani. È
uno show preparato
affinché quella foto
faccia il giro del
mondo. È in questo
modo che hanno
potuto generare
alcune crisi in
paesi i cui governi
non si sottomettono
a Washington. Qui
stanno cercando di
farlo, utilizzando
certi mezzi di
comunicazione,
giocando coi
sentimenti dei
venezuelani, con il
sentimentalismo a
buon mercato, con il
quale diedero
l'addio a quel
vecchio canale che
non voglio neanche
nominare, che non mi
ricordo neanche come
si chiamava, non me
lo ricordo, l'unica
cosa che so è che
oggi il canale 2 è
TVeS, la nuova
televisione
venezuelana sociale,
questo è ciò che so.
Quindi stanno
cercando, come
dicono, di
surriscaldare la
piazza, utilizzando
alcuni ragazzi,
alcuni attori
televisivi, alcune
attrici che vanno
per le strade
piangendo,
inscenando un dramma,
una telenovela, un
teleshow, ma per
questo non dico di
abbassare la
guardia, no, tutto
il contrario. Con
queste grandi
manifestazioni di
oggi, il popolo
venezuelano ha dato
una risposta molto
ferma e precisa. Un
piccolo segnale di
ciò che succederà
all'oligarchia
venezuelana se
continuerà nel suo
impegno
destabilizzatore, un
piccolo segnale del
fatto che qui non
possono farcela.
Stiano allerta da
tutte le parti, i
lavoratori, i
contadini, i governi
locali, regionali,
gli studenti, le
donne, gli uomini,
le Forze Armate.
Tutti allerta, non
passeranno! Vi
batteremo di nuovo,
signori della
borghesia
imperialista!
Noi, nel caso del
vecchio canale
borghese abbiamo
avuto molta pazienza,
abbiamo sopportato
molto, fino al
termine della
concessione, ma che
nessuno pensi che
sia sempre così; una
concessione può
terminare anche
prima del tempo
stabilito. Può
finire, secondo
quanto dice la legge,
per violazione della
Costituzione, delle
leggi, per
terrorismo mediatico
etc. Ci sono molti
motivi ed io ho
fatto un appello ai
mezzi di
comunicazione
privati, soprattutto
a quelli che si
prestano al gioco
della
destabilizzazione, e
al golpe di velluto,
come lo chiamano gli
strateghi gringos.
Il golpe di velluto
per rovesciare
Chàvez! Non
sbagliatevi,
meditate bene dove
state andando,
perché ripeto, e
come lo dico lo
faccio, se la
borghesia
venezuelana si
dispera e continua a
scagliarsi contro il
popolo bolivariano,
continuerà a perdere
i suoi spazi uno ad
uno, uno ad uno
continuerà a
perderli.
Come ho già detto
all'inizio, compagni,
mi complimento con
tutti per questa
contundente
dimostrazione di
unità popolare, di
coscienza popolare e
rivoluzionaria. A
partire da oggi, che
si mantenga il
contrattacco
bolivariano in tutto
il paese, nelle
strade! Il popolo
nelle strade, nelle
fabbriche, nelle
università, nei
licei, da tutte le
parti un vero
contrattacco
ideologico, politico,
popolare, nazionale
e
internazionale.oggi
comincia quel che a
me più piace: il
contrattacco!
A me piace molto il
contrattacco!
L'ologarchia
venezuelana dovrà
lasciarci stare,
dovrà stare
tranquilla nei suoi
spazi e convivere
con la nuova realtà.
Anche se non
vogliono accettare
tutto ciò, questa
rivoluzione è
arrivata per
rimanere, sono
passati solo 140
giorni di questo
nuovo ciclo
bicentenario della
rivoluzione
bolivariana. Mancano
più di 5.000 giorni
di rivoluzione fino
al 24 giugno del
2021, quando avremo
consolidato il
progetto del
Venezuela
Socialista, della
Repubblica
Bolivariana e
Socialista.
Continuiamo dunque a
giocare il nostro
ruolo, e soprattutto
voi, ragazzi,
assumete il vostro
ruolo, questo è il
tempo in cui occorre
che il movimento
studentesco si metta
all'avanguardia
insieme alla classe
operaia e con i
contadini al fianco
dei soldati
venezuelani, per
fare la storia.
Costruendo la
patria, costruendo
il nuovo Venezuela,
continuiamo dunque
secondo il punto di
vista gramsciano a
sotterrare il
vecchio blocco, il
vecchio blocco
storico, e a
costruire quello
nuovo. Tornate a
casa con tutta
calma, perché domani
ci si svegli ben
riposati, perché è
l'ultimo giorno del
processo di
iscrizione e
registrazione dei
militanti del grande
Partito Socialista
Unito che sta
nascendo in questo
momento...sta
nascendo per
accompagnare il
popolo, gli studenti,
gli indigeni, i
contadini, le donne,
la classe operaia,
cavalcando gli
orizzonti della
Patria Nuova.
Vi saluto col grido
di sempre: Patria,
Socialismo, o
Muerte! Venceremos!
Traduzione a
cura del Comitato 10
aprile di Milano